Reddito di Cittadinanza 2019, l’allarme sulla privacy: “Rischio di ledere le libertà dei cittadini”

Antonello Soro, Presidente dell'Autorità Garante della Privacy, lancia un'allarme sulle violazioni della privacy causate dal Reddito di Cittadinanza, che riguardano principalmente attestazioni Isee e verifica delle spese.

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Luigi Di Maio

Il Reddito di Cittadinanza continua a far parlare, e non bene, di sé. Questa volta a finire nel mirino è la privacy: lo stesso Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante della Privacy ha espresso perplessità in merito.

Le perplessità

I dubbi del Garante riguardano prevalentemente il monitoraggio di spese e acquisti effettuati dal beneficiario e le attestazioni Isee. Queste ultime sono un requisito imprescindibile per ottenere il reddito.

I dubbi sulla verifica delle spese

Il vicepremier Di Maio aveva annunciato che la somma mensile beneficiario dovrà essere spesa per acquisti leciti. Non sarà dunque possibile, ad esempio, utilizzarla né per acquisti online nè per beni non considerati strettamenti necessari. Proprio per evitare queste spese, quindi verranno effettuate verifiche sulle spese.  Questo è proprio uno degli aspetti problematici messi in luce dal Garante. Antonello Soro ha espresso perplessità sulla “disposizione che attribuisce agli operatori dei centri per l’impiego e dei servizi comunali la funzione di monitoraggio dei consumi e dei comportamenti dei beneficiari”. Secondo Soro, queste verifiche sono “in palese contrasto con le garanzie sancite dalla disciplina di protezione dati e, ancor più, con i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini”.

I modelli Isee

Per quanto riguarda invece l’Isee, l’attestato deve basarsi sulla Dichiarazione Sostitutiva unica. Questo modello contiene dati personali, che riguardano anche il reddito dei cittadini. Lo Stato, grazie all’attestazione Isee, è in grado di selezionare e quindi avvisare i beneficiari del Reddito. Però in questo modo i Caf entreranno in possesso di dati sensibili. Tutti dati che potrebbero finire nelle mani sbagliate se qualcuno dovesse entrare nei database, che non hanno “misure di sicurezza tecniche e organizzative idonee alla protezione di informazioni tanto importanti”, come riporta QuiFinanza. 

Le soluzioni proposte dal Garante

Secondo il Garante Antonello Soro, per tutelare il cittadino deve essere lui stesso a vietare l’uso dei propri dati, facendone richiesta all’Inps o al Caf. Ma si tratta di misure comunque insufficienti. Antonello Soro sottolinea che

“le pur condivisibili esigenze di semplificazione non possono essere realizzate in maniera tale da pregiudicare la sicurezza, l’integrità e la riservatezza dei dati contenuti negli archivi dell’Inps e dell’Agenzia delle Entrate, gestiti fino ad oggi nel rispetto di stringenti misure di sicurezza, anche in attuazioni di puntuali indicazioni fornite dal Garante”.

Le accuse di Mauro Laus

E giusto in proposito, il senatore Pd Mauro Laus si scaglia contro la Commissione Lavoro del Senato che sta discutendo sul Reddito. “Vergognatavi. Tutto il lavoro in Commissione è una farsa. Non avete autonomia decisionale. State avvelenando il Paese”. E aggiunge, inserendosi nel discorso fatto dal Garante: “Altro che difesa della povertà, stanno offendendo la loro dignità. È una vergogna. Provate a immaginare un industriale, un imprenditore che ponga in essere comportamenti su atti aziendali in violazione alle norme relativa alla privacy. Verrebbe arrestato”. E ancora: “Non chiedo certo che venga arrestato un ministro. Ma si abbia almeno il garbo, l’educazione di interloquire con un istituzione come il Garante per la privacy”.