La polizia spara a Hong Kong, e adesso?

La nebbia dei lacrimogeni e l’acqua sparata dagli idranti della polizia. Le sirene dell’ambulanza e gli incendi. Le proteste e uno sparo. Nel giorno del 70esimo anniversario del regime comunista in Cina, Hong Kong si è trasformata in un campo di battaglia per le proteste. E per la prima volta dall’inizio delle dimostrazioni, che sono iniziate lo scorso 31 marzo contro la legge anti-estradizione, la polizia ha aperto il fuoco.

Chi è la vittima: un liceale di 18 anni

A riprendere la scena del ferimento è stato un video, pubblicato su Twitter, che ha fatto presto il giro del mondo. Un agente di polizia cinese ha sparato a distanza ravvicinata a un manifestante che, secondo quanto riportato dal South China Morning Post, sarebbe uno studente liceale di 18 anni. Lo sparo è avvenuto, ha detto la polizia che ha confermato l’accaduto, perché l’agente si sarebbe sentito in pericolo di vita mentre lui e i suoi colleghi venivano aggrediti dai manifestanti.

I video che girano in rete mostrano tutta la violenza delle scene. Da una parte i manifestanti che attaccano gli agenti, con i volti coperti e degli scudi improvvisati, con ombrelli e spranghe. Dall’altra l’agente che, a distanza ravvicinata e ad altezza uomo, apre il fuoco contro il giovane. Non è ancora nota l’identità del manifestante colpito dal proiettile, le cui immagini girate sui social sono piuttosto intense, ma secondo quanto riportato dalla stampa locale è stato trasferito d’urgenza al Queen Elizabeth Hospital. Non sarebbe in pericolo di vita. Anche se il numero dei feriti dopo le proteste continua a crescere: fino ad ora sono 31.

Chi si prende la responsabilità della violenza?

La colpa, come sempre, è della violenza e di chi la perpetra, in ogni sua forma. A scendere in piazza ad Hong Kong sono state centinaia di migliaia di persone, che hanno protestato e protestano a cadenza settimanale in modo pacifico e legittimo, contro una legge scomoda e dai risvolti pericolosi.

La legislazione proposta dal capo esecutivo di Hong Kong Carrie Lam lo scorso febbraio, infatti, per l’estradizione di latitanti verso paesi dove non vi è un accordo di estradizione, potrebbe violare la linea di demarcazione tra i sistemi giuridici che intercorrono tra Hong Kong e la Cina continentale, nota anche come “un Paese, due sistemi”. Secondo la legge anti-estradizione proposta, che per ora è stata bloccata ma che il governo non ha mai ufficialmente ritirato, milioni di persone (residenti o anche semplici viaggiatori) entro i confini di Hong Kong potrebbero essere sottoposte alla giurisdizione dei tribunali controllati dal Partito Comunista cinese.

I tafferugli più violenti

Come per ogni protesta che si rispetti, però, a distinguersi sono stati i manifestanti pacifici da quelli più violenti. Così, se la maggior parte dei cortei si è svolto regolarmente, centinaia di manifestanti hanno intrapreso marce non autorizzate dalle autorità. Finendo per combattere con i poliziotti in assetto antisommossa, ad esempio davanti al municipio chiuso di Tuen Mun, vicino al confine di Hong Kong con la Cina continentale.

Mentre la polizia ha sparato colpi di gas lacrimogeni contro i manifestanti dei quartieri di Sha Tin, Tsuen Wan e Wong Tai Sin. E scene di guerriglia urbana si sono viste anche nel quartiere operaio di Sham Shui Po, dove le proteste contro la legge anti-estradizione hanno fatto il paio con quelle contro l’innalzamento del costo della vita.

Non solo. Lanci di lacrimogeni da parte della polizia sono stati segnalati persino nel quartiere di Wong Tai Sin, vicino a una casa di riposo per anziani, dove dozzine di semplici residenti privi di maschere hanno implorato la polizia di smettere.

Le marce non autorizzate e le proteste di oggi in tutti i distretti sono state, insomma, le più aspre di quest’anno. Anche perché alcuni manifestanti hanno lanciato bombe molotov contro la polizia, che si è vendicata sparando anche proiettili di gomma. Mentre un gruppo di manifestanti ha creato una barricata in centro città, in risposta al cordone realizzato dalla polizia per contenere le proteste.

Che cosa ha detto il presidente cinese Xi   

In questo contesto, il colpo di pistola sparato dall’agente di polizia crea un precedente pericoloso per le manifestazioni che verranno. E in occasione del 70esimo anniversario del discorso in cui il rivoluzionario Mao Zedong annunciò la nascita della Repubblica Popolare Cinese, le parole del presidente cinese Xi Jinping verso Hong Kong non saranno di aiuto.

Nel discorso al termine della parata militare, la più grande mai organizzata nella storia della repubblica cinese, con più di 15mila soldati in marcia e più di 500 mezzi militari coinvolti, Xi non ha mai menzionato direttamente le manifestazioni ma ha lanciato un messaggio chiaro. “La Cina manterrà viva la sua prosperità e il suo controllo su Hong Kong e Macau”, ha detto il presidente. “Nessuna potenza potrà fermare il progresso del popolo cinese e della nostra nazione”.

Davide Mamone
Nato a Milano, giornalista pubblicista, Davide Mamone vive e lavora a New York, dove è collaboratore del quotidiano milanese Mi-Tomorrow. I suoi reportage dall’America sono stati pubblicati su 7 Corriere, L'Espresso e InsideOver - Il Giornale. Appassionato di politica nazionale e internazionale, si occupa anche di diritti umani e scrive dall'ONU. Di origini palermitane, sogna la California.