Fauci, l’immunologo che si sente “un generale” contro il Covid-19

Fauci, l'immunologo che si sente "un generale" nella guerra contro il Covid-19. Così ha detto il medico americano al New York Times

Fauci, l’immunologo che si sente “un generale” contro il coronavirus. Antony Fauci, l’immunologo italoamericano che dagli anni Ottanta guida l’Istituto nazionale di malattie infettive negli Stati Uniti (Niaid) e che ogni giorno in tv aggiorna gli americani sulla diffusione del coronavirus, dichiara di sentirsi come “un generale in guerra”. ”Una catastrofe di dimensioni globali”, definisce la pandemia in atto in un’intervista al New York Times, sulla quale ”avremmo potuto agire molto meglio. Ma i virus agiscono in silenzio. Oggi facciamo i conti con un virus in America da molto tempo”.

Fauci, l’immunologo che si sente “un generale” contro il Covid-19

Quanto alla condotta adottata da Donald Trump nell’emergenza, Fauci afferma che ”il presidente ha uno stile tutto suo, lo sanno tutti. Quando gli parlo di questioni concrete, ascolta. Penso che abbia sempre capito la gravità della situazione”, e tuttavia ”non posso intervenire sullo stile comunicativo del presidente”. Rispetto al suo impegno quotidiano, Fauci dice che ”siamo in guerra. Penso che generali e leader in combattimento si sentano così. Ci sono molte cose da fare e ogni cosa è una goccia nel mare”. Riconosce che il ritardo dei tamponi ”è stato un problema enorme. Non eravamo pronti perché il nostro sistema non è costruito per emergenze del genere”. E ora lo scenario che teme maggiormente è ”la carenza di medicine e quella di rifornimenti alimentari, l’interruzione della catena di distribuzione. Se interrompiamo tutto in modo drastico, l’impatto sulla società potrebbe essere catastrofico. Certo faremmo un considerevole passo avanti per contenere il virus, forse due, ma dobbiamo tenere conto delle ripercussioni”.

Relativamente all’eventualità di imporre una quarantena totale, Fauci sostiene che ”se la gente rispetterà le modalità di isolamento sociale otterremo un lockdown funzionale senza dover ricorrere a provvedimenti drastici come quelli adottati in Cina”. La fine dell’emergenza, per Fauci, ci sarà quando assisteremo a ‘‘un ribaltamento drastico delle cifre e il numero dei contagi si avvicinerà allo zero. Dobbiamo però pensare a lungo termine. Il pianeta è grande e se controlleremo il virus qui, ma non in altri Paesi, quando abrogheremo le misure restrittive il rischio di una ripresa della pandemia sarà concreto. Per fortuna tra un anno o poco più avremo un vaccino valido”. Ora ”la questione momento è cruciale” e anche se ”tra pochi mesi l’epidemia sarà sotto controllo, la minaccia del virus non sparirà”.