Cina, “Violazione sistematica dei diritti umani” contro minoranze

Due inchieste in meno di due settimane hanno raccontato le repressioni del governo cinese sulla minoranza musulmana degli uiguri. I report parlano di "violazione sistematica dei diritti umani"

Violazione sistematica dei diritti umani delle minoranze nello Xinjiang
Violazione sistematica dei diritti umani delle minoranze nello Xinjiang

Un report del Consortium of Investigative Journalism ha svelato una “violazione sistematica dei diritti umani su scale industriale” in Cina, ai danni della minoranza musulmana degli Uiguri. Secondo l’Icij, nella regione dello Xinjiang sarebbe in atto un sistema di monitoraggio e videosorveglianza dalle sembianze orwelliane. Il governo cinese ha bollato i report come “pura invenzione e fake news“.

Cina, violazione dei diritti umani delle minoranze

Proprio in queste ore, un nuovo report di 24 pagine è stato pubblicato dall’International Consortium of Investigative Journalism (Icij). Secondo il consorzio, in Cina esisterebbero centri di detenzione dedicati prevalentemente alla minoranza musulmana degli Uguri. In questi centri, esisterebbero strumenti tecnologici usati da Pechino per realizzare un “massiccio sistema di sorveglianza e identificazione”. Lo scopo è quello di facilitare gli arresti e la detenzione della popolazione musulmana nello Xinjiang, remota provincia nord occidentale del Paese. Le azioni repressive messe in atto dal governo cinese non sono una novità. Tuttavia, dal report dell’Icij emerge come “il potere della tecnologia sia in grado di guidare una violazione sistematica dei diritti umani su scala industriale”.

La polizia, secondo i documenti pubblicati dal consorzio, userebbe una piattaforma chiamata Ijop (Integrated Joint Operation Platform) per raccogliere e classificare dati personali e informazioni catturate dalle telecamere a riconoscimento facciale. Questi dat, inoltre, verrebbero elaborati da sistemi di intelligenza artificiale per meglio identificare e mappare i residenti dello Xinjiang. Pechino si servirebbe anche dell’app Zapya, una piattaforma di comunicazione diffusa nella minoranza musulmana, per identificare e raccogliere informazioni sulle minoranze della popolazione senza il loro consenso. A queste accuse, il governo cinese ha risposto con una scrollata di spalle, bollando il tutto come privo di fondamento.

Redazione CiSiamo
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