Tav Torino-Lione: l’analisi costi-benefici è negativa

Tav Torino-Lione, oggi è il giorno della resa dei conti, il giorno in cui tutto si decide. L'analisi costi-benefici messa a punto dalla commissione guidata dal professor Marco Ponti è stata pubblicata sul Mit, ed è risultata negativa.

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Tav Torino-Lione, oggi è il giorno della resa dei conti, il giorno in cui tutto si decide. L’analisi costi-benefici messa a punto dalla commissione guidata dal professor Marco Ponti è stata pubblicata sul sito del Mit. La relazione è stata già consegnata a Luigi Di Maio e a Matteo Salvini.

Il saldo è negativo

E alla fine arriva il verdetto: nello scenario ‘realistico’, prospettato nell’analisi costi-benefici sulla Torino-Lione e pubblicata online dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, il valore attuale netto economico (Vane), risulta pari a -6.995 milioni di euro, considerando i costi ”a finire”. E se si fa riferimento al costo intero, le cifre si aggirano intorno ai -7.949 milioni di euro.

L’analisi

L’analisi costi-benefici realizzata dalla commissione di tecnici guidata da Marco Ponti delinea uno scenario di domanda più realistico rispetto a quello tratteggiato dall’Osservatorio 2011. Si tratta quindi di uno scenario che si differenzia da quello di 8 anni fa per alcuni elementi.

  • Vengono dimezzati i flussi di merce attratti dal modo stradale
  • Si assume che la diversione modale avvenga su percorsi non superiori ai 500 km in territorio italiano e francese e non si verifichi (o non sia attribuibile direttamente al progetto) per le tratte più periferiche (ad esempio internamente alla Slovenia)
  • Si assume un tasso di crescita dei flussi di merci e di persone pari all’1,5% (invece del 2,5%)
  • Per i passeggeri la domanda generata per il segmento di lunga percorrenza viene assunta pari al 50% di quella esistente (invece del 218%) e quella dei passeggeri regionali al 25% (invece del 50%)

L’accusa di Foietta, la risposta di Ponti

Il capo per la commissione analisi-costi della Tav Torino-Lione, Marco Ponti, ha parlato all’AdnKronos sulla questione.

Un riferimento, in primis, arriva sul commissario straordinario Paolo Foietta. Quest’ultimo, che sarà in carica come commissario straordinario per la Tav sino al prossimo giovedì, ha parlato di uno studio che «in questo momento da farsa corre il rischio di trasformarsi in truffa. Certo, devo leggere ed esaminare ancora bene le carte – dichiara Foietta – ma ci sono oggettivi elementi di debolezza: costi gonfiati, benefici sottodimensionati e le accise come elemento centrale».

Articolata la risposta di Ponti. «È pagato, perde lo stipendio, è umano. Ed è anche comprensibile che sia nervoso. Non è un economista – afferma Ponti – e non fa questo tipo di analisi costi-benefici. Ma qualche cautela in più da una persona che è in palese conflitto di interessi la userei».

«Chi fa il mio mestiere vede i costi e il traffico di un’opera e se costa cara e passa poco traffico generalmente la risposta è ‘”no”. Poi bisogna approfondire. Ma per la Tav – ha aggiunto – tendenzialmente i numeri erano piccoli e i costi erano tanti».

Lo schieramento dell’opinione pubblica

La Tav Torino-Lione è diventato un caso politico e al centro della cronaca quotidiana del Paese. «La divisione della politica e dell’opinione pubblica su alcune grandi opere – continua Marco Ponti – non è un male solo italiano. È successa una cosa simile a San Francisco, quando ero lì, per un ponte sulla baia. Oppure nel Regno Unito con la nuova linea Londra-Edimburgo, su cui, sempre su un’analisi costi-benefici, l’opinione pubblica si è molto radicalizzata».

«Sono cose che succedono: l’opinione pubblica si radicalizza su alcuni temi e si perde il lume dell’intelletto. Non è un male solo italiano -conclude Ponti – e questa è l’unica piccola consolazione, però rimane una follia».

I risultati

Così, la relazione mette in luce che “il costo da sopportare in caso di realizzazione del progetto non è rappresentato dalla somma dei soli costi di investimento e di gestione”. Infatti, a questi devono essere sommate “le minori accise che portano il bilancio complessivo da 10 a 11,6 miliardi (flussi attualizzati) nello scenario ”realistico” e a 16 miliardi in quello ‘Osservatorio 2011′”. Quindi, in definitiva, l’analisi mostra che “assumendo come dati di input relativamente alla crescita dei flussi di merce e dei passeggeri e agli effetti di cambio modale quelli non verosimili contenuti nell’analisi costi-benefici redatta nell’anno 2011, il progetto presenta una redditività fortemente negativa” . Gli Stati subiscono una perdita netta di accise che supera 1,6 miliardi e i concessionari una riduzione delle entrate da pedaggio, al netto della riduzione dei costi per la minore usura della infrastruttura, che sfiora i 3 miliardi”.

