Proteste Hong Kong al Politecnico: “Arrendetevi”

Continuano le proteste a Hong Kong, dove all’alba sono avvenuti scontri al Politecnico PolyU. I manifestanti infatti hanno provato a fermare l’avanzamento della Polizia, che aveva avvertito che avrebbe inziato ad usare munizioni vere se gli attacchi non si fossero fermati.

La polizia di Hong Kong, nel frattempo, ha lanciato l’appello alla resa agli studenti arroccati nel campus. Hanno invitato a deporre le armi e uscire ordinatamente. I portavoce della Polizia hanno poi fatto sapere che saranno arrestati tutti, perché “sospettati di rivolta”. Già nello scoso weekend la polizia aveva arrestato diverse persone, 154 in totale.

Le proteste a Hong Kong al Politecnico

Gli scontri sono avvenuti alle prime luci dell’alba, quando la Polizia ha cercato di fare irruzione al politecnico per sgombrare i 200 manifestanti asserragliati all’interno. Ma gli studenti hanno risposto con molotov, mattoni e altre armi improvvisate con i materiali che avevano a disposizione. Inoltre, i manifestanti hanno appiccato il fuoco all’ingresso principale, scatendando un incendio. La polizia non ha potuto che ritirarsi, facendo però sapere di aver sospeso l’uso della forza solo temporaneamente. L’obiettivo era permettere agli studenti di lasciare il campo di propria volontà. La polizia infatti ha chiesto a “tutti quelli all’interno dell’università del Politecnico di lasciare le armi e gli oggetti pericolosi, togliersi le maschere anti-gas e andarsene in maniera ordinata”.

La tensione rimane alta, dopo un intero giorno di assedio. Il primo bilancio degli scontri cominciati domenica 17 novembre parla di 38 persone ferite. Gli arresti sono stati almeno 40, ma il numero potrebbe salire fino a un centinaio. Nella giornata di domenica, un agente è stato ferito al polpaccio da una freccia, e l’episodio ha scatenato la reazione delle forze dell’ordine, che hanno minacciato di aprire il fuoco.

Il timore dell’intervento della Cina

Ma c’è anche un altro timore che avanza: quello che la Cina possa mandare delle truppe per porre fine ai disordini. Infatti, Pechino ha fatto sapere che non tollererà il dissenso. I timori paiono fondati. Visto che il 16 novembre i soldati dell’esercito di Liberazione Popolare cinese, di stanza a Hong Kong, sono scesi per la prima volta in campo dall’inizio delle proteste anti-governative. L’ambasciatore cinese in Italia, Li Junhua, ha avvertito: “Qualora la situazione continuasse a peggiorare, il governo centrale cinese non resterà seduto a guardare”. Ma anche gli Usa hanno detto la loro, condannando l'”ingiustificato uso della forza” a Hong Kong e chiedono di “trattenersi dalla violenza e impegnarsi in un dialogo costruttivo”.

Il nuovo blitz

In mattinata, diverse decine di manifestanti vestiti di nero e con mascherina sono tornati a bloccare Nathan Road all’altezza del Mira Mall. Per questo, i negozi della zona sono rimasti chiusi e la polizia è dovuta intervenire.

Redazione CiSiamo
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