L’Iran arresta spie della Cia e ne vuole uccidere alcune, Trump: «Tutto falso»

Trump ha commentato l'arresto in Iran relativo alle presunte spie della Cia. Il numero uno della Casa Bianca ha inteso specificare alcuni dettagli.

Donald Trump e la richiesta di impeachment per il caso Ucraina
Donald Trump e la richiesta di impeachment per il caso Ucraina

La crisi nel Golfo fra Iran e Usa diventa anche spy story, o presunta tale. L’Iran ha annunciato infatti di aver arrestato “17 spie addestrate dalla Cia”. A dare la notizia Il direttore generale dei Servizi di controspionaggio di Teheran. A smentirla seccamente con un tweet al vetriolo Donald Trump. Secondo fonti terze alcuni di quegli arresti avrebbero già prodotto, almeno su carta, l’emissione di condanne a morte. I media iraniani, notoriamente in endorsement perenne con il governo, definiscono comunque quegli arresti come una sorta di “colpo di maglio” sulla nuca delle barbe finte di Langley e dell’amministrazione Trump.

La precisazione di Trump sulle spie della Cia

Secondo le notizie diffuse in queste ore gli arrestati avrebbero fornito informazioni su obiettivi sensibili alla Cia, che li avrebbe addestrati in tempi non sospetti. Quando in Iran, specie di questi tempi, si parla di “obiettivi sensibili” si parla di nucleare, poco da fare, e sul tema, specie dopo che Trump si era sganciato dagli accordi l’anno scorso, livori, giochini d’ambasciata e tensioni al limite del parossismo guerriero sono ormai pane quotidiano, anche nei confronti degli alleati storici della casa Bianca, come dimostra la vicenda della petroliera inglese sequestrata tre giorni fa.

Donald Trump però non ci è stato ed ha subito scritto un tweet spiegando che “il rapporto dell’Iran che cattura spie della CIA è totalmente falso. Zero verità. Solo altre bugie e propaganda (come il loro drone abbattuto) emesse da un regime religioso che sta fallendo gravemente e non ha idea di cosa fare. La loro economia è morta e peggiorerà molto. L’Iran è un casino totale”. Poi ha colto l’usta per contraffortare ancor più le sue decisioni politiche sulla repubblica islamica: “Sta diventando sempre più difficile per me voler fare un accordo con l’Iran”. Dal canto suo l’Iran sostiene che le spie che presumibilmente lavorano per la US Central Intelligence Agency sono in stato di fermo per un periodo di un anno. Si tratterebbe di cittadini iraniani che lavoravano in “centri sensibili” nelle strutture militari e nucleari e nel settore privato che “avevano agito indipendentemente l’uno dall’altro”.

Il protocollo della Cia

Ad onor del vero la tecnica delle “celle di alveare”, per cui un operatore di intelligence sul campo lavora senza avere contezza di chi sta perseguendo un obiettivo simile al suo ma in altro contesto logistico e sociale è uno dei protocolli di maggior successo proprio della Cia, ma anche in questo caso la tara alle info è più che mai necessaria. Uno dei compiti chiave del controspionaggio è proprio quello di imbastire situazioni che “portino la firma” delle intelligence e dei Paesi che si vogliono mettere sotto i riflettori.

La nota sulle possibili esecuzioni capitali è inquietante: “Sono state emesse sentenze per queste spie, alcune delle quali devono essere messe a morte come ‘corruttori sulla terra'[un’accusa punibile con la morte in base alle regole islamiche in Iran]”. Parole truci del capo del dipartimento di spionaggio del ministero dell’intelligence dall’Iranian Students News Agency (ISNA). Domenica era stato proprio il ministro dell’intelligence Mahmoud Alavi ad annunciare che un documentario sugli arresti di “spie collegate agli Stati Uniti” sarebbe stato trasmesso dalla televisione iraniana.

Redazione CiSiamo
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