Coronavirus, la riapertura del Texas è più cauta di quanto si pensi

Il governatore del Texas Greg Abbott con il Presidente Donald Trump a El Paso, Texas, lo scorso agosto (Official White House Photo by Shealah Craighead)

Molti esperti dicono no, il governatore Greg Abbott ha detto sì. Il Texas sarà il primo, tra gli Stati più importanti e influenti d’America, a riaprire i battenti dopo la pausa forzata dovuta al coronavirus. Venerdì, in tutto lo Stato, ristoranti e negozi, cinema e centri commerciali, biblioteche e musei potranno tornare a operare, con la regola di limitare l’accesso alle persone al 25% della capienza dei locali.

“Lo stay-at-home order ha fatto il suo compito”, ha detto in una conferenza stampa Abbott, menzionando il fatto che i casi positivi di coronavirus siano stati in diminuzione negli ultimi diciassette giorni, ma mostrando un atteggiamento più cauto di quanto possa sembrare superficialmente. Anche se diversi esperti continuano a raccomandare precauzione e dicono che non basta: senza le giuste precauzioni, anche con una riapertura parziale come quella decretata dal governatore, il rischio è di fare presto un rovinoso passo indietro.

Live or Die: così abbiamo conosciuto il Texas

“Quello che ti dico è che ci sono cose più importanti della vita. Ovvero, salvare questo Paese per i nostri figli e per i nostri nonni, salvarlo per tutti noi”. Questa frase, pronunciata in un’intervista a Fox News dal vice-governatore del Texas, Dan Patrick, lo scorso 21 aprile ha fatto il giro del mondo ed è stata ripresa da molti, anche in Italia.

Può sembrare una frase da estremisti in effetti, di sicuro un po’ lo è, ma rispecchia alla perfezione il pensiero di una parte dell’elettorato conservatore del Texas. Se quella contro il coronavirus è una guerra, si deve essere pronti a rischiare la vita contro di esso per salvaguardare il bene del proprio Paese. E se fare il bene del proprio Paese significa evitare il rischio di un crollo dell’economia, a lavorare ci si deve tornare il prima possibile, virus o non virus.

Un concetto difficile da digerire, se visto da fuori. Ma più comprensibile parlando con molti commercianti, imprenditori e lavoratori dello Stato. Per questo, Abbott ha fatto l’annuncio che ha fatto, lunedì. E per questo, da venerdì, in Texas molte attività ripartiranno. Anche se in realtà l’approccio utilizzato dal governatore è molto meno spregiudicato delle dichiarazioni del suo vice e di quanto possa sembrare: “Non apriranno barbieri, bar, palestre e parrucchieri perché i nostri esperti ci hanno detto non sia ancora il momento giusto”, ha precisato Abbott negli scorsi giorni.

E ha anche fatto chiarezza sul fatto che “quello di riaprire venerdì sia un permesso di riaprire, non un obbligo” e che l’obbligo sia invece quello, tassativo, di far rispettare il 25% della capienza dei locali. “Vogliamo essere certi di poter riaprire il più velocemente possibile ma anche nel modo più sicuro possibile. Non prenderemo nessuna decisione ulteriore di riaprire il Texas senza il benestare degli esperti”. 

Test, test, test

Parte della strategia di riapertura, infatti, include un sensibile aumento della capacità di effettuare test per tracciare i nuovi focolai del coronavirus, oltre al rispetto del distanziamento sociale. “Non è un obbligo e non multeremo nessuno, ma suggeriamo fortemente a tutti di utilizzare le mascherine”. Suggerimento che, a livello locale, è anche diventato un ordine, specialmente nelle contee più colpite dal coronavirus, come Harris County.

Ma è appunto dalla capacità di effettuare test che tutto passa e su cui molto si giocherà. Secondo le ultime proiezioni degli adviser del governatore Abbott, l’obiettivo è quello di testare più di 40,000 texani al giorno, un goal simile a quello imposto dal governatore Andrew Cuomo nello Stato di New York. Un obiettivo però ancora molto lontano: secondo i dati del COVID Tracking Project, nella giornata più produttiva il Texas è riuscito a testare circa la metà di questa cifra: 20,200. E secondo i dati ufficiali pubblicati dal dipartimento della salute del Texas, sono più di 25mila i casi positivi, con 663 vittime e più di 11mila pazienti ricoverati.

Numeri decisamente più lontani rispetto a quelli fatti registrare a New York, epicentro della pandemia, dove le vittime sono più di 16mila. E che, in termini di trend e andamento, sembrano rispettare le linee-guida suggerite agli Stati dal Center for Disease Controls federale, per approcciare la fase 1 della riapertura. 

Ma c’è chi dice no

La riapertura in Texas, per modalità e contesto, sembra più sensata rispetto a quanto successo in Georgia negli scorsi giorni dove il governatore repubblicano Brian Kemp ha permesso la riapertura delle attività, compresi parrucchieri e barbieri, nonostante i numeri dei casi continuino a crescere e il parere negativo sia arrivato persino dal Presidente Donald Trump, che dalla Casa Bianca si è detto in disaccordo con lui per ben due volte in una settimana.

Nonostante questo, diversi esperti si sono detti perplessi anche con questo approccio più soft, tutto made in Texas. “Non sarà una riapertura in sicurezza, se i negozi riapriranno e i clienti non indosseranno, tutti, una mascherina: e non vedo sufficiente coscienza sociale su questo aspetto, in Texas, per far sì che questo accada”, ha detto al giornale Star-Telegram, Benjamin Neuman, virologo a capo del dipartimento di Biologia all’Università di Texas A&M-Texarkana.

A cui ha fatto eco Neale Chumber, direttore del College of Health and Public Service at the University of North Texas: “Posso capire perché il governatore abbia preso questa decisone, vedendo le prospettive dell’economia ma da un punto di vista della salute pubblica, io avrei aspettato ancora un po’ e avrei provato a vedere se i casi seguissero il trend al ribasso”, ha ribadito sempre allo Star-Telegram.

Chumber ha evidenziato come “tutti i modelli ci stanno dicendo che più rispettiamo il distanziamento sociale, più velocemente il virus sparirà, meno questa distanza viene rispettata, più a lungo ci vorrà”. Quello che Abbott ha fatto, secondo il direttore, è stato chiaro: “Ha deciso di scendere a un compromesso”.

Tra qualche settimana, sarà più chiaro capire chi lo abbia vinto. E dal Texas arriverà un primo, parziale, riferimento al resto del Paese.