Legge di bilancio 2019, la Lega mostra la sua vocazione nordista (e il M5S ci casca)

Le correzioni alla legge di Bilancio 2019 vanno tutte a danno del Sud Italia. Così la Lega si conferma un partito che cura gli interessi dei settentrionali. E al Movimento 5 Stelle non basterà il reddito di cittadinanza per salvare i consensi.

Matteo Salvini
Matteo Salvini

Che la Lega, un tempo Lega Nord, abbia bisogno di conquistare consensi anche al Sud Italia è ormai un dato di fatto. Se, infatti, Matteo Salvini vuole che il suo partito arrivi a governare da solo, o almeno come partito principale all’interno di una qualche Maggioranza che al momento è difficile delineare, non può contare soltanto sui voti degli italiani del Nord.

Vanno in questa direzione alcune scelte politiche del Governo, in primis quella di istituire un Ministero (ovviamente senza portafoglio) per il Sud, le cui competenze sono – a dire il vero – ancora da capire, ma che comunque risulta, almeno mediaticamente, una volontà di attenzione nei confronti dei cittadini del Mezzogiorno d’Italia. Una volontà effettivamente inaspettata da un governo con il marchio “Lega”.

Tuttavia Matteo Salvini sa bene che, nel perseguire la volontà di attrarre a sé le simpatie politiche dei meridionali, non può tralasciare la necessità di mantenere ben saldi i voti dei settentrionali, perché rischierebbe di perdere il suo zoccolo duro di elettori e quindi non poter contare sul sostegno né degli uno, né degli altri.

Ed è per questo che, quando è necessario prendere le decisioni importanti, quelle che vanno oltre all’aspetto mediatico, la tendenza deve essere quella di sostenere il Nord Italia, più che il Sud. È questo quello che il Governo si è ritrovato a dover fare quando dall’Unione Europea è arrivata la richiesta di rivedere la legge di bilancio per il 2019 per non sforare di troppo il rapporto fra deficit e PIL.

Finché il Governo ha pensato, quindi, di poter tirare quanto voleva la coperta della spesa pubblica ha inserito anche investimenti e agevolazioni per il Mezzogiorno, ma ora che si è accorto che la coperta, per quanto la si possa tirare, è piuttosto corta, ha deciso di lasciare scoperto il Sud Italia piuttosto che il Nord.

I tagli per il Sud Italia

Dei 4,7 miliardi che il Governo ha dovuto tagliare dalla legge di bilancio, la maggior parte di essi vanno proprio a discapito del Sud Italia.

Innanzitutto viene abolito il credito d’imposta per le deduzioni fiscali sull’Imposta Regionale alle Attività Produttive (IRAP), che erano precedentemente state previste per chi avrebbe assunto lavoratori a tempo indeterminato, soprattutto se donna o under 35, nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Si perde, così, un’importante occasione di contrasto alla disoccupazione nel Sud Italia, che – come sappiano – è maggiormente colpito da questo problema.

Probabilmente sarà ridotto il credito d’imposta che era stato previsto già nel 2015 per il quadrienni successivo per le imprese delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia che avrebbero acquistato nuovi beni strumentali.

Insomma, le imprese del Sud non saranno più aiutate né nell’assumere nuovo personale, andando a contrastare l’annoso fenomeno della disoccupazione, né ad ammodernare i propri macchinari, un’iniziativa che le avrebbe rese più competitive sul mercato internazionale.

Fortunatamente non viene abolito del tutto, ma “semplicemente” ridotto di 800 milioni di euro per il 2019 il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, che dovrebbe finanziare le aree sottoutilizzate del paese, ovvero il Sud Italia.

Infine viene anche ridotto di 600 milioni di euro l’investimento per le Ferrovie dello Stato e, anche in questo caso, sappiamo bene che le regioni che avrebbero maggiormente bisogno di uno sviluppo della rete ferroviaria, così come di ogni altra infrastruttura, sono proprio quelle del Sud Italia.

Un problema politico

Questi tagli che, come detto, andranno a danno soprattutto del Mezzogiorno d’Italia rientrano nella revisione alla legge di Bilancio per il 2019 richiesta dall’Unione Europea, tuttavia non si può ritenere quest’ultima responsabile della penalizzazione del Sud.

Innanzitutto perché, se quello è il budget a disposizione per evitare un eccessivo sforamento, è naturale che chi è chiamato ad amministrarlo (ovvero il Governo) debba necessariamente rispettarlo. Ma soprattutto perché, nel richiedere le correzioni, che il Governo ha accettato di apportare, l’Europa non ha indicato su quali provvedimenti effettuare i tagli. Pertanto l’esecutivo avrebbe potuto indirizzarli in altro senso, invece ha deliberatamente scelto di penalizzare soprattutto il Sud Italia.

Una decisione del genere era naturale, e forse perfino legittimo, aspettarsela dalla Lega (ex Nord), in quanto si tratta di un partito che storicamente rappresenta le istanze di una sola parte del Paese, e tutt’al più può essere un problema per quei meridionali che hanno deciso di votare e appoggiare Salvini, credendo che realmente avrebbe tradito le sue origini politiche.

Non è, invece, una scelta politica che converrà al Movimento 5 Stelle, in cui molti meridionali hanno riposto le loro ultime speranze per una rinascita del loro territorio: quando quegli elettori si accorgeranno, infatti, che la condizione del Sud Italia non solo non sarà migliorata ma, forse, addirittura peggiorata, allora smetteranno di riporre in quel movimento la loro fiducia.

Il rischio di un Sud “parassitario”

Probabilmente, se il Movimento 5 Stelle ha accettato di penalizzare il Sud con le modifiche alla legge di Bilancio per il 2019, è perché confida di mantenere comunque quei voti con il Reddito di cittadinanza, che dovrebbe entrare in vigore a partire da aprile 2019. Il rischio, però, è che così si avverino le dicerie di molti leghisti, quelli della prima maniera, che ritengono il reddito di cittadinanza una paghetta che il Nord pagherà al Sud.

Se, infatti, nessuna norma andrà a incentivare lo sviluppo economico e l’incremento dei posti di lavoro nel Mezzogiorno, il Sud avrà sempre più bisogno di un Nord che gli paghi il reddito di cittadinanza. A quel punto, allora, la Lega potrà reinserire il termine “Nord” nel suo logo, perché il Sud sarà talmente parassitario del Nord che Salvini non avrà più bisogno di quei voti per governare.