Pena di morte: il dibattito USA e l’evoluzione degli ultimi anni

Dal 1 luglio 2020 la pena di morte in Colorado non sarà più possibile. E' il 22esimo stato USA ad abolirla. Ma qual è l'attuale situazione degli Stati Uniti?

Pena di morte. La foto di una protesta
Pena di morte. La foto di una protesta

Pochi argomenti sono controversi e dibattuti come la pena di morte. Se nel vecchio continente, l’argomento è quasi un “qualcosa da XVIII secolo” che rimanda immediatamente all’epoca dell’Illuminismo o alla stesura de Dei delitti e delle Pene di Cesare Beccaria, negli Stati Uniti il tema è più vivo che mai e condiziona buona parte della politica americana.

Non tutti sanno che gli Stati Uniti d’America sono attualmente uno dei 76 stati del mondo, ma unico paese occidentale, in cui è prevista l’applicazione della pena capitale. L’applicazione implica anche una questione etica: gli USA appartengono ancora oggi alla categoria dei paesi dove la pena di morte è applicata come metodo di punizione legale dal sistema giuridico.

La pena di morte non è applicata in tutti gli stati

Ci sono differenze, però, tra i vari stati ed è giusto fare una doverosa premessa: attualmente sono 22 gli stati in cui la pena capitale non è applicata e in diversi dei restanti 28 la pena non è applicata da oltre 10 anni. In alcuni stati viene applicata solo in situazioni particolari e il numero dei reati legati alla pena capitale negli anni sono visibilmente diminuiti. Torniamo a parlarne in questi giorni perché è di ieri la notizia che il Colorado ha abolito la pena di morte: dal 2004 ad oggi è il decimo stato USA a tornare sui propri passi. Ma come va nel resto degli Stati Uniti?

La situazione nei 50 stati USA

Sono 22 gli Stati in cui attualmente non è prevista la pena di morte: Alaska, Colorado, Connecticut, Dakota del Nord, Delaware, Hawaii, Illinois, Iowa, Maine, Maryland, Massachusetts, Michigan, Minnesota, New Hampshire, New Jersey, Nuovo Messico, New York, Rhode Island, Vermont, Virginia Occidentale, Washington, Wisconsin. Anche il Distretto di Columbia e Porco Rico sono abolizionisti.

Alcuni di questi rifiutarono le pena capitale già nel XIX secolo: si tratta di Michigan (non in vigore dal 1846), Rhodes Island (1852), Wisconsin (l’abolisce nel 1853), Maine (1887).

Il Kansas non applica la pena capitale dal 1976. Tra gli stati che invece applicano la pena di morte (28, pur con diverse accezioni), lo Stato con il più alto numero di esecuzioni è, attualmente, il Texas, che nel 1972 è stato il primo ad utilizzare l’iniezione letale.

Questo scatto è preso da Left. Non è aggiornato il Colorado.

Pena di morte: storia dei principali metodi di esecuzione

La pena di morte è presente fin dall’inizio degli USA. Nel corso della storia degli Stati Uniti le esecuzioni dei condannati a morte sono state eseguite tramite vari metodi. Dal 1977 al 2003 le esecuzioni sono state:

  • 677 con l’iniezione letale
  • 150 tramite sedia elettrica
  • 11 con l’utilizzo della camera a gas
  • 3 per impiccagione
  • 2 per mezzo della fucilazione

Nel biennio 2004 /2005 le esecuzioni sono state circa 160.

Il colorado dice stop alla pena di morte
Il Colorado dice stop alla pena di morte

La sedia elettrica fu introdotta nel 1889 come sostituzione della forca, ritenuta ormai un mezzo barbaro. Il condannato veniva legato alla sedia mani e caviglie, gli venivano applicati elettrodi di rame al corpo e una calotta alla nuca con affissa una spugna imbevuta di una soluzione salina per far circolare meglio l’elettricità. Le scariche di elettricità provocavano l’arresto cardiaco e bloccavano la respirazione. La camera da gas fu introdotta verso la fine degli anni trenta del Novecento.

Il condannato veniva rinchiuso in una stanza con pareti d’acciaio a tenuta stagna e dopo pochi minuti veniva liberato cianuro nell’aria. La morte avveniva per asfissia. L’iniezione letale venne introdotta in tutti gli stati in cui è in vigore la pena capitale nel 1977, a seguito delle molte polemiche dovute alla brutalità delle esecuzioni mediante sedia elettrica e camera a gas. L’iniezione letale consisteva nell’immissione nelle vene del condannato di veleno (cloruro di potassio nella maggior parte dei casi) e di una sostanza chimica che provocava la paralisi dei muscoli (bromuro di curaro). La morte avveniva a causa dell’arresto cardiaco e della paralisi del diaframma, che impediva la ventilazione dei polmoni.

Il “Racial Justice Act” e i problemi razziali

Nel 2012 in North Carolina viene registrata la prima sentenza relativa al “Racial Justice Act” che ha tramutato la pena di morte inflitta al detenuto Marcus Robinson in ergastolo perché la corte che lo aveva condannato sarebbe stata influenzata da pregiudizi razziali. La legge mette in evidenza come tanti casi di pena capitale fossero legati a motivazioni razziali.

Il problema era, però, ben radicato nella cultura statunitense. Nel 2003 i risultati di una ricerca condotta dall’Università del Maryland fecero il giro del mondo. Questa ricerca si collegava in maniera diretta agli studi di Amnesty International che denunciavano il criterio con il quale molte giurie emettono la condanna a morte razzista.

Secondo dati raccolti nel 1998, ben 1794 dei 1838 funzionari giudiziari che erano tenuti a decidere se applicare o meno la pena di morte erano bianchi. Gli afroamericani rappresentavano circa il 12% dell’intera popolazione statunitense ma costituivano il 42% dei detenuti in attesa dell’esecuzione nei bracci della morte.

Una ricerca nel New Jersey (1987) dimostrò che, se nel corso di un processo con imputato nero e vittima bianca l’accusa aveva chiesto la condanna a morte nel 50% dei casi, durante un processo con imputato e vittima entrambi neri la richiesta era stata solo del 28%. In Texas dal 1982 al 1988 le statistiche dimostrarono che le percentuali di condannati a morte erano: 43% neri, 47% bianchi. Il rapporto imputato bianco/vittima nera era 8; il rapporto imputato nero/vittima bianca era invece 120.

Grazie a questi dati, molti politici progressisti ebbero le prove per affermare che la razza dell’imputato e l’area geografica dove veniva commesso il reato incidevano sulle decisioni della giuria.

La situazione attuale

Negli ultimi 16 anni, la pena capitale è stata abolita in 10 stati. L’ultima volta, ieri, in Colorado, grazie ad una forte volontà dei democratici che, dopo 6 tentativi, hanno portato all’abrogazione della legge. Nello stato, la pena di morte non sarà più possibile a partire dal prossimo 1 luglio. Il caso del Colorado è preceduto da quello del New Hampshire, che a maggio dell’anno scorso divenne il 21esimo Stato ad abolire la pena.

Secondo gli ultimi dati, sono 23 gli Stati USA che fanno uso della pena capitale in modo più o meno regolare (gli altri o l’hanno abolita o sono in uno stato di moratoria). La maggiorate delle esecuzioni si concentrano in Texas, Missouri e Oklahoma.

L’ultima esecuzione avvenuta negli Stati Uniti è di pochi giorni fa: Il 20 febbraio in Tennessee è stata eseguita la condanna a morte di Nicholas Sutton, 58 anni, in carcere da quaranta anni. E’ il 5° caso del 2020.