Crisi Venezuela, “strana” mozione approvata dalla Cgil a Bari

La Cgil, mentre eleggeva Landini segretario, ha fatto approvare una mozione urgente ma “ambigua”, in cui il regime di Maduro viene sconfessato ma l'auto proclamazione di Guaidò neanche viene vista con occhio tenero.

Susanna Camusso e Maurizio landini
Susanna Camusso e Maurizio landini

C’è un caso Cgil nella guerra civile in Venezuela? Parrebbe proprio di si, almeno secondo le ultime prese di posizione ufficiali del sindacato che, mentre eleggeva Landini segretario, ha fatto approvare una mozione urgente ma “ambigua”, in cui il regime di Maduro viene sconfessato ma l’auto proclamazione di Guaidò neanche viene vista con occhio tenero e soprattutto, le ingerenze Usa nella vicenda vengono condannate senza mezzi termini.

Cgil a trazione Fiom

Un minestrone da cui è difficile dedurre una linea netta. Su tutto poi gravano le tesi sostenute da alcuni media, che nella vicenda ravvisano non tanto un’approssimazione figlia dei concitati e nevrili momenti di Bari, quanto piuttosto la prima prova provata di una Cgil a trazione Fiom, votata cioè a terzomondismo, chavismo ed internazionalismo, sia pur inseriti nella condotta del sindacato in un momento in cui è difficile capire se siano linea univoca o guizzo bolivariano di un’ala dura e pura che ha cavalcato la delicatezza dell’election day a Bari.

Tutti concetti sacrosanti nella misura in cui qualcuno se ne appropria, sia chiaro, ma il problema è tecnico, nel senso che non si sa con certezza se la mozione urgente fatta approvare sia primogenitura dell’era Landini o lascito della precedente o figliastra di una confusione che, in Italia e sull’affaire Venezuela, non è stata fatta mancare a nessun livello.

Il documento

Procediamo per gradi: l’estensore del documento – ci aveva tenuto a chiarirlo subito in queste ore – sarebbe stato Sergio Bassoli, responsabile internazionalista delle relazioni con le Americhe del sindacato. La nota, a mo’ di replica al casotto innescato dalla mozione, recita in alcuni punti chiave: “Sbagliato e fuorviante descrivere una Cgil amica di dittatori sanguinari. Noi li abbiamo sempre combattuti, in patria e fuori”. Tradotto: noi non stiamo con Maduro. Poi: “Non è accettabile sul piano democratico che il presidente del Parlamento si possa auto proclamare Capo dello Stato, altrettanto inaccettabile è che a questo atto di imperio venga data legittimazione da parte di stati stranieri che contribuiscono ad alimentare la tensione”. Tradotto: Guaidò è illegittimo e gli Usa, assieme agli altri supporters ma prima di tutti, sono il solito paese di paraculi sbircioni, interessati allo stato più ricco del pianeta in quanto a petrolio non mediorientale e soprattutto a non avere di nuovo la Russia ad uno sputo da casa.

Ultimo step: “Abbiamo rivolto un appello alle autorità del Venezuela perché garantiscano diritti e libertà di espressione a chiunque”. Tradotto o traducibile: Maduro – perché non esistono altre autorità del Venezuela se non lui, per loro stessa ammissione nello step precedente – ne esca bene e senza fare troppi macelli e noi saremo con lui”. Attenzione: i concetti espressi, a ben vedere, sono tutti sacrosanti e la loro ambiguità trova piena cittadinanza nella oggettiva confusione delle faccende venezuelane, che a fare la tara alla assoluta serietà del contesto occhieggiano il film “Una Poltrona per due”.

L’ambiguità

Nessuno, oggi, si sentirebbe di avere un’idea netta delle ragioni e dei torti. Il guaio però è che la Cgil  il più grande sindacato a trazione post comunista d’Europa, del paese che ha ospitato il partito comunista più influente e “libero” di sempre dell’Europa occidentale. Nelle ore in cui veniva eletto cioè un segretario, quella mozione urgente approvata in tutta fretta in quel di Bari assume una connotazione ambigua non tanto nella confusione di ciò che esprime, quanto nella incertezza su chi l’abbia espressa. In Italia sul tema si è in ottima compagnia, con le solite posizioni traccheggione e bizantine di un paese che, proprio no, schierarsi non lo sa fare.

Salvini sta con Guaidò, Conte sta con tutti e contro nessuno, Tajani sta con l’Europa e dalle faccende nazionali ne esce perciò manlevato con sollievo. Landini, se ci sei batti un colpo. E occhio a come piazzarlo: sarebbe il primo, quello che alla fine conta per tutti i successivi.

Redazione CiSiamo
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