Trump, i Democratici e l’Impeachment dimezzato

È andato tutto come previsto. Donald Trump è il terzo Presidente della storia degli Stati Uniti d’America a subire il voto di impeachment. La Camera dei Rappresentanti ha votato nella serata di mercoledì i due articoli ai danni di Trump, accusato di abuso di potere e ostruzione al Congresso, in relazione allo scandalo Ucrainagate.

L’impeachment è passato ad ampia maggioranza: 230 a favore (229 Dem e 1 Indipendente), 197 contrari (195 Repubblicani e 2 Dem) per l’articolo di abuso di potere, 229 a favore (228 Dem e 1 Indipendente) e 198 contrari (195 Repubblicani e 3 Dem) per l’ostruzione al Congresso. Solo una deputata a sorpresa ha votato “presente”, un modo per esprimere la propria astensione, per entrambi gli articoli: si tratta di Tulsi Gabbard, Democratica delle Hawaii e candidata alle Primarie 2020.

“Non ci ha dato altra scelta”

“Il Presidente non ci ha dato altra scelta se non quella di procedere con l’impeachment, oggi siamo qui per difendere la democrazia per il popolo americano”. Aveva scelto queste parole, la Speaker della Camera USA Nancy Pelosi, nel discorso che aveva aperto il dibattito sugli articoli di impeachment, martedì pomeriggio.

Un discorso severo e orgoglioso, di una manciata di minuti, pronunciato di fianco a un cartello raffigurante la bandiera americana e la frase “To the Republic for Which It Stands”, giuramento che in genere viene fatto in nome della bandiera, quando si assume un incarico negli Stati Uniti: “Se non agiamo ora, tradiremo il nostro dovere”, aveva aggiunto Pelosi.

Secondo i Democratici, Trump avrebbe congelato fondi militari destinati all’Ucraina, in cambio della promessa da parte del presidente Volodymyr Zelens’kyj di aprire un’indagine su Joe Biden, avversario politico di Trump nel 2020. “Ho bisogno che tu ci faccia un favore”, aveva detto il Presidente USA alla sua controparte Zelens’kyj in una conversazione telefonica lo scorso luglio, la cui trascrizione sommaria è stata resa pubblica dallo stesso Trump.

La Speaker Pelosi era stata tra le più prudenti sull’impeachment nel suo primo anno alla guida della Camera dei Rappresentanti, ben consapevole che una guerra di logoramento avrebbe potuto danneggiare più i Democratici del Presidente, come al momento i sondaggi sembrano confermare. La pubblicazione di quella telefonata, però, ha convinto anche Pelosi. E con lei anche i Dem più moderati.

“La visione dei nostri padri fondatori della repubblica è minacciata dalle azioni della Casa Bianca”, ha dichiarato Pelosi nel suo intervento, definendo “tragico che le azioni incoscienti del Presidenti rendano l’impeachment così necessario”.

Ma Trump cresce

Il Presidente Donald Trump durante un comizio a Las Vegas (Foto Flickr: Charlotte Cuthbertson/The Epoch Times)

Il voto è arrivato al termine di più di due mesi di deposizioni a porte chiuse e audizioni pubbliche, in cui diversi diplomatici di alto rango hanno confermato la presenza di un canale diplomatico “ombra” tra Stati Uniti e Ucraina, guidato dall’avvocato personale del Presidente, Rudy Giuliani e riconducibile a Trump.

“Tutti erano nel giro” aveva detto sotto giuramento in commissione Intelligence l’ambasciatore USA in Ucraina, Gordon Sondland, riferendosi anche al Segretario di Stato Mike Pompeo e all’ex consigliere alla sicurezza nazionale, John Bolton.

Un voto, quello dell’impeachment, che però arriva in un periodo in cui i sondaggi continuano paradossalmente a sorridere a Trump, che proprio nella serata di mercoledì ha tenuto un comizio in Michigan seguito da più di 9mila persone e il cui indice di approvazione è salito in questi giorni al 43,4% – dato del 18 dicembre, mai così alto dal marzo 2017, secondo l’organizzazione americana esperta di sondaggi FiveThirtyEight.

“Il Paese sta andando bene come mai prima e l’impeachment è un suicidio politico”, ha dichiarato Donald Trump nel suo comizio. Il Presidente è stato accolto da una folla bollente, che non ha fatto mancare insulti alla CNN, l’emittente che in questi mesi ha intrapreso più di tutte una dura battaglia contro il Presidente: “Avete visto i numeri dei miei sondaggi nelle ultime quattro settimane?”, si è chiesto Trump, aggiungendo: “Hanno cercato di condannarmi all’impeachment da quando mi sono candidato ma i Repubblicani non sono mai stati così uniti come lo sono oggi”.

Che cos’è l’Ucrainagate

Lo scandalo Ucrainagate è scoppiato lo scorso settembre, quando un whistleblower (un informatore anonimo) ha lanciato l’allarme su una serie di contatti sospetti intercorsi tra le istituzioni americane e quelle ucraine.

In particolare, è stata la chiamata tra Donald Trump e la sua controparte Volodymyr Zelens’kyj, a destare preoccupazione tra gli ambienti diplomatici. Nello scambio telefonico infatti Trump aveva preteso da Zelens’kyj l’annuncio di un’indagine di corruzione verso i Biden.

Secondo l’accusa dei Democratici, quella richiesta era legata direttamente ai 400 milioni di dollari di aiuti militari destinati all’Ucraina, che Trump avrebbe congelato per sollecitare Zelens’kyj ad annunciare le indagini, senza per altro mai riuscirci.

E ora al Senato

Se alla Camera la maggioranza è in mano ai Democratici, al Senato i numeri sorridono ai Repubblicani che possono contare su 53 Senatori. Sono 47, infatti, quelli di minoranza: 45 Democratici e 2 Indipendenti. E sarà proprio questo ramo del Congresso a decidere se Trump debba essere rimosso e quindi condannato all’impeachment o assolto e quindi libero di terminare il mandato.

Non è ancora certo il giorno in cui il processo inizierà (Pelosi non ha precisato quando trasmetterà i due articoli di impeachment al Senato), ma è chiaro fin da ora che la rimozione di Trump sarà molto improbabile. Nessun Presidente nella storia degli Stati Uniti è stato costretto a lasciare la Casa Bianca perché vittima di impeachment alla Camera: né Andrew Johnson nel 1868 né Bill Clinton nel 1998, né tantomeno Richard Nixon che si dimise prima che la Camera esprimesse il proprio voto.

Non solo, per rimuovere un Presidente di impeachment il Senato deve esprimersi con una maggioranza di due terzi. Questo significa che i Dem saranno costretti a cercare il supporto anche di una ventina di Repubblicani. Un orizzonte in questo momento complicato e che rischia di rendere questo procedimento un impeachment “dimezzato”.