L’intervista della settimana: FRANCESCO MANDELLI

    L’intervista della settimana: FRANCESCO MANDELLI
    L' INTERVISTA DELLA SETTIMANA

     
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    Per la prima puntata del podcast L’intervista della settimana, abbiamo contattato Francesco Mandelli, in sala, da regista, con il suo terzo film che si intitola Appena un Minuto. Potrete leggere qui sotto l’intervista oppure ascoltare il podcast cliccando qui.

    L’intervista della settimana: Francesco Mandelli

    Il tuo film è uscito il 3 ottobre, in una settimana complicata per il cinema italiano perché nelle sale sono usciti C’era una volta a Hollywood di Tarantino con Brad Pitt e Leonardo Di Caprio e Joker, di Todd Phillips con Joaquin Phoenix.

    Con i film americani diventa molto difficile competere perché c’è un divario produttivo abissale. Il costo di un film americano è quasi la totalità dei film italiani in un anno. Soprattutto con un certo tipo di film americani per noi è impossibile competere. Ma io non faccio la gara su gli altri film. Quello che secondo me deve fare uno che fa il mio mestiere è cercare di scegliere dei film che tra dieci anni siano rimasti attuali, confezionati bene, perché la sala per i film italiani è quasi solamente una vetrina. La vita di un film però è molto lunga: c’è la televisione, la pay per view, i servizi streaming. Io sono molto soddisfatto e orgoglioso con Appena un minuto, secondo me è venuta fuori una buona commedia. Abbiamo fatto il massimo che potevamo fare.

    La commedia italiana è il faro del cinema italiano e la teniamo stretta perché fa parte della nostra tradizione. Ogni tanto poi c’è qualche produzione che osa e vince, ma non è facile proprio per i motivi di cui parlavi tu.

    Il cinema è lo specchio del nostro Paese, e quando qualcuno mi dice ” perché non si fanno più film come quelli di una volta”, io gli rispondo perché l’Italia non è più quella di prima. Negli anni Sessanta eravamo un Paese molto interessante e la nostra commedia parte sempre dal dramma. La nostra cifra era quella, ridere delle disgrazie in una chiave sempre moderna. Adesso è più complicato, l’Italia è cambiata. Raccontare la contemporaneità non è affatto semplice o scontato.

    Questo è il tuo terzo film, il secondo da solista, come sei cambiato da quando hai iniziato a prendere in mano la macchina da presa?

    Diciamo che ad un certo punto della mia carriera mi hanno iniziato a proporre sempre le solite cose e io non avevo più voglia di farle, volevo esplorare altri campi, e quindi ho cercato uno stimolo diverso. Mi sono tolto dalla mia zona di comfort per non annoiarmi. Bene ma non benissimo, il mio primo film, è stato il mio debutto con un budget risicatissimo, ho lavorato con i ragazzi, è stato molto bello, ma questo è già uno step in più. Il cast è di grande livello e con un budget. Ogni esperienza è molto formativa e fai esperienza utile per il film successivo. 

    Hai già delle proposte per il tuo terzo film (quarto considerando anche la co-regia con Biggio)?

    Mi hanno proposto una sceneggiatura tratta da un libro, sto iniziando adesso a leggere tutto. Al momento sto facendo esperienze con sceneggiature che non sono mie. E da un certo punto di vista è un bene, però sento l’esigenza di metterci le mani. Io in questo momento mi devo limitare a prendere la sceneggiatura e dare la mia chiave di lettura, la mia visione, ma assecondando il volere dello sceneggiatore, senza sovrappormi, altrimenti stai cambiando l’opera originale. 

    Parlando della trama e della quotidianità, se tu dovessi decidere quali sono i tuoi 60 secondi da cambiare (come succede al protagonista del film) quali sarebbero?

    Onestamente non ho dei grossi rimpianti. Probabilmente io ripoterei indietro il tempo non per modificare degli avvenimenti o correggere degli errori che servono sempre, ma per godermi di più alcuni eventi della mia vita. Ad esempio il momento in cui mi sono innamorato, o la nascita di mia figlia, o ancora un momento sul palco. Il significato del film è anche questo, la tecnologia non migliora noi stessi. 

    Che obiettivi ha Appena un minuto al Boxoffice?

    Guarda devo essere sincero. Con 01 Distribution mi sono trovato benissimo perché non ci hanno mai dato dei numeri da raggiungere, ma volevano una commedia famigliare ben confezionata, divertente, e che potesse avere una vita anche in futuro. Ma in generale è difficile quantificare un obiettivo buono per il cinema italiano. Ovviamente, speriamo vada al meglio, ma dipenderà anche tra sei mesi quando sarà trasmesso in televisione e sui servizi streaming.

    In quale ruolo Francesco Mandelli si identifica meglio tra tutti quelli che hai interpretato?

    Guarda, dirò una banalità, ma adesso, in questo momento, mi sento soprattutto papà. Sono molto fortunato a fare questo mestiere, ma adesso, a differenza di qualche anno fa dove il lavoro era davanti a tutto, la priorità è per la mia famiglia. In questo momento sto cercando dei progetti, non solo cinematografici, che mi interessino e mi stimolino.

    Parliamo di un’altra passione: la Formula 1. Cosa ne pensi di Leclerc e della Ferrari visto che sei un grande tifoso del Cavallino Rampante?

    Sono molto entusiasta del monegasco. Mi affascina tantissimo, ha una grande personalità e penso che sia l’unico, in questo momento, pilota che fa la differenza in pista. Ma questo ragazzo ha un pacchetto di skills che lo rendono un Maradona. Facendo un esempio calcistico Cristiano Ronaldo ha un grande talento, ma non è un genio, anche se è il più forte del mondo. Maradona invece è un genio, Baggio è un genio. Non sono tanto le vittoria, ma il racconto sportivo che questi creano, quando li vedi sai che possono accadere cose straordinarie. Leclerc ha il merito di aver rianimato la Formula 1.

    Torniamo un attimo sul film. A quale politico consiglieresti di utilizzare quest’app che ti riporto indietro di 60 secondi. Io ho pensato a Salvini, tu?

    Secondo me Salvini non tornerebbe mai indietro perché dal suo punto di vista ha fatto tutto nel migliore dei modi. In questo momento storico la politica italiana in generale non se la passa benissimo. Non basta tornare indietro 60 secondi, servirebbe tornare indietro di 25 anni. Non voglio fare il nostalgico, ma nonostante tutto credo che una volta ci fosse una professionalità politica diversa, c’era un’interpretazione della politica seria. Oggi la politica mi sembra solo slogan ed esagerazioni. Non credo che un’app possa aiutare i nostri politici, anche se credo fortemente che la politica sia lo specchio degli elettori. Siamo noi la politica. Io vorrei essere un cittadino migliore e faccio “politica” insegnando dei valori a mia figlia anche su temi importanti come l’ecologia, l’educazione, il rispetto. Solo così si riesce a cambiare la politica, rendendo gli elettori più consapevoli.

    Redazione CiSiamo
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