Incontro su treno in Indonesia, pace fatta tra i due irriducibili nemici… forse

Confronto in treno tra il Presidente dell'Indonesia, Joko Widodo, e il leader dell'opposizione Prabowo Subianto. Un incontro apparentemente senza intoppi.

Incontro sul treno in Indonesia
Incontro sul treno in Indonesia (foto Youtube)

Mezzogiorno di fuoco, ma non era mezzogiