Migranti: l’accordo UE-Turchia è un disastro (e le ultime notizie lo dimostrano)

A quattro anni dalla firma, l'accordo tra UE e Turchia ha mostrato tutte le sue fragilità. L'Europa è in scacco e la Grecia vive in questi giorni delle ore drammatiche. Ma come si è arrivato a tutto ciò?

La stretta di mano tra Junker ed Erdogan. Sono i due protagonisti dell'Accordo UE-Turchia.
La stratta

Nella storia ci sono momenti spartiacque. Fatti, date particolari, battaglie, accordi, che potenzialmente hanno il potere di cambiare il destino di centinaia di migliaia di persone, probabilmente per molti anni. Per il fenomeno migratorio che ha riguardato il continente europeo in questi ultimi anni, uno dei punti di non ritorno è la data del 18 marzo 2016, ovvero l’accordo siglato tra l’Unione Europea e la Turchia per la gestione del flusso migratorio irregolare.

A quasi quattro anni da quella firma, tutti i problemi di allora sono ancora alle porte e lo dimostra il fatto che il dibattito pubblico è ancora dominato dai migranti e dalla polarizzazione porti aperti / porti chiusi. Ma c’è di più: a una gestione fallimentare della (presunta) “emergenza invasioni”, si sommano le denunce e i racconti sulla violazione dei diritti umani avvenuta in Turchia in questi anni. Con l’Europa silenziosamente complice.

Ma allora la domanda sorge spontanea: perché il trattato è ancora in vigore? E perché l’UE non ha il coraggio di dire niente?

Che cos’è l’accordo UE-Turchia?

Facciamo un passo indietro e andiamo con ordine. Che cos’è l’accordo UE-Turchia e come si arrivati alla firma?

Il 18 marzo è la data in cui l’Unione europea e la Turchia decisero di fermare la migrazione irregolare in modo congiunto. Fondamentalmente l’accordo prevedeva la creazione di un “cuscinetto di contenimento” in Turchia, che aveva il compito di fermare tutti i migranti clandestini (siriani in primis) che cercavano di giungere in Europa. Questa decisione faceva seguito al piano d’azione comune UE-Turchia avviato il 29 novembre 2015 e alla dichiarazione UE-Turchia del 7 marzo.

L’accordo aveva l’obiettivo di colpire il modello di business dei trafficanti di esseri umani ed eliminava gli incentivi a percorrere rotte irregolari per raggiungere l’UE, nel pieno rispetto della legislazione dell’UE e internazionale. A questo proposito, l’allora Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker aveva sottolineato che l’accordo “è conforme a tutte le norme dell’UE e internazionali. Le domande dei rifugiati e dei richiedenti asilo saranno trattate singolarmente e si potrà presentare ricorso. Il principio di non respingimento sarà rispettato.

In seguito all’accordo raggiunto tra l’Unione europea e la Turchia, dal 20 marzo 2016 tutti i nuovi migranti irregolari in viaggio dalla Turchia verso le isole greche sarebbero dovuti tornare in Turchia. Gli Stati membri dell’UE avevano anche deciso di fornire tempestivamente alla Grecia i mezzi necessari per gestire le crisi, tra cui guardie di frontiera, esperti in materia di asilo e interpreti.

Amnesty International: “Leader in colpa”

Le premesse, già allora, non promettevano niente di buono per i migranti. “Oggi ricordiamo un giorno nero nella storia della protezione dei rifugiati – aveva dichiarato in un comunicato stampa il giorno 18 marzo 2017, John Dalhuisen, direttore per l’Europa di Amnesty International – un giorno in cui i leader europei hanno cercato di svincolarsi dai loro obblighi internazionali, incuranti del costo che ciò avrebbe comportato in termini di miseria umana“.

Le conferme concrete sulla scelleratezza dell’accordo erano arrivate poco dopo, quando dai campi turchi arrivarono le prime drammatiche testimonianze. “Sono fermi in luoghi sovraffollati e squallidi e a volte sono vittime di crimini d’odio“, aveva raccontato Amnesty International, ad un anno dall’approvazione dall’accordo.

L’esodo dei migranti verso la Grecia

In questi giorni si è tornato a parlare della firma tra UE e Turchia perché sono tornate a galla tutte le fragilità dell’accordo.

La miccia è stata l’escalation di violenza al confine tra Siria e Turchia. In risposta alle vittime turche a Idlib (Siria), Erdogan ha annunciato l’apertura dei confini e migliaia di persone hanno seguito la sua “chiamata” spostandosi in massa verso la Grecia nella speranza di trovare finalmente sicurezza dopo anni trascorsi in Turchia subendo profonde disuguaglianze sociali, razzismo, sfruttamento e mancanza di diritti essenziali. Le persone sono state letteralmente trasportate verso il confine con autobus bianchi gratuiti messi a disposizione da Ankara e sono state date indicazioni che i confini erano aperti. I trafficanti di uomini hanno avuto via libera per riprendere i loro affari, mentre in diverse città turche si contano numerose aggressioni come questa avvenuta ieri nella città di Samsun.

La decisione di Erdogan altro non è che una tutela personale. Il Post riporta che “la notizia dei militari turchi uccisi in Siria ha aumentato il malcontento in Turchia, dove era già diffuso il risentimento contro i richiedenti asilo siriani in aggiunta ai problemi legati alla difficile situazione economica che il paese sta attraversando”.

Il fallimento dell’accordo UE-Turchia: l’Europa che fa?

E in tutto ciò l’Europa che fa? E’ in scacco, letteralmente e a condurre il gioco è la Turchia di Erdogan. In queste ore, per contenere i danni, dopo la decisione di Atene di sospendere le richieste di asilo per un mese, i vertici europei hanno deciso di recarsi personalmente verso le aree di crisi. I presidenti di Commissione, Consiglio e Parlamento europei, Ursula von der Leyen, Charles Michel e David Sassoli, si sono recati alla frontiera greco-turca, dove attualmente sono ammassati migliaia di migranti. La missione arriva alla vigilia della riunione straordinaria del Consiglio dei ministri degli Esteri Ue prevista giovedì e venerdì a Zagabria.

Il clima in questi giorni sembra essere molto teso. Il premier greco Kyriakos Mitsotakis, ha accusato la Turchia di aver violato l’accordo con l’Ue e di aver incoraggiato e assistito in modo sistematico decine di migliaia di migranti e profughi ad entrare in Grecia. La Von der Leyen si è schierata dalla parte della Grecia, affermando che il problema riguarda tutta l’Europa e che, in questa situazione delicata, Atene non può essere lasciata sola.

La situazione a Lesbo e altre aree delicate della Grecia adesso è drammatica, e il braccio di ferro tra Europa e Turchia sembra non essere ancora arrivato ad un punto di svolta. Ciliegina sulla torna, nella partita è coinvolta anche la Russia. “Non si può contribuire a risolvere il problema della crisi umanitaria siriana a scapito della guerra al terrorismo” ha dichiarato il Ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, spostando l’attenzione sul confine turco-siriano.

I prossimi giorni saranno decisivi per sbloccare la situazione. Da europei, però, un esame di coscienza serve. E forse serve anche rivedere un trattato che più che essere una firma tra più stati, sembra – sempre di più – un ricatto.