Il coronavirus e le ricette mediche del Presidente Trump

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Donald Trump durante un comizio elettorale (Foto: Wikipedia)

Una delle frasi più ricorrenti delle conferenze stampa del Presidente Donald Trump, sulla crisi coronavirus, è la seguente: “Non sono un dottore, ma“. Alcune volte, questa frase è terminata con: “…sono un uomo di buon senso”. Altre, invece, l’opinione si è trasformata in consigli medici o suggestioni, per affrontare e provare a sconfiggere il virus SARS-CoV-2.

Dopo aver trascorso settimane a sponsorizzare e promuovere l’ipotesi di utilizzare il farmaco anti-malaria, la idrossiclorochina, contro il coronavirus, giovedì l’inquilino della Casa Bianca ha però fatto un passo più in là, facendo una suggestione a domanda aperta che ha spiazzato la comunità scientifica di tutto il mondo: l’idea di iniettare del disinfettante nel corpo umano, per eliminare gli effetti della malattia dall’organismo.

Ma la relazione tra il Presidente Trump, le ricette mediche e le soluzioni sanitarie, ai tempi del coronavirus è iniziata ben prima di ieri. E merita un approfondimento.

Le promesse sul vaccino

Andiamo con ordine. E partiamo dal 2 marzo. Sono i giorni in cui gli Stati Uniti d’America non hanno ancora decretato nessuna forma di lockdown, né stabilito restrizioni di distanziamento sociale come alcune parti del mondo stanno già iniziando a fare. Non è ancora arrivata nemmeno la dichiarazione d’emergenza nazionale, che il Presidente avrebbe annunciato e firmato soltanto undici giorni dopo alla Casa Bianca, il 13 marzo. Ma di coronavirus se ne parla già.

In una dichiarazione ufficiale durante una riunione con i vertici delle compagnie farmaceutiche statunitensi, Donald Trump afferma che non ci vorrà un anno per ottenere un vaccino. “Credo qualcosa come un paio di mesi, se devo essere sincero”, precisa il Presidente. Una posizione rafforzata qualche ora dopo, durante un comizio elettorale a Charlotte in North Carolina, dove davanti alla sua folla di sostenitori, dichiara: “Oggi abbiamo avuto un grande incontro con molte delle grandi aziende farmaceutiche del nostro Paese, credo che relativamente molto presto avranno i vaccini. E avranno anche qualche farmaco che vi farà stare meglio, e credo che questo possa concretizzarsi anche prima”.

In realtà, queste affermazioni non trovano riscontro nella realtà. Diversi scienziati e ricercatori, infatti, hanno stabilito una timeline diversa, che prevede la disponibilità di un vaccino da poter utilizzare su larga scala per la popolazione mondiale, non prima della seconda metà dell’anno prossimo. Nonostante i test preliminari siano già iniziati, anche sulle persone, ci vorranno ancora diversi mesi prima che potremo essere certi funzioni.

La proposta del farmaco anti-malaria

E non è finita qui. Abbandonate le promesse sulla realizzazione di un vaccino entro poco tempo, posizione mai più ribadita poi all’interno delle sue dichiarazioni successive, il Presidente Donald Trump concentra molti dei suoi sforzi di comunicazione su un farmaco anti-malaria di cui saremmo venuti presto tutti a conoscenza: la idrossiclorochina.

Il primo endorsement a questa cura arriva il 19 marzo, durante una conferenza stampa. “Clorochina e idrossiclorochina sono la svolta”, dice il Presidente Donald Trump che basa le sue dichiarazioni su uno studio di ricerca pubblicato da un laboratorio francese di Marsiglia i primi di marzo, che evidenzierebbe per l’appunto l’efficacia di questo farmaco contro il coronavirus. Efficacia però ancora tutta da provare dalla comunità scientifica e, soprattutto, da testare su soggetti già in crisi e ricoverati. A pagarne le spese, nei giorni in cui lo Stato di New York ne ordina settantamila dosi in via sperimentale, è un uomo dell’Arizona. Che dopo le parole di Trump assume una dose di una versione dell’idrossiclorochina non destinata agli esseri umani. E muore sul colpo.

La Food and Drug Administration statunitense aveva approvato la clorochina come farmaco contro la malaria o l’artrite reumatoide. Ma non ha mai dato il suo via libera per il trattamento di COVID con l’idrossiclorochina, nemmeno nelle ultime settimane. E c’è un motivo. Diversi studi di approfondimento, pubblicati nella seconda metà marzo, hanno infatti evidenziato come l’assunzione del farmaco senza sintomi, in via preventiva, o anche del farmaco per combatterli, quei sintomi, possa provocare episodi di scompenso cardiaco.

“Sia la clorochina che l’idrossiclorochina possono avere effetti collaterali correlati ai ritmi cardiaci anomali”, ha ad esempio spiegato al magazine online Stat Sunil Parikh, medico dell’Università di Yale e professore di epidemiologia. “Sebbene l’incidenza degli effetti collaterali cardiaci sia bassa per ciascuno di questi farmaci, possono essere significativi, in particolare dal momento che le persone che presentano Covid-19 grave possono presentare comorbisità o episodi di interazione farmaco-farmaco che possono metterli a rischio più elevato”.

