Patrick George Zaki, parla il legale: su di lui violenza e scosse elettriche

Parla il legale di Patrick George Zaki: torturato con cavi elettrici e minacciato. Il giovane ricercatore stava facendo un master all'università di Bologna.

Una immagine del ricercatore egiziano Patrick George Zaky. ANSA
Una immagine del ricercatore egiziano Patrick George Zaky. ANSA

La tragica vicenda che sta vivendo Patrick George Zaki sta facendo il giro del mondo. Arrestato in Egitto lo scorso venerdì con l’accusa di aver divulgato false informazioni con l’intento di “disturbare la pace sociale”, il giovane ricercatore egiziano residente a Bologna si trova da giorni nelle mani della polizia di al-Sisi. TPI ha intervistato il legale di Patrick, Wael Ghally, che ha fornito alla stampa alcuni terribili dettagli sulla vicenda.

Il caso di Patrick George Zaki: la testimonianza del legale

“Patrick è stato bendato e trasferito in un luogo segreto a circa un’ora di auto dall’aeroporto – ha raccontato Ghally. – Lì è stato torturato con i cavi elettrici. Su di lui non vi sono segni, chi ha operato lo ha fatto come un professionista. Un uomo lo ha colpito una sola volta, poi si è tolto la giacca e ha minacciato di ucciderlo”.

Wael Ghally conosce bene quello che succede negli scantinati segreti della polizia egiziana. Con un’accusa spesso infondata, dissidenti politici e nemici del regime vengono torturati, minacciati, e nel peggiore dei casi, se ne perdono le tracce. Il caso di Patrick, però, è un po’ diverso, perché questa volta l’attenzione pubblica è attenta agli sviluppi della vicenda.

“Non siamo di fronte a un caso Regeni”

“Oggi proverò ad incontrarlo – continua il legale – Se avrò un rifiuto dalla prigione, attiverò le procedure per ottenere un permesso per visitarlo. Non siamo di fronte a un nuovo caso Regeni, Patrick è attualmente su documenti ufficiali e giudiziari. Mentre Giulio fu sottoposto a sparizione forzata e riapparve solo una volta morto”.

La televisione e i media egiziani sul caso Zaki sembrano raccontare un’altra storia. I principali telegiornali del Paese riportano, infatti, che il giovane sia omosessuale e che sia in Italia perché odia il suo Paese. A Bologna, riportano i media egiziani, starebbe facendo un master sull’omosessualità. “Una vera e propria diffamazione”, aggiunge Ghally.