11 settembre: le Flag Ladies invitano gli americani a non dimenticare

Le Flag Ladies invitano i loro connazionali a non scordare quanto successo 18 anni fa.

Per diciotto anni in presidio, in ricordo delle vittime degli attacchi terroristici dell’11 settembre, nel cuore di una piccola cittadina del Maine. Quest’anno le commemorazioni degli attentati che hanno cambiato per sempre l’America avranno un sapore diverso. Le “Flag Ladies” di Freeport, infatti, grazioso fazzoletto di terra che si affaccia sulla costa atlantica nel Maine, organizzeranno oggi l’ultimo sit-in della loro vita.

Ogni martedì dalla tragedia

Proprio loro, Elaine Greene, Joann Miller e Carmen Foote, che ogni martedì dall’attentato in cui 2974 persone persero la vita, si sono presentate lì, all’angolo tra Main e School Street per ricordare alla loro comunità di non dimenticare.

«Quando ho visto il secondo aereo, sapevo che saremmo finiti in una brutta situazione», ha detto Elaine Green, intervistata dall’emittente locale News Center Maine. «Quell’immagine mi ha messo in ginocchio – ha aggiunto. E con la preghiera più profonda che credo di aver mai pronunciato, ho detto: “Dio, mostrami cosa posso fare per il mio Paese”».

Ciò che lei, Joann e Carmen hanno deciso di fare è stato scendere in strada ogni martedì, armate di candele e bandiere, accompagnate da sempre più passanti che si sono fermati con loro. Prima incuriositi di capire, poi felici di manifestare.

Freeport si trova a 531 chilometri dal World Trade Center di Manhattan, dove l’inferno degli attacchi ferì l’anima di New York nel 2001 e dove sorge, imponente, la Freedom Tower dal 2013. Ma l’arrivederci delle “Flag Ladies” assume un significato importante, che vale sia nel Maine che a Manhattan: è il passaggio di testimone di due generazioni, la silent generation e i baby-boomers, anche nelle commemorazioni.

Cambio generazionale

Si tratta di quegli americani che, proprio come le “Flag Ladies”, hanno vissuto gli Stati Uniti nell’apice della loro crescita economica e demografica, tra gli anni 60 e 80. Per loro, l’11 settembre ha rappresentato il decadimento finale della prosperità di cui erano stati fautori e spettatori, dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Il messaggio che le “Flag Ladies” sembrano lanciare agli americani più giovani è quindi di non normalizzare le conseguenze dell’11 settembre. A Freeport come a New York. Una città che dopo gli attentati terroristici è cambiata per sempre, ma dove quei cambiamenti sono stati assorbiti, passo dopo passo, nella quotidianità.

Le squadre di polizia nei siti sensibili e i protocolli di sicurezza più irrigiditi. Il controllo degli zaini prima di entrare nelle biblioteche e gli annunci dei conducenti della metropolitana, quando un treno rimane fermo sotto una galleria, dove vengono spiegati i motivi tecnici di quell’attesa (prima dell’attentato non succedeva). Il fascio di luce blu che raffigura le due torri crollate e che compare, ogni anno, i primi giorni di settembre. Milioni di turisti e migliaia di newyorkesi hanno conosciuto solo questa New York. Ma New York non è sempre stata così, e gli americani, dicono le “Flag Ladies” dal Maine, questo non se lo devono dimenticare.

«Abbiamo deciso di fermare i presidi, ma il nostro impegno continuerà fino al nostro ultimo respiro», ha spiegato Elaine Green a News Center Maine. «E siamo certi che quando i cittadini di Freeport vedranno quel punto all’angolo tra Main e School Street si ricorderanno sempre di noi».

Con loro, dovranno farlo i newyorkesi di oggi e di domani.

Davide Mamone
Nato a Milano, giornalista pubblicista, Davide Mamone vive e lavora a New York, dove è collaboratore del quotidiano milanese Mi-Tomorrow. I suoi reportage dall’America sono stati pubblicati su 7 Corriere, L'Espresso e InsideOver - Il Giornale. Appassionato di politica nazionale e internazionale, si occupa anche di diritti umani e scrive dall'ONU. Di origini palermitane, sogna la California.