Trivelle nel Mar Ionio: Luigi Di Maio difende l’operato del Governo

Dopo il ricorso annunciato da Michele Emilano sulle trivellazioni nel Mar Ionio, a difendere il Governo scendono in campo il Ministro dell'Ambiente Costa e il Vicepremier Luigi Di Maio che dice: "Queste 'ricerche di idrocarburi' erano state autorizzate dal Governo precedente "

piattaforma per la trivellazione
Sul caso delle trivelle nel Mar Ionio interviene Luigi Di Maio

Dopo le dichiarazioni del Presidente della Regione Puglia Michele Emilano, il sì del Mise alle trivelle nel Mar Ionio diventa un caso nel Governo. Le polemiche questa volta sono state sollevate da Angelo Bonelli dei Verdi, che lancia un allarme. Il Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse del Ministero dello Sviluppo Economico guidato da Luigi Di Maio è stato pubblicato il 31 dicembre scorso. Riferisce dell’autorizzazione a tre nuovi permessi per la ricerca del petrolio nel Mar Ionio. La superficie interessata sarebbe di 2200 km/q e i permessi sarebbero a favore della società americana Global MED LLC, che ha sede legale in Colorado, negli Usa. Le coste interessate sono quelle di Puglia e Basilicata e la ricerca autorizza l’uso dell’air gun, le bombe d’aria e sonore, che secondo i Verdi, provocano danni ai fondali e alla fauna ittica.

Dopo la replica del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che si era difeso dichiarando di non aver mai firmato autorizzazioni a trivellare le coste del Paese, la polemica non si placa. E se a Michele Emiliano si uniscono le voci dei Verdi, a difendere l’operato del Governo interviene il Vicepremier Luigi Di Maio.

La replica di Di Maio

Il Ministro dello Sviluppo Economico affida la sua replica a un post su Facebook.  “Oggi mi si accusa di aver autorizzato trivelle nel mar Ionio. È una bugia. Queste ‘ricerche di idrocarburi’ (che non sono trivellazioni) erano state autorizzate dal Governo precedente e in particolare dal ministero dell’Ambiente del ministro Galletti che aveva dato una Valutazione di Impatto Ambientale favorevole”.  E puntualizza: “A dicembre, un funzionario del mio ministero ha semplicemente sancito quello che aveva deciso il vecchio Governo. Non poteva fare altrimenti, perché altrimenti avrebbe commesso un reato. Quando il Pd ha dato l’ignobile parere favorevole un anno e mezzo fa, nessun giornale aveva messo la notizia in prima pagina. Ora che il Mise ha semplicemente ratificato quello che il Pd aveva deciso, è diventata una notizia”.

La speranza di bloccare le autorizzazione

“Inoltre sono contento”, prosegue Di Maio “che il Ministro dell’Ambiente Costa, appena si è insediato, abbia deciso di sciogliere quella commissione che aveva dato l’ok a questa porcata”. E in riferimento alla minaccia di Emilano di impugnare le autorizzazione aggiunge: Sono contento, non chiedo altro, spero che un giudice blocchi quello che da qui non potevamo bloccare senza commettere un reato a carico del dirigente che doveva apporre la firma. Ma non sarà ‘un ricorso contro Di Maio’, bensì sarà un ricorso di un governatore del Pd contro una autorizzazione rilasciata dal Pd. Nulla di nuovo direte voi!”.

 

Redazione CiSiamo
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