Autonomia differenziata delle Regioni, così Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto saranno più libere su Sanità e Istruzione

Cosa vuol dire che le Regioni Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto stanno trattando l'autonomia differenziata regionale su sanità e istruzione?

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Autonomia differenziata delle Regioni Emilia-Romagna Lombardia e Veneto

Il Governo Conte, in accordo con la Presidenza delle Regioni Lombardia, Veneto e Emilia Romagna, sta valutando la possibilità di riconoscere l’autonomia differenziata alle regioni che, pur essendo a statuto ordinario, richiedono la possibilità di gestire autonomamente alcuni settori della vita pubblica.

Cos’è l’autonomia differenziata

L’autonomia differenziata riconosce a diverse Regioni italiane la possibilità di godere di alcune forme di autonomia in merito alla scelte da attuare su determinate tematiche, in particolare la Sanità e l’Istruzione. Il tema del riconoscimento è emerso al centro del dibattito politico in seguito all’esito del referendum consultivo che si è svolto il 22 ottobre del 2017 in Lombardia e Veneto e in cui i cittadini hanno richiesto che la loro Regione avesse una maggiore autonomia rispetto al Governo centrale.

Le regioni coinvolte

In base all’accordo raggiunto il 28 febbraio 2018, le prime regioni con cui il Governo valuterà la possibilità di riconoscere l’autonomia differenziata sono Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Queste Regioni hanno chiesto di mantenere un interesse prioritario sulle seguenti tematiche: tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, tutela della salute, tutela del lavoro, istruzione e rapporti internazionali e con l’Unione Europea.

Emilia Romagna

La Regione Emilia-Romagna ha richiesto il procedimento in data 3 ottobre 2017. Si è richiesta, in tal caso, la risoluzione per l’avvio del procedimento relativo all’autonomia differenziata, secondo l’articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

Lombardia

Ha presentato la medesima domanda della Regione Veneto in data 22 ottobre 2017. L’esito è stato positivo in merito all’attribuzione di diverse forme e condizioni particolari di autonomia.

Veneto

La Regione Veneto ha attuato un percorso, in base all’articolo 116, comma terzo della Costituzione, per acquisire ulteriori forme e condizioni di autonomia rispetto alle Regioni a Statuto ordinario. Il Veneto ha svolto il referendum consultivi in data 22 ottobre 2017 con esito positivo.

Settori dell’autonomia differenziata

Scuola e Istruzione

L’aumento dello stipendio di 200 euro ai docenti, con conseguente forme di regionalizzazione, potrebbe riguardare solo il Nord. Ed è proprio “La Repubblica” che analizza il percorso nel dettaglio per i professori e i relativi stipendi.

Una delle prospettive, in merito alle autonomie su Scuola e Istruzione, riguarda nello specifico gli stipendi del personale scolastico su caratura regionale. Il 15 febbraio 2019 è previsto un incontro fra il Governo e le Regioni.

Sanità

I sindacati chiedono l’autonomia in merito alla spesa sui percorsi di specializzazione dei giovani medici e sulla spesa indirizzata verso l’equivalenza terapeutica. Anche il personale sanitario crede che il cambiamento rischi di diventare un macigno, di non poco conto, per l’intero Servizio Sanitario Nazionale, così come lo si vede oggi.

Il Veneto, ad esempio, gestirà la programmazione per l’accesso alle scuole di specializzazione medica sfruttando, inoltre, alcuni accordi con le Università. In assenza di una determinata predisposizione farmacologica si potrà scegliere se adottare un farmaco piuttosto che un altro. Ciò si verificherebbe qualora non vi sia una presa di posizione dell’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco).

Lo stesso provvedimento è previsto all’interno dei progetti presentati da Emilia-Romagna e Lombardia. Entrambe hanno programmato dei percorsi di formazione specialistica, per i nuovi medici, all’interno di azienda ospedaliere e sanitarie.

Le altre richieste di autonomia

Sulla scia di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, altre regioni italiane hanno deciso di presentare richiesta per ottenere l’autonomia differenziata.

Hanno presentato domande Liguria, Marche, Piemonte, Toscana e Umbria. Nessuna regione del sud-Italia, di fatto, ha presentato domanda. La Legge di stabilità per il 2014 ha previsto un massimo di sessanta giorni entro i quali il Governo è tenuto ad attivarsi in merito alle iniziative delle regioni presentata al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro per gli Affari Regionali.

Redazione CiSiamo
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