Mattarella grazia tre condannati per omicidio: “Erano disperati”

Sergio Mattarella ha graziato tre anziani. Due sono stati condannati per l'omicidio delle mogli, malate di Alzheimer. Uno ha ammazzato il figlio tossicodipendente.

Pratiche di cittadinanza, la decisione di Sergio Mattarella

Mattarella firma tre provvedimenti di clemenza nei confronti di tre persone anziane e malate. Il Presidente della Repubblica ha concesso la grazia Franco Antonio DriGiancarlo Vergelli e Vitangelo Bini.

Il primo, 78 anni, scontava una pena di sei anni per aver sparato al figlio tossicodipendente. Il secondo, 88 anni, era stato condannato per aver ucciso la moglie malata di Alzheimer. E questa storia è simile a quella di Vitangelo Bini, 89 anni, anch’egli in carcere per l’omicidio della moglie malata.

Delitti dettati dalla disperazione

Come si legge in un comunicato del Quirinale, nel valutare le domande di grazia il Presidente della Repubblica ha tenuto conto dell’età avanzata dei condannati. Delle precarie condizioni di salute dei medesimi. Dei pareri favorevoli espressi dalle autorità giudiziarie. E infine dalle eccezionali circostanze in cui sono maturati i delitti, evidenziate nelle sentenze di condanna.

I tre graziati

Non è la prima volta che il Presidente della Repubblica concede la grazia ha persone che si sono macchiate di delitti dettati dalla disperazione. Nel 2015 Mattarella aveva concesso la grazia a 15 persone colpevoli di questo tipo di reato.

Franco Dri

Franco Dri sparò al figlio Federico tossicodipendente nel 2015. Durante l’ennesima lite in famiglia, l’uomo prese la pistola è sparò. I fatti si erano svolti a Fiume Veneto, in provincia di Pordenone. L’anziano, malato da tempo, era stato condannato in appello a una pena di oltre sei anni. Una pena che in parte ha scontato.

“Non me l’aspettavo – ha dichiarato – visto che la grazia è una cosa rarissima e anche l’avvocato non mi aveva dato molte speranze. Ieri sera, quando è arrivato a casa il maresciallo Mortellaro pensavo fosse per il solito controllo. Ho aperto la porta e lui mi ha detto: da adesso sei un uomo libero. Oggi ho potuto alzarmi presto, bere il mio primo caffè al solito bar, dopo tanto tempo. Adesso riprenderò la vita di prima: andrò in giro con la bici, scatterò fotografie e le pubblicherò su Facebook”.

Giancarlo Vergelli

Giancarlo Vergelli era stato condannato in 22 febbraio 2016 dalla corte d’appello di Firenze a 7 anni e 8 mesi per aver ucciso la moglie 88enne malata di Alzheimer. L’uomo strangolò la moglie con una sciarpa e rimase accanto al cadavere per un’ora. Poi andò a costituirsi dalla polizia dicendo agli agenti che non ce la faceva più.

Vitangelo Bini

Storia analoga a quella di Vitangelo Bini, 89 anni, che doveva scontare una condanna, confermata in Cassazione, a 6 anni e 6 mesi per l’omicidio della moglie, anche lei malata di Alzheimer. La uccise per non vederla più soffrire. L’omicidio risale all’1 dicembre 2007. Bini, per 35 anni vigile urbano a Firenze, fino a quel tempo aveva assistito in casa la moglie Mara Tani. Ma poi diventò necessario ricoverarla in una struttura sanitaria, a Prato.

L’uomo, quando apprese del peggioramento delle condizioni della moglie e della sua ulteriore sofferenza nell’ospedale, prese una pistola dalla sua collezione di armi e la raggiunse nel reparto di degenza uccidendola con tre colpi.

Redazione CiSiamo
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