La possibilità di una “mini Tav”

Un passaggio si focalizza poi sull’eventuale progetto più ‘leggero’: la ‘mini Tav’. In caso di mancata realizzazione della tratta Avigliana – Orbassano, si legge nella relazione, i mancati benefici per i passeggeri regionali risulterebbero pari a 305 milioni. Il Vane con costi ”a finire” ammonterebbe a -6.138 milioni e quello calcolato con riferimento al costo intero a -7.093 milioni.

Costi penali

Secondo l’analisi tecnico-giuridica, in caso di scioglimento dei contratti sottoscritti per la Torino-Lione, i costi penali risultano difficili da determinare “in maniera netta”. Su questo calcolo, infatti, pesa “la variabile costituita dall’esistenza di più soggetti sovrani che dovrebbero inevitabilmente considerare in sede negoziale le rispettive posizioni”. In particolare, i fondi già versati dall’Ue che potrebbero essere richiesti in restituzione ammontano ad oggi a 535 milioni di euro e rappresentano il massimo ipotizzabile.

Toninelli

Il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha rincarato la dose: “I numeri dell’analisi economica e trasportistica sono estremamente negativi, direi impietosi”. E spiega: “stiamo parlando di costi che, su un trentennio di esercizio dell’opera, superano i benefici di quasi 8 miliardi, tenendo conto del solo esborso per il completamento. Una cifra che scende appena a 7 miliardi se si considera uno scenario più ‘realistico’ di crescita dell’economia, dei traffici e di cambio modale”.

La decisione al Governo

La decisione, ora, “come è naturale che sia, spetta al Governo stesso nella sua piena collegialità”, aggiunge il Ministro Toninelli. Che poi chiarisce: “La valutazione negativa della Torino-Lione che emerge dall’analisi non è contro la Ue o contro la Francia. Essa si configura piuttosto come un prezioso elemento di informazione per indicare a tutti gli interlocutori l’opportunità di verificare se esistano impieghi migliori delle risorse che sarebbero destinate al progetto”.

Decidere il prima possibile

Il testo dell’analisi costi benefici è stato condiviso con il governo francese prima della validazione e pubblicazione da parte del governo italiano. Così infatti avevano concordato i Ministri Borne e Toninelli. Attesa la bocciatura da parte dei tecnici dell’opera. Tuttavia, lunedì 11 febbraio, Conte ha spiegato che “un potenziale ‘no’ all’alta velocità non rappresenterebbe un ‘no’ alle infrastrutture in generale”.

Il governo dovrà comunque decidere “il prima possibile” che cosa intende fare per la Tav Torino-Lione. L’ultimatum è arrivato anche da Bruxelles. Se Roma deciderà di non procedere, i fondi Ue potrebbero essere destinati ad altri progetti, probabilmente non in Italia, magari a finanziare la creazione di collegamenti marittimi con l’Irlanda.

L’attacco dell’opposizione

L’opposizione, nel frattempo, va all’attacco.

Il commento di Mariastella Gelmini

Mariastella Gelmini ha commentato: “L’analisi costi-benefici è una balla spaziale utilizzata a fini politici per fermare la Tav. L’avevamo capito e ora ne abbiamo la certezza”. E spiega: “Spostare le merci da gomma a rotaia è un bene per l’ambiente, per la sicurezza dei trasporti, oltre che un vantaggio per il nostro export: ma per Toninelli e la strampalata analisi messa a punto da professionisti no-Tav si tratta di un costo, perché togliere i Tir dalle strade significa ridurre gli introiti per pedaggi e accise sui carburanti. Quelle stesse accise che il governo doveva tagliere entro il 2018”. E conclude: “Come giustamente mette in rilievo anche il Commissario straordinario per la Torino Lione Foietta, questa analisi è un inganno e a Totò-Truffa-Toninelli dell’ambiente non gliene importa un fico secco. Così però si ferma il Paese: Forza Italia non lo permetterà”.

L’intervento di Piero De Luca

Anche il capogruppo Dem in commissione Politiche europee alla Camera, Piero De Luca ha sottolineato che, “come emerge dell’audizione della Corte dei conti europea alla Camera, se l’Italia bloccasse il progetto Tav Torino-Lione, sarebbe forte il rischio che l’Unione europea possa chiedere al nostro Paese la restituzione dei 700 milioni di euro già spesi e svincolare gli ulteriori 2,7 miliardi di euro stanziati per l’opera”.

Matteo Salvini

Infine, anche Salvini, ospite a ‘Porta a Porta’, ha ribadito che “serve terminare quello che abbiamo iniziato, non perché ce lo chiedono i francesi ma perché serve agli italiani. Stanotte non dormirò per leggere l’analisi costi benefici, anzi la leggo domattina”.

La risposta di