Nonostante questo, Trump continua a credere nella soluzione, suggerendola di tanto in tanto con un altro farmaco: l’azitromicina. “Non sono un dottore ma ho del buon senso”, dice il Presidente durante una conferenza stampa alla Casa Bianca il 5 aprile. E prosegue, evidenziando come la sua amministrazione abbia acquistato milioni di dosi di idrossiclorochina, in via sperimentale: “Cosa avete da perdere? Prendetela, se siete in fin di vita. Penso davvero che chi sta male debba prenderla. Ma è una scelta personale attraverso il parere del medico e dei medici in ospedale di queste persone. Ma se desiderate, prendetela”.  

Dichiarazioni simili, anche se non così forti, vengono ripetute di tanto in tanto da Donald Trump, nonostante la cautela dimostrata da esperti come il Dottor Anthony Fauci, epidemiologo della National Institute of Allergy and Infectious Diseases e ai vertici della taskforce anti-coronavirus della Casa Bianca. E la nota ufficiale, pubblicata venerdì 24 aprile, direttamente dalla Food and Drug Administration conferma l’assenza di basi scientifiche sull’effettiva utilità del farmaco: “Il F.D.A. è a conoscenza dei gravi problemi di battito cardiaco che può provocare nei pazienti a cui è stato diagnosticato Covid-19 e che stanno ricevendo il trattamento con idrossiclorochina o clorochina, spesso in associazione con azitromicina”.

Il caso del disinfettante

L’ultimo capitolo è durante la conferenza stampa di giovedì 23 aprile alla Casa Bianca. Il responsabile scientifico del Department of Homeland Security, William N. Bryan, durante il briefing quotidiano sul coronavirus spiega che, secondo i test più recenti del dipartimento di sicurezza nazionale, i raggi solari e il disinfettante, come alcool puro e candeggina, si rivelano utili a uccidere il virus sulle superfici in circa trenta secondi.

Trump prende il suo posto di fronte al microfono e dice: “Prendiamo l’ipotesi di sottoporre anche il corpo umano a fasci di luce fortissimi, come gli ultravioletti, non mi sembra sia stato verificato, ma lo testeremo? E supponiamo di portare quei raggi all’interno del corpo umano, attraverso la pelle umana o in qualche altro modo”, dice letteralmente il Presidente.

Può essere un’idea, fa capire Trump, aggiungendo con una domanda rivolta alla dottoressa Deborah Birx, coordinatrice responsabile della taskforce anticoronavirus della Casa Bianca: “E poi vedo che il disinfettante spegne il virus in un minuto: c’è un modo in cui possiamo fare qualcosa del genere per l’uomo, tramite l’iniezione o come una specie di pulizia? Perché il virus entra nei polmoni e li colpisce, magari può essere una soluzione interessante da verificare”.

Birx viene presa un po’ alla sprovvista e dice, seduta, a microfono lontano: “Non come cura. Nel senso, certamente la febbre aiuta (a eliminare il virus, ndr). Quando hai la febbre, questo aiuta il tuo corpo a rispondere al virus. Ma non come…Non ho mai visto il caldo o…”. 

Come la Birx, diversi rimangono spiazzati dalla domanda di Donald Trump. E un’ondata di scudi si apre contro l’uscita del Presidente. A partire dalla Reckitt Benckiser, la compagnia britannica produttrice del disinfettante Lysol, che dice: “Vogliamo chiarire il fatto che in nessun caso i nostri prodotti disinfettanti devono essere somministrati all’interno del corpo umano (mediante iniezione, ingestione o qualsiasi altro modo). Come per tutti i prodotti, i nostri disinfettanti e prodotti per l’igiene devono essere utilizzati solo seguendo le disposizioni all’uso”.

E sulla stessa onda, per evitare che qualcuno possa testare la soluzione a casa, si sono posti anche scienziati come il dottor Vin Gupta, pneumologo ed esperto che scrive per NBC News come contributor (“È piuttosto un modo molto comune per le persone che si vogliono suicidare, anche solo piccole dosi possono essere mortali”) o il dottor Kashif Mahmood (“Come medico, non posso raccomandare di iniettare i polmoni con il disinfettante o usare luci ultraviolette dentro il corpo per curare il COVID. Non prendete consigli medici da Trump”).

Tanto è vero che è stato lo stesso Presidente a fare un passo indietro. In una conferenza stampa allo Studio Ovale, venerdì, quando ha firmato la mini-manovra da mezzo triliardo di dollari d’aiuti economici supplementari approvata dal Congresso giovedì, Trump ha detto: “Stavo solo facendo una domanda in modo ironico ai giornalisti, potete vedere che cosa sia successo per questo, con i vostri occhi”, ha detto.

Fino al prossimo scherzo.