Asia Ramazan Antar: la storia dell’eroina curda oggi dimenticata

Asia Ramazan Antar è stata il simbolo della resistenza curda contro l'Isis, celebrata quando i curdi combattevano per noi, dimenticata quando hanno iniziato a combattere solo per loro stessi.

Asia Ramazan Antar
Asia Ramazan Antar

Asia Ramazan Antar è stata il simbolo della resistenza curda contro l’Isis. Classe 1996, si è arruolata tra le file del Ypj, la milizia femminile curda interna allo Ypg (Unità di protezione popolare) impegnata a combattere lo stato islamico, nel 2014. Aveva 18 anni. Le sue omologhe occidentali, a quell’età, sono di solito impegnate, giustamente, a prepararsi per il loro diciottesimo compleanno. Prendono lezioni di scuola guida. Negli Stati Uniti, come si vede in una miriade di film e serie televisive, le giovani hanno come un’unica preoccupazione quella di scegliere il vestito migliore per il ballo scolastico. Asia Ramazan Antar no, lei, vestita con la tuta mimetica – che non abbandonerà mai più -, aveva preso in braccio per la prima volta un fucile.

Ypj, la milizia femminile curda

Asia Ramazan Antar, il simbolo della resistenza curda

La giovane è quindi presto divenuta un simbolo, nel suo Paese, ma soprattutto in Occidente. Un simbolo di libertà, di lotta contro il terrorismo e un simbolo femminista. Divenne, infatti, un simbolo per le donne anche per la sua storia personale, e non solo perché, come gli uomini, stava combattendo in prima linea contro le bandiere nere dello Stato islamico. Infatti, Asia si era sposata giovanissima attraverso un matrimonio organizzato dalla sua famiglia. Tuttavia, dopo tre mesi, è stata in grado di divorziare grazie alle nuove leggi nella regione curda a seguito del conflitto del Rojava, che vietano i matrimoni combinati e la poligamia.

Intendiamoci, non fu l’unica ragazzina, e tanto meno l’unica donna curda, a scendere in trincea per combattere contro lo Stato islamico, a combattere per la propria terra. Lei è però diventata un simbolo, mentre molte altre combattenti no. Questo semplicemente perché era bellissima. E si sa, in Occidente le donne belle conquistano sempre le prime pagine dei giornali. Segue la cronaca locale, lo sport, l’oroscopo e infine vengono le tragedie lontane, quelle che “non ci toccano”.

Asia Ramazan Antar

Ma va bene così. Anche grazie alla sua bellezza, che le fece guadagnare il soprannome di ‘Angelina Jolie curda‘, in Europa e negli Stati Uniti si iniziò a parlare più attivamente della guerra in Siria. Altrimenti, difficilmente sarebbe successo.

La morte

Asia morì nel 2016, a soli vent’anni, nel corso di una feroce battaglia contro l’esercito dell’Isis nel nord della Siria, dopo aver partecipato alle battaglie cruciali per la riconquista della sua terra. La notizia della caduta della giovane fu data dalla pagina Facebook “We want Freedom for Kurdistan” (Libertà per il Kurdistan).

La sua morte fu ripresa, senza nemmeno approfondire troppo, da tutti i telegiornali e i media dell’epoca. Qualche pezzo, qualche omaggio, seguì negli anni avvenire. E poi basta. Il simbolo era servito al suo scopo e ora non serviva più.

La ripresa della guerra in Kurdistan

Oggi il Kurdistan è di nuovo in guerra. Dopo essere stato il primo scudo e la prima spada dell’Occidente contro l’Isis (che non aveva mai nascosto di voler “marciare su Roma”), è stato abbandonato da quest’ultimo, e invaso dalla Turchia. L’esercito degli Stati Uniti, su ordine del Presidente Donald Trump, ha abbandonato la zona. Lo stesso presidente avrebbe anche dichiarato: “Siamo amici dei curdi, ma loro non ci hanno aiutato durante lo sbarco in Normandia“.

Certo, qualche politico, anche in Italia, ha già reagito e “protestato” contro l’invasione. Il nostro Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha convocato l’ambasciatore turco in Italia alla Farnesina per chiedere un “immediato cessate il fuoco”. L’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha poi chiesto di “fare di più”. Sulla stessa linea si sono mossi molti politici, di tutta Europa e di tutto il modo. È difficile, tuttavia, almeno per adesso, distinguere chi si sta impegnando veramente da chi vuole avere solo un attimo di notorietà.

Per adesso, infatti, rimane una sola certezza: abbiamo celebrato Asia e i curdi quando combattevano per noi, li abbiamo dimenticati e abbiamo voltato loro le spalle quando hanno iniziato a combattere solo per loro stessi.

Asia Ramazan Antar, morta il 30 agosto 2016
Redazione CiSiamo
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