Coronavirus, il monito di Oms: “Miglior difesa è un forte sistema immunitario”

"Siamo nel mezzo di una crisi, ma i servizi sanitari essenziali devono continuare" - è la raccomandazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità

Oms
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Al momento, come sappiamo, non ci sono cure certe nè un vaccino che possano porteggerci dal Coronavirus, ma la ricerca continua per cercare di arginare il prima possibile la portata del problema. Proprio per questo ci si deve muovere secondo altre strade. “La migliore difesa contro qualsiasi epidemia è un forte sistema sanitario. Covid-19 sta invece rivelando quanto siano fragili molti dei servizi sanitari del mondo, costringendo i paesi a fare scelte difficil – a sottolinearlo è il direttore generale dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) Tedros Adhanom Ghebreyesus, annunciando le linee guida per aiutare i Paesi a mantenere i servizi sanitari essenziali durante l’emergenza Covid-19.

L’allarme di Oms sul sistema sanitario

La situazione in diversi ospedali è al limite dal collasso e il virus l’ha messa bene in evidenza. “Anche se siamo nel mezzo di una crisi, i servizi sanitari essenziali devono continuare” – ha detto Ghebreyesus -.

“Focolai precedenti – spiega l’Oms – hanno dimostrato che quando i sistemi sanitari sono sopraffatti, anche la mortalità per malattie prevenibili con il vaccino e altre condizioni curabili possono aumentare notevolmente. Durante l’epidemia di Ebola 2014-2015, l’aumento del numero di decessi causati da morbillo, malaria, Hiv/Aids e tubercolosi attribuibili a guasti del sistema sanitario ha superato i decessi per Ebola”.

Proprio per questo dovrebbe essere modificato parzialmente anche il modo di agire. “I Paesi dovrebbero quindi in questo momento identificare i servizi essenziali a cui verrà data la priorità nei loro sforzi”.

Per questo, l’Oms ha pubblicato un aggiornamento delle linee guida sulla pianificazione operativa per bilanciare le richieste di risposta diretta a Covid-19 che include una serie di azioni immediate mirate “che i Paesi dovrebbero prendere in considerazione a livello nazionale, regionale e locale per riorganizzare e mantenere l’accesso a servizi sanitari essenziali di alta qualità per tutti”.