Sergio Mattarella, uno statista alla Casa Bianca (contro le saette di Trump)

Oggi, mercoledì 16 ottobre, è avvenuto l'incontro tra il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e il presidente americano Donald Trump.

Che la visita di Sergio Mattarella a Washington non arrivasse in un momento di quiete negli Stati Uniti, il Presidente della Repubblica lo sapeva ben prima di decollare da Roma. Ma un botta e risposta così secco, come quello avvenuto allo Studio Ovale della Casa Bianca con Donald Trump sul tema dei dazi, nella mattinata di oggi, nessuno se lo aspettava.

E il modo con cui Mattarella lo ha gestito, con sobria decisione, ha dato conferma della leadership silenziosa del capo dello Stato, in un’epoca in cui Parlamento e Consiglio dei Ministri sembrano vivere delle giravolte e delle pugnalate alle spalle dettate dai sondaggi.

Battibecco allo Studio Ovale

All’inizio, in realtà, Donald Trump aveva accolto Sergio Mattarella con tutti gli onori del caso. “È un grande onore ricevere un uomo molto rispettato come lei. È un piacere riceverla alla Casa Bianca”, ha detto, con una solida stretta di mano, il presidente USA. E ancora: “I rapporti con l’Italia sono ottimi, non sono mai stati così buoni”.

Da questo momento in poi, però, le frizioni sono iniziate. E si sono inasprite. Prima Trump ha criticato l’Italia “per essersi lamentata a lungo delle quote da pagare per la NATO”, dicendosi felice che grazie a lui “per la prima volta tutti stanno pagando in tempo”. Poi il Presidente americano, che ha preso il palcoscenico dallo Studio Ovale parlando per la maggior parte del tempo, in un incontro durato circa 40 minuti e a telecamere accese, si è focalizzato sui dazi.

La guerra dei dazi a Washington

Le nuove tariffe commerciali imposte dagli USA sono state rese possibili a seguito del recente via libera della World Trade Organization, che ha punito i Paesi dell’area UE per i sussidi dati nel corso degli anni ad Airbus. Un consorzio, Airbus, di cui l’Italia nemmeno fa parte. Ma di cui il Made in Italy, con cui tra gli altri il parmigiano reggiano, è stato parte lesa.

Trump ha difeso, a più riprese, la scelta di imporre i dazi anche all’Italia. Una scelta dettata anche dal disavanzo commerciale a favore del nostro Paese, di cui il Presidente USA si lamenta fin dal primo giorno della sua amministrazione.

Ma quando Mattarella è riuscito a prendere la parola, facendo notare al presidente americano che da qui a qualche mese è atteso un verdetto speculare sempre del WTO, che punirà invece gli Stati Uniti per i sussidi che gli USA hanno dato a Boeing, il Presidente americano non l’ha presa bene. E ha risposto in modo glaciale: “Da parte dell’Europa non ci possono essere ritorsioni, perché con la decisione del WTO ora siamo pari: ci hanno dato ciò che ci dovevano”.

Mattarella ha tenuto

Da quando è iniziata l’era Trump, le visite dei capi di Stato allo Studio Ovale si sono trasformate spesso in vere e proprie conferenze stampa, precedenti al punto stampa ufficiale. Se fino al 2016, con Bush e Obama, per i giornalisti allo Studio Ovale c’era solo il tempo per qualche foto e per assistere a una manciata di minuti dell’incontro prima della conferenza, ora è cambiato tutto. E Trump ha usato queste occasioni per lanciare i suoi messaggi a parti terze.

È successo di recente con il Presidente della Finlandia, Sauli Niinistö, che ha dovuto assistere a minuti e minuti di scontro tra Trump e la stampa americana in silenzio. Stava per accadere anche a Mattarella che però, visibilmente contrariato per il monologo del suo omonimo, sulla domanda sui dazi ha alzato una mano, come per dire: “Ora rispondo io”. E ha risposto.

Prima ha ricordato che la partnership italo-americana “è solida e storica”, un legame “transatlantico ma anche umano”. Poi il passaggio, diplomaticamente molto forte, sulla guerra commerciale che sta penalizzando il nostro Made in Italy: “La decisione del WTO sulla Boeing tra qualche mese porterà a una reazione sul tema dei dazi da parte dell’Europa e poi a cercare un punto di incontro. Tanto vale cercarlo subito”.

Colpo su colpo

Un punto su cui Mattarella è tornato, qualche ora dopo, durante la conferenza stampa. “Una guerra dei dazi è controproducente per tutti”, ha detto il capo dello Stato. Che ha preso posizione, come raramente è stato visto fare dall’inizio del suo Settenato, anche su Nato e Siria.

“ll problema è che l’Italia sta pagando solo l’1,1% del proprio PIL, invece del 2%. Solo 8 dei 28 Paesi stanno pagando il 2% ed è qualcosa che dobbiamo sistemare”, ha detto Trump sui contributi Nato dei Paesi dell’eurozona. “L’Italia resta, oltre che il quinto contributore economico dell’alleanza, anche il secondo contributore dopo gli USA per il numero di militari inviati nelle missioni militari. Vorrei ricordare che proprio in questo momento sei F35 italiani stanno pattugliando i cieli dell’Islanda per rassicurare sicurezza e pace”, ha risposto Mattarella.

Poi la Siria

E poi la Siria. Donald Trump è stato molto duro, ha detto che il suo obiettivo sia “riportare indietro i nostri ragazzi dal medio-oriente” e ha tirato le orecchie al senatore repubblicano Lindsey Graham (North Carolina) che lo aveva criticato: “Gli americani del North Carolina sono preoccupati di risolvere Obamacare e tasse, non dei soldati in Siria” ha detto Trump.

Che ha annunciato nuove sanzioni contro la Turchia, attirando una frecciata, sempre sobria, del Presidente della Repubblica: “Le sanzioni non sono una soluzione, anche se possono diventare necessarie. La soluzione è lo stop a tutte le operazioni militari”.

La pace solo su Colombo

L’unico tema su cui i due capi di Stato si sono ritrovati pienamente in sintonia è sembrato essere la figura di Cristoforo Colombo. Perché se Trump ha detto, alla fine, di non voler usare il pugno duro contro l’Italia sui dazi commerciali (“Potrei risolverla subito, ma non voglio essere duro”) auspicando un accordo con l’Europa (“Anche perché una guerra la vincerei subito”), gli screzi non sono mancati.

Ed è stato Colombo a fare da paciere. “L’Italia e l’America condividono una grande tradizione e il Columbus Day è il giorno che lo testimonia. A qualcuno non piace, a me sì”, ha detto Trump.

“Vorrei riprendere il riferimento alla figura di Cristoforo Colombo, una personalità che ha aperto gli orizzonti. E a giudicare dalla posizione dell’America nel mondo possiamo dire abbia fatto un buon lavoro” ha concluso Mattarella. Con sobrietà, e con un sorriso.

Davide Mamone
Nato a Milano, giornalista pubblicista, Davide Mamone vive e lavora a New York, dove è collaboratore del quotidiano milanese Mi-Tomorrow. I suoi reportage dall’America sono stati pubblicati su 7 Corriere, L'Espresso e InsideOver - Il Giornale. Appassionato di politica nazionale e internazionale, si occupa anche di diritti umani e scrive dall'ONU. Di origini palermitane, sogna la California.