Aborto in Italia: “Carenze nei servizi per l’IVG”

la Legge 194 torna a far discutere in Italia sulle modalità della sua applicazione: il Comitato europeo per i diritti sociali ha denunciato gravi mancanze nei servizi per la IVG e discriminazione verso le donne che ne vogliono usufruire e verso i medici non obiettori.

Aborto in Italia, Gneova censura manifesti dell'Uaar
Aborto in Italia, Gneova censura manifesti dell'Uaar

Mentre in Italia la relazione annuale al Parlamento sulla legge 194 è in ritardo di 11 mesi, come hanno denunciato nei giorni scorsi l’Associazione Luca Coscioni e AMICA, il Comitato europeo dei diritti sociali del  Consiglio d’Europa lancia la sua, di denuncia. Secondo quanto rilevato dal Comitato, in Italia vigono ancora carenze nei servizi per l’interruzione volontaria di gravidanza, che rendono difficile l’accesso a questa pratica per le donne e in alcuni casi le  costringe a cercare soluzioni alternative, un rischio per la loro  salute”.

Il Comitato europeo dei diritti sociali ha pubblicato le decisioni rese nelle  procedure di reclami collettivi su violazioni della Carta sociale  europea riguardanti 8 Paesi. Nel caso dell’Italia, il ricorso è stato presentato dalla Cgil e dall’International Planned Parenthood Federation European Network.

I dati del Comitato europeo dei diritti sociali

Secondo il Comitato, le donne che desiderano interrompere la loro gravidanza subiscono discriminazione, poiché sono costrette a spostarsi da un ospedale all’altro nel Paese o viaggiare all’estero a  causa delle carenze nell’attuazione della legge 194/1978″. Inoltre, il Comitato ha rilevato anche notevoli disparità a livello locale, “anche se la situazione sembra migliorare”. Su queste disparità e sulle modalità per ridurle, il Comitato richiede altre informazioni “che dovranno essere presentate entro ottobre  2019”. Infine, è emerso un altro grave problema, quello dei medici non obiettori, che nel nostro Paese sembrano oggetto di discriminazioni morali. Il Comitato parla infatti dell’incapacità “del Governo di intraprendere  qualsiasi formazione preventiva o misure di sensibilizzazione per  proteggere i medici non obiettori dalle molestie morali”.

Redazione CiSiamo
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