Conflitto israelo palestinese: un accordo che legittima il neocolonialismo

Il conflitto israelo palestinese è qualcosa che trascende dal "semplice" scontro. E nonostante l'accordo del secolo, così è stato rinominato, si ha la netta sensazione che questo patto alimenti il neocolonialismo.

Fonte: Reuters

Per tre anni abbiamo atteso il risultato dei negoziati per la risoluzione del conflitto israeolo-palestinese che Donald Trump ha affidato a suo genero, per tre anni ci siamo chiesti fino a che punto gli statunitensi si sarebbero spinti (anche osservando le posizioni di politica estera prese dall’amministrazione durante questo primo mandato), ma credo che in pochi ci aspettavamo sarebbero arrivati a questo punto.

Conflitto israelo palestinese: l’accordo del secolo

Quello che è stato definito Deal of the Century non è altro che l’ennesima propaganda di due politici in difficoltà. Non è un caso che questo accordo sia stato presentato proprio ora, a due mesi dalle terze elezioni legislative israeliane da maggio 2019.

Non è un caso che questo accordo sia stato presentato ora, nel clou del processo di impeachment del Presidente Trump e nell’anno delle elezioni presidenziali. Ma soprattutto, non è un caso che al processo di redazione del trattato non siano stati chiamati al tavolo nessuna delle autorità palestinesi.

L’obiettivo è chiaro dall’inizio: presentare un accordo che i palestinesi non accetteranno mai 

Il piano di 181 pagine presenta una divisione delirante del territorio in due Stati, che di fatto due Stati non sono. Se si osserva attentamente la cartina proposta, la Cisgiordania diventerebbe un arcipelago, non una regione unita. A Israele verrebbero consegnati altri territori che ad oggi sono parte integrante della Cisgiordania come tutta la Valle del Giordano, la striscia di terra che divide oggi la Cisgiordania dalla Giordania, Gerusalemme resterebbe capitale dello Stato ebraico e la Cisgiordania verrà collegata con Gaza con dei tunnel sotterranei.

Insomma, se da Ramallah si vuole raggiungere Gaza, non si può attraversare Israele alla luce del sole, ma si deve attraversare un tunnel sotterraneo di 20 km come topi. In aggiunta, nel minimo territorio che verrebbe concesso ai palestinesi, saranno considerati ancora legali i settlement dei coloni israeliani.

In sintesi, gli americani hanno esportato un nuovo prodotto in Medio Oriente oltre alla millantata democrazia: la pratica delle riserve che hanno imposto ai nativi americani. Come possono parlare di “due popoli per due Stati” proponendo una soluzione del genere?

Conflitto israelo palestinese: il Mediatore è Jared Kushner

Parliamo di Jared Kushner, genero di Trump e ideatore di questa follia. Per poter anche minimamente pensare di poter ricoprire il ruolo di mediatore nel conflitto più longevo dell’ultimo secolo, Jared Kushner avrebbe dovuto essere una personalità carismatica, competente, con una carriera diplomatica alle spalle, ma soprattutto imparziale. Invece, dopo essere stato ammesso all’università di Harvard grazie a una tangente di due milioni e mezzo di dollari, e dopo aver fallito nella carriera immobiliare, Trump ha pensato che Kushner fosse abbastanza competente da redigere il cosiddetto Accordo del Secolo. In quanto all’imparzialità, basta fare una ricerca rapida su Google per trovare i legami tra Kushner e diverse personalità importanti in Israele.

È utile mettere in evidenza anche i metodi comunicativi di Kushner. In una recente intervista ha definito le vite dei palestinesi tristi e patetiche, a dimostrazione della totale incompetenza diplomatica di quest’uomo, oltre alla totale mancanza di tatto e imparzialità.

Conflitto israelo palestinese: dominio coloniale

Quando si parla di accordo, è necessario che entrambe le parti si siano sedute a un tavolo e abbiamo trovato una soluzione comune. Non è stato così. Ennesima dimostrazione che ormai il conflitto israelo-palestinese abbia perso la sua forma di guerra per essere nella sua totalità un dominio neocoloniale.

Un aspetto che storicamente prescinde da Trump, il quale ha solo il “merito” di aver reso più plateale un approccio di tipo colonialistico alle relazioni internazionali, in base al quale i diritti diventano octroyés e le concessioni vengono ritenute delle virtù, e non degli obblighi da parte dello Stato. Il tutto è reso più evidente dalle promesse di invio di 50 miliardi di dollari ai palestinesi nel caso in cui accettassero l’accordo, loro “ultima occasione” per creare il loro Stato.

Non c’è e non c’è mai stato dal 1948 ad oggi uno Stato palestinese sovrano con una continuità territoriale: ci sono una serie di enclavi palestinesi sorvegliate dall’Esercito israeliano e minacciate nella loro integrità e contiguità dal proliferare degli insediamenti coloniali israeliani, illegali secondo il diritto internazionale e secondo diverse risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e che configurano e rafforzano un vero regime di apartheid, de jure e de facto.

Ciò diventa ancora più evidente nel momento che osserviamo la mappa dell’accordo: le enclavi palestinesi diventano delle macchie all’interno di Israele, i cui governi hanno storicamente preteso che i palestinesi riconoscano la natura ebraica dello Stato, facendo perdere il concetto di laicità, essenziale in uno Stato con diversi gruppi religiosi, e rendendo quindi legittima la presenza di cittadini di serie A e B sul base etnico-religiosa.

Conflitto israelo palestinese: accordo o segregazione di fatto?

L’idea di Trump e Netanyahu è quindi quella di rendere ufficiale questa realtà: una nuova e legittima apartheid, esattamente come in Sudafrica. Ci sono sia elementi del “petty apartheid”, cioè le segregazioni di fatto, proprio come in Israele con alcune strade separate per palestinesi ed israeliani, e del “grand apartheid”, cioè le leggi che legalizzavano questa segregazione.

Ai palestinesi viene presentata l’unica alternativa di essere cittadini di uno “Stato” composto essenzialmente da tre aree. Area A, area B e Striscia di Gaza, non adiacenti, puntellate di settlement popolate da coloni di un altro Stato, sorvegliate dall’Esercito di un altro Stato e collegate tra loro da tunnel sotterranei.

Chiamare Stato quello che viene promesso ai palestinesi è, oltre che fantasioso, completamente lontano dalla definizione di Stato-nazione data dal diritto internazionale.

Conflitto israelo palestinese: porterà alla pace? No

Questo accordo non porterà mai alla pace, come hanno dimostrato da una parte le legittime reazioni dell’Autorità Nazionale Palestinese che ha deciso di interrompere le relazioni diplomatiche con Washington e Tel Aviv da una parte, e il lancio di missili dalla Striscia di Gaza dall’altra. Troppo silenziosa è, invece, la reazione dei Paesi arabi che, con l’eccezione della Giordania, stanno osservando in silenzio senza prendere una posizione netta. Quello che è certo è che continuare a proporre un accumulo di atti unilaterali, che ai palestinesi offrono solo la scelta tra subire l’occupazione ed essere cittadini di seconda categoria, non costituisce in alcun modo un piano di pace. Al contrario, prepara il campo a nuovi drammi.

Redazione CiSiamo
La Redazione di CiSiamo.info è pronta a parlarvi di attualità, cronaca, politica, spettacolo, sport, cultura, cercando sempre di portare alla vostra attenzione i fatti più interessanti e più rilevanti che la contemporaneità ci mette davanti. Siamo pronti a far scorrere le dita sulle nostre tastiere. Noi Ci Siamo, e voi? Seguiteci sui social.