Chi vuol far saltare il banco tra Stati Uniti e Iran?

A una settimana esatta dalla 74esima Assemblea Generale ONU, a New York, i rapporti tra Stati Uniti e Iran tornano a congelarsi.

Iran e Stati Uniti
Iran e Stati Uniti

A una settimana esatta dalla 74esima Assemblea Generale ONU, a New York, dove fonti diplomatiche danno molto vicino un incontro bilaterale tra il presidente Donald Trump e l’omonimo iraniano Hassan Rouhani, i rapporti tra Stati Uniti e Iran tornano a congelarsi.

Questa volta l’episodio che ha riaperto la crisi è avvenuto in Arabia Saudita, lo scorso sabato 14 settembre. Un attacco, rivendicato dalla milizia filo-iraniana degli Houthi, in cui alcuni droni hanno colpito due delle più grandi raffinerie di petrolio, punto di riferimento del regno saudita. Un’offensiva che ha messo in ginocchio Riad, dimezzando la produzione di greggio e riaccendendo le tensioni diplomatiche nel medio-oriente.

LE MACERIE DEI “DUE PILASTRI”

Già, ma perché un attacco di droni gestito da un gruppo filo-iraniano in Arabia Saudita può far saltare un tavolo a New York tra Stati Uniti e Iran? Per capirlo serve tornare indietro ai tempi in cui il Presidente in America era Richard Nixon.

Correvano, veloci, gli anni ’60 e ’70 quando gli USA, martoriati dalla guerra in Vietnam, cercavano un loro riposizionamento nel medio-oriente. Nacque, così, la strategia di politica estera delle “two pillars”, letteralmente dei due pilastri, partendo da un’idea di fondo semplice: che l’America potesse porsi, a metà, tra Iran e Arabia Saudita, con l’obiettivo di aiutare a trovare un equilibrio diplomatico tra forze non sempre in amorevole armonia tra loro.

OBAMA VS. TRUMP

Nel corso degli ultimi cinquant’anni, la “strategia dei due pilastri” si è dovuta adattare a circostanze diverse. Spesso è venuta a mancare. A volte è stata indebolita e a volte rafforzata, a seconda del colore delle amministrazioni in America. Ma una cosa, oggi, sembra essere certa: di quei due pilastri rischiano di rimanere solo le macerie, specie da quando presidente è Donald Trump.

Se sotto l’amministrazione Obama, infatti, gli USA avevano spostato il baricentro più nel mezzo tra Teheran e Riad, rendendo possibile, ad esempio, l’accordo sul nucleare con l’Iran sottoscritto all’ONU nel 2015, con Trump gli Stati Uniti sono tornati a schierarsi verso una delle due fazioni: l’Arabia Saudita. E l’8 maggio 2018 hanno ufficializzato il loro ritiro dall’accordo ONU di cui, appena tre anni prima, erano stati co-firmatari, accusando l’Iran di non rispettarne i parametri.

DA DOVE SONO PARTITI I DRONI?

Per questo, l’episodio di sabato 14 settembre si ritaglia un peso non indifferente. Perché le raffinerie colpite sono di proprietà della compagnia saudita Aramco, che ha dovuto tagliare nettamente la propria produzione di petrolio. Perché con l’attacco, come ha scritto il magazine Bloomberg, “è stato colpito il cuore dell’industria energetica del regno”. E perché a condurre quell’attacco sono stati gli Houthi, una milizia supportata e finanziata dall’Iran e coinvolta dal 2015 proprio contro Riad nella guerra civile in Yemen.

L’Iran ha smentito ogni accusa di coinvolgimento per quanto accaduto sabato 14 settembre e ancora oggi non si capisce da dove i droni siano partiti. Anche l’Iraq ha negato ogni responsabilità a riguardo e alcune ipotesi dicono che il punto di lancio possa essere stato entro i confini sauditi. Ma la voragine diplomatica intanto è stata riaperta e in una manciata di ore gli sforzi per provare a organizzare l’incontro tra Trump e Rouhani all’ONU sono tornati a rischio.

USA, IRAN E ONU

La consigliera del presidente USA, Kellyanne Conway, ha dichiarato che l’attacco alle raffinerie non aiuta il dialogo, ma il meeting bilaterale non è stato ancora ufficialmente cancellato. Il segretario di Stato USA Mike Pompeo ha lanciato però accuse pesanti all’Iran, per l’attacco dei droni. E il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif su Twitter ha risposto alle accuse, tenendo comunque una porta aperta: “Dare la colpa all’Iran non metterà fine al disastro (in Yemen, ndr). Può farlo accettare le nostre proposte del 15 aprile (…) e iniziare i colloqui”.

La domanda, intanto, rimane la stessa. Le parti sembravano essere vicine come non mai, da quando Trump si è insediato alla Casa Bianca. Chi vuol far saltare il banco tra Stati Uniti e Iran?

Davide Mamone
Nato a Milano, giornalista pubblicista, Davide Mamone vive e lavora a New York, dove è collaboratore del quotidiano milanese Mi-Tomorrow. I suoi reportage dall’America sono stati pubblicati su 7 Corriere, L'Espresso e InsideOver - Il Giornale. Appassionato di politica nazionale e internazionale, si occupa anche di diritti umani e scrive dall'ONU. Di origini palermitane, sogna la California.