Coronavirus, la Cina attacca l’Italia: “Niente misure eccessive”

Mentre il numero dei morti aumenta tra italia e Cina si vengono a creare forti tensioni dovute alle misure di prevenzione che il dragone vede eccessive.

Virus in Cina, misure di sicurezza stringenti in tutto il mondo
Virus in Cina, misure di sicurezza stringenti in tutto il mondo (foto repertorio Youtube)

Il bilancio complessivo del coronavirus continua ad aumentare: i morti, per lo più in Cina, sono 910 mentre i contagiati ammontano a 40.171. Supera la Sars che tra il 2002 e il 2003 aveva provocato 774 decessi. Pechino ha fatto sapere che gli stranieri infettati dal 2019-n-Cov, al momento, sono 27.

Ci sono pazienti malati sparsi ormai in ogni continente, Italia compresa. C’è una nave, la Princess Diamond, in quarantena a Yokhoama con a bordo una trentina di connazionali. La Cina prova a ripartire anche se ritrovare la quotidianità è impossibile viste le drastiche misure di sicurezza attuate dal governo. Il mondo intero che ha paura di finire in quarantena come la città infetta di Wuhan.

Nonostante lo scenario sia drammatico e quasi apocalittico, la Cina ha comunque trovato la forza per far valere le proprie istanze di fronte a Paesi che le avrebbero voltato le spalle nel momento del bisogno o che non si sarebbero comportati nel modo opportuno.

Coronavirus: le misure di sicurezza adottate dall’Italia

La chiusura dei voli diretti da parte del nostro Paese ha irritato il governo cinese. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang afferma: “La Cina auspica che l’Italia possa avere una valutazione obiettiva e razionale fondata sulla scienza”. In altre parole, la Cina pensa che Roma abbia preso misure eccessive. Queste misure che danneggiano l’economia di entrambe le nazioni ma soprattutto i rapporti diplomatici.

L’esecutivo Conte ha preso la decisione di bloccare i voli. La Cina, che ha vissuto la mossa italiana come un tradimento. Alcuni giorni fa aveva annunciato che l’Italia era pronta a riaprire i collegamenti aerei, quando in realtà erano in corso colloqui. La ritorsione cinese potrebbe portare conseguenze anche nel post epidemia.

L’ira di Pechino

L’astio di Pechino non nasce oggi. Nasce il 31 gennaio, quando Roma dichiara la presenza sul territorio italiano di due cinesi infettati dal nuovo coronavirus. Il premier Giuseppe Conte e il ministro della Salute Speranza proclamano lo stato di emergenza senza consultare il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Mentre Xi Jinping metteva in quarantena l’intera provincia dello Hubei , l’Italia era il primo Paese a bloccare tutti i voli da e per la Cina, anticipando anche gli Stati Uniti di Donald Trump. La decisione è stata improvvisa e ha isolato nel nostro territorio centinaia di cittadini cinesi. A Pechino hanno percepito questa misura come una mossa politica. Non è da escludere che il nuovo coronavirus possa mandare in fumo l’alleanza nata sulla Nuova Via della Seta.