Decreto sicurezza, sono 30 i Sindaci che difendono Salvini

I Sindaci hanno scritto una lettera ai vertici dell'Anci per chiedere un confronto. Vorrebbero evitare che l'Associazione che rappresenta tutti i primi cittadini venga usata strumentalmente.

Il Vicepremier e Ministro dell'Interno Matteo Salvini
Il Vicepremier e Ministro dell'Interno Matteo Salvini

Sono 30 i Sindaci che sono scesi in capo per difendere il Decreto sicurezza e il Ministro dell’Interno Matteo Salvini dopo le critiche da parte di qualche loro collega“Siamo convinti che il decreto contenga norme principi giusti e condivisibili” – si legge in una nota. I Sindaci hanno scritto una lettera ai vertici dell’Anci per chiedere un confronto. Vorrebbero evitare che l’Associazione che rappresenta tutti i primi cittadini “venga usata strumentalmente per sostenere le posizioni politiche di una parte del Paese. In Italia d’ora in avanti si accoglie solo ed esclusivamente chi ha diritto e chi rispetta le regole. Non dobbiamo aprire le porte indiscriminatamente, così come avviene negli altri paesi europei. Paesi che peraltro ci hanno completamente lasciati soli nella gestione del fenomeno”.

I 30 di Salvini

“Chiediamo che Anci – scrivono i Sindaci nella lettera – non dia la sensazione di aderire tout court alle tesi del ‘partito dell’accoglienza’. Si faccia carico anche della sensibilità di tantissimi Sindaci di città piccole, medie e grandi che guardano al decreto sicurezza come a un necessario strumento normativo che ha favorito un cambio di paradigma rispetto alla questione dell’accoglienza”.

“Chiediamo pertanto a te, caro presidente – continuano – di farti garante affinché l’associazione su queste e altre questioni cruciali non venga usata strumentalmente per sostenere le posizioni politiche di una parte del Paese.”

La missiva porta la firma dei Sindaci di Venezia, Luigi Brugnaro; di Genova, Marco Bucci; di Trieste Roberto Dipiazza; di Verona, Federico Sboarina; di Novara, Alessandro Canelli; di Ascoli Piceno, Guido Castelli; di Terni, Leonardo Latini; di Arezzo, Giuseppe Fanfani; di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna; di Chieti, Umberto Di Primio; de l’Aquila, Pierluigi Biondi; di Monza, Dario Allevi; di La Spezia, Pierluigi Peracchini; di Imperia, Claudio Scajola; di Andria, Nicola Giorgino; di Alessandria, Gianfranco Cuttica di Revigliasco; di Vicenza, Francesco Rucco; di Avola Luca Cannata; di Domodossola, Lucio Pizzi; di Treviso, Mario Conte; di Mortara, Marco Facchinotti; di Cinisello Balsamo, Giacomo Ghilardi; di Morazzone, Matteo Bianchi; di Piacenza, Patrizia Berbieri; di Gottolengo, Giacomo Massa; di Sartirana Lomellina, Ernesto Prevedoni Gorone; di Mede Lomellina, Giorgio Guardamagna; di Torre Beretti, Marco Broveglio; di Castellaro, Giuseppe Galata e di Chiuduno, Stefano Locatelli.

Quando Salvini chiedeva ai Sindaci di disubbidire

Anche Salvini, però, in passato a chiesto ai Sindaci di ribellarsi. Lo ricordano bene i suoi detrattori. Nel 2016 Matteo Salvini incitava i sindaci a disobbedire dalla legge sulle Unioni civili. Ora che è al governo minaccia di denunciare penalmente i primi cittadini disubbidiscono al decreto Sicurezza.

È stato il sindaco di Bari, Antonio Decaro (Pd), a ricordaglielo. “Non vorrei essere costretto a fargli notare che poco tempo fa, prima di diventare Ministro, egli stesso invitava platealmente i sindaci a disobbedire a una legge dello Stato. Quella sulle unioni civili”.

Redazione CiSiamo
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