Quanti Repubblicani contro Trump, sulla decisione in Siria

I Repubblicani americani si scagliano contro il loro Presidente repubblicano. La scelta di Donald Trump di ritirare i soldati dal nord-est della Siria, dove si trovano le milizie curde sostenute fino a ieri dagli Stati Uniti, è stato visto come un vero e proprio tradimento da parte di molti analisti e addetti ai lavori.

Repubblicani contro Trump, sulla decisione in Siria

I curdi in primis, certo, si sono sentiti abbandonati dal principale alleato americano nella guerra contro l’ISIS. Non più tardi di fine agosto, infatti, proprio le milizie curde avevano accettato di ritirarsi dagli avamposti di confine tra Siria e Turchia, in virtù di un accordo stilato tra Trump e il presidente turco Erdogan, ricevendo dal governo USA la garanzia di essere protetti.

Il repentino dietrofront di Trump invece, che ritirando le truppe al confine con la Siria permette alla Turchia di invadere quell’area agevolmente, ha sorpreso molti dei suoi. E le critiche non sono mancate: dal senatore Mitch McConnell, leader repubblicano al Senato, al senatore filo-trumpista Lindsey Graham, fino all’ex ambasciatrice alle Nazioni Unite, Nikki Haley.  

“Come la logica seguita da Obama in Iraq”

Una “grande vittoria per Iran e Assad” e una “grande vittoria per l’ISIS”. Con queste parole, molto dure, il senatore Lindsey Graham ha criticato la scelta di Trump, sugli schermi di Fox News. Un episodio inusuale. Graham, esperto politico repubblicano dal South Carolina, ha sempre difeso a spada tratta, negli ultimi 12 mesi, tutte le mosse del Presidente, compresi gli ultimi sviluppi sull’impeachment. E gli schermi su cui ha dichiarato quelle parole, Fox News, sono quelli di un network filo-trumpiano per eccellenza, in America.

Nonostante questo, “la mossa di Trump è miope e irresponsabile”, ha proseguito Graham, motivo per cui “farò tutto quello che potrò per sanzionare la Turchia qualora dovesse mettere piede nella parte nord-orientale della Siria”. Una mossa che, ha lanciato ancora una frecciatina Graham, gli ha ricordato l’amministrazione Obama: “Se non vedessi il nome di Donald Trump nel tweet, penserei fosse la logica seguita da Obama per ritirarsi dall’Iraq”.

A fargli eco, il leader del Senato Mitch McConnell che lo ha definito “un ritiro precipitoso delle truppe” che beneficerà “la Russia, l’Iran, il presidente siriano Bashar al-Assad e lo Stato Islamico”. Il presidente USA, ha detto McConnell, “dovrebbe esercitare la leadership americana”.

Trump e la sua “grande e ineguagliabile saggezza”

Un monito che, però, non verrà seguito da Donald Trump. Che dopo aver annunciato via Twitter la decisione di ritirare le truppe dalla Siria, tradendo la parola data ai curdi, ha aggiunto: “Se la Turchia farà qualcosa che io, nella mia grande e ineguagliabile saggezza, considero off-limits, distruggerò e cancellerò totalmente la loro economia (l’ho già fatto prima!)”. Per Trump, “gli USA hanno fatto molto più di quanto qualsiasi persona si sarebbe aspettato, inclusa la sconfitta del 100% del Califfato islamico”.

Parole, come sempre, di fuoco, pronunciate da un Presidente che continua a dettare un’agenda diversa da tutte le altre, in politica interna come in politica estera. Posizioni non capite questa volta da molti altri dei suoi, come la deputata repubblicana del Wyoming Liz Cheney (“È un errore catastrofico, questa decisione ignora la lezione dell’11 settembre”) o come il senatore della Florida Marco Rubio (“Un grave errore che avrà implicazioni ben oltre la Siria”).

L’invasione turca? Ci sarà

Dopo le critiche ricevute, Trump ha usato parole di conforto per i curdi, dicendo che “hanno combattuto con noi”, ma anche che “sono stati pagati molti soldi e hanno avuto molto equipaggiamento per farlo”. E non ha cambiato idea sul fatto che debbano essere la NATO e l’Europa, ora, a sistemare quanto rimasto del caos siriano, con Russia e Turchia.

E lo stesso Trump ha mostrato di voler valorizzare di più il rapporto con Erdogan, presidente turco, piuttosto che rimanere coerente con quanto promesso agli (ormai ex) alleati curdi non più tardi di 90 giorni fa. Con l’abbandono delle truppe americane, infatti, l’avanzata di Erdogan viene data per scontata da quasi tutti gli esperti di politica estera.

Anche l’ex ambasciatrice Haley contraria

Un progetto, quello di Erdogan, piuttosto chiaro: ritagliarsi la fetta di territorio siriano in cui si trovavano gli USA fino a ieri usando la forza contro i curdi e riversare in questo territorio conquistato una parte dei 3,6 milioni di profughi siriani scappati negli ultimi anni da Damasco. Un progetto in cui, però, ci si attende che molto sangue possa essere ancora versato.

E a ricordarlo è la stessa ex ambasciatrice all’ONU degli Stati Uniti, Nikki Haley. Un’altra Repubblicana di ferro, che non ha mai fatto mancare il suo supporto a Trump quando ha servito l’America dal Palazzo di Vetro. E che all’annuncio del ritiro delle truppe USA dal nord-est della Siria ha twittato: “Dobbiamo sempre supportare i nostri alleati, se loro si aspettano che noi li supporteremo. I curdi sono strumentali per il nostro successo nella battaglia contro l’ISIS in Siria. Lasciarli morire è un grande errore”.

Davide Mamone
Nato a Milano, giornalista pubblicista, Davide Mamone vive e lavora a New York, dove è collaboratore del quotidiano milanese Mi-Tomorrow. I suoi reportage dall’America sono stati pubblicati su 7 Corriere, L'Espresso e InsideOver - Il Giornale. Appassionato di politica nazionale e internazionale, si occupa anche di diritti umani e scrive dall'ONU. Di origini palermitane, sogna la California.