Weinstein è colpevole di stupro e violenza. Ora il produttore è in carcere

L’ex numero 1 della Miramax evita la condanna per le accuse più gravi e scampa l’ergastolo. Il procuratore: d’ora in poi le donne sapranno che avere giustizia è possibile

Harvey Weinstein
Harvey Weinstein. Immagine presa da pagesix.com

Harvey Weinstein è a Rikers Island, il penitenziario peggiore di New York. Ci è finito dopo la condanna per stupro al processo simbolo del movimento #MeToo. Ha evitato di essere riconosciuto colpevole per i tre capi d’accusa più gravi, che potevano comportare l’ergastolo. Il procuratore di Manhattan Cyrus Vance ha commentato che questo giudizio “Ha cambiato la storia della lotta contro la violenza sessuale”.

Poichè le donne che hanno testimoniato sono state ascoltate e credute. “Lo stupro è stupro, che venga commesso in un vicolo oscuro da un estraneo, o da un uomo di immenso privilegio. Questo è un nuovo giorno”.

Il movimento #MeToo ha sconfitto Weinstein

Il produttore cinematografico che un tempo dominava Hollywood, collezionando Oscar, è stato accusato di abusi sessuali dai giornali “New Yorker” e “New York Time“. Facendo nascere il movimento #MeToo, denuncia globale della cultura della violenza contro le donne. Il primo tentativo di processarlo, nel 2015, era andato a vuoto. Conseguentemente due donne avevano avuto il coraggio di denunciarlo.

Le accuse di aggressione sessuale predatoria e stupro di primo grado erano le più gravi e potevano comportare l’ergastolo. Mentre l’atto sessuale criminale di primo grado e stupro di terzo grado prevedono una condanna minima di 5 anni e massima di 25.

Le parole dell’avvocatessa

Durante il processo Donna Rotunno, l’avvocatessa di Weinstein, aveva rinfacciato ai procuratori di aver creato “Un mondo fittizio in cui queste donne non hanno alcuna responsabilità delle loro scelte”. Dunque ha accusato le vittime di essere andate consensualmente col produttore, per fare carriera.

Conseguentemente quando avevano visto gli articoli sui giornali si erano ricordate di essere state stuprate, per sfilargli un po’ di soldi. Ciò sarebbe stato confermato dal fatto che alcune di loro avevano mantenuto un rapporto con Harvey dopo la presunta violenza.

La procuratrice Joan Illuzzi però ha risposto che tutto ciò è tipico, perché le vittime hanno paura di esporsi, e i predatori come Weinstein usano il proprio potere per continuare a tenerle sotto controllo, minacciando di distruggere le loro vite se li tradiscono.

Elena Siotti
Sono Elena, ho 22 anni e frequento il terzo anno della facoltà di scienze della comunicazione presso l'Università degli Studi dell'Insubria. Poter scrivere per Ci Siamo.info rappresenta per me un grande traguardo e spero che sia il primo di tanti altri.