Europa sui barconi gira la testa dall’altra parte. Addio missione Sophia

L'Unione vuole contrastare il traffico d'armi.

Militari turchi in Libia
Militari turchi in Libia (foto repertorio)

Addio missione Sophia. Il consiglio Affari esteri della Ue ha rivendicato dall’Italia, per non fermare le armi che arrivano in Libia. L’Europa ha votato all’unanimità una nuova missione navale, aerea e con l’utilizzo di satelliti teoricamente operativa a fine marzo.

La prima “novità”, sbandierata dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio è che la flotta si sposterà verso Est, davanti alla Cirenaica. Il territorio controllato dal generale Khalifa Haftar che assedia Tripoli. Gli strateghi europei sono convinti, che così bloccheranno il grosso delle violazioni all’embargo in Libia.

Le armi dall’alleato di Haftar, l’Egitto, continueranno tranquillamente a transitare via terra. Borrell ha candidamente ammesso che la Ue “Non può dislocare truppe al confine tra Libia ed Egitto. Sono due Stati sovrani. Non possiamo andare lì e dire buongiorno, sono arrivati gli europei”.

Addio Missione Sophia dopo 4 anni

L’idea è venuta in mente a Di Maio. Ma i migranti quasi mai partono dalla Cirenaica e il flusso, più consistente, di armi turche sbarca via nave a Tripoli arrivando a Ovest, in Tripolitania.

La seconda novità è che “Per la prima volta si riconosce l’esistenza di un pull factor, un fattore di attrazione dei migranti dovuto alla presenza di militari europee davanti alle coste libiche” dichiara Di Maio.

Borrell e il ministro degli Esteri scendono nel ridicolo quando spiegano che se “La missione divenisse un pull factor per i flussi migratori verranno cambiate le zone di operazione. Gli assetti marittimi saranno ritirati dalle aree rilevanti”. Dunque se un gruppo di trafficanti lancia dei gommoni verso le navi militari, come già successo in passato, la flotta fugge davanti ai migranti. E pensare che il consigliere militare di Borrell è il generale degli alpini Claudio Graziano con vasta esperienza all’estero.

Potenziale arma aerea

La terza “novità” è il potenziamento dell’arma aerea. Si spera anche con caccia intercettori, non con banali velivoli disarmati come per Sophia. Una bella fetta delle armi arriva in Libia con voli cargo che atterrano a Tripoli, Misurata, Bengasi e altre basi dei due contendenti.

“I consiglieri militari ci hanno detto che è importante usare i radar sulle navi per controllare il traffico aereo e avere informazioni” dichiara il capo della diplomazia europea. Gli arei radar Awacs americani stanno già monitorando tutto anche noi italiani presenti in Libia. Una volta “scoperti” i carichi di armi volanti agli aerei rimaniamo fermi impassibili? Oppure li dirottiamo costringendoli a cambiare rotta e se non rispettano gli ordini li abbattiamo con tutto l’arsenale? Altrimenti è tutto futile.