Salvini ad Afragola, accolto con un baciamano

Afragola accoglie il Ministro dell'Interno Matteo Salvini con un bagno di folla, e gli concede addirittura un baciamano.

Matteo Salvini
Matteo Salvini, Ministro dell'Interno.

La visita di Salvini ad Afragola per manifestare vicinanza alla cittadina campana martoriata dagli attentati della camorra ha riservato non pochi exploit, specie di sceneggiatura. “Togli la scorta a Saviano. Non farla pagare coi nostri soldi!”. E giù baci, baci curiali sulla mano, come ai cardinali romani dei film di Germi. La visita del Ministro dell’Interno Matteo Salvini in quel di Afragola si è trasformata in una torcida pummaroleggiante dell’uomo giusto che arriva dove non avrebbe mai sperato, a prendersi gli applausi di gente che non avrebbe mai considerato.

Almeno come supporters così entusiasti. Ma Salvini, che è nuovo di queste faccende, dimentica che al sud i protocolli sono tutti sballati rispetto a quelli con cui è cresciuto lui; la gente accoglie l’uomo di potere con lo stesso entusiasmo con cui ne calcia le terga quando si accorge che quel potere non è funzionale ad una terra delusa e disillusa da sempre. Dal baciamano al “pacchero” è un attimo. E’ sempre stato così, occhio.

L’arrivo di Salvini ad Afragola

A fare la tara alla scenografia, Salvini si è recato ad Afragola per far sentire la vicinanza dello Stato ad una comunità che nel corso degli ultimi 20 giorni si era dovuta sorbire ben otto bombe, a non voler contare l’attentato alla vicina pizzeria “intra moenia” nella vicina Napoli di Gino Sorbillo e due roghi dolosi in provincia di Caserta. Appena arrivato, il Ministro ha capito subito che c’era poco da transennare: una folla urlante ha attaccato con cori da stadio degni dell’arrivo in terra partenopea, secoli fa, del Pibe de Oro. Scavalcare le transenne e bearsi del bagno di folla è stato un tutt’uno, oltre che un atto legittimo e sacrosanto di compiacimento.

La presenza dell’ “uomo concreto”

Il dato storico c’è tutto: a Napoli, nei quartieri, nella periferia martoriata, ad ogni visita di un politico all’apice di fasi recrudescenti delle brutali offensive delle camorre, ai politici sono toccate parolacce e stracci in faccia. Salvini, in terra campana, ci è andato però con un battage del tutto nuovo: quello dell‘uomo concreto che “non le manda a dire” e che parla di pacchie finite. Quello, sotteso e magari sgradito allo stesso Ministro, del rappresentante di un governo che proprio in quelle ore varava provvedimenti sociali di appeal assoluto. Magari ad inserire in tutto ‘sto bailamme sociologico un qualche provvedimento concreto non guasterebbe, ma il Decreto sicurezza è visto come bicipite da quelle parti: piace ma in alcuni punti pare scoprire il fianco proprio agli affari delle male.

Salvini “liberatore”

Ma ancora non basta: Salvini, il Salvini a cui un deferente cittadino ha baciato la mano, immortalato in una foto che fa il paio con quelle degli schiocchi di labbra sulle nocche dei soldati americani nel ’43, è agli occhi di molti semplicemente un liberatore. Dalla paccottiglia di una vecchia classe politica trombona, con la faccia rasata e l’Acqua Velva ad ammorbare l’aria e da una distanza fra uomo di potere e omuncolo della strada che da quelle parti, a saperla colmare, hai fatto tombola. Non è colpa di lui che ci crede, ma di una storia e di genti che, farglielo credere, glie lo rendono molto più facile. Forse in questo caso gettare uno sguardo indietro e vedere cosa la politica ha fatto in passato per Napoli e per la sua terra, fatto davvero, non è vuota retorica. Le parate in mezzo ai morti bambini di Secondigliano lì se le ricordano ancora tutti.

Redazione CiSiamo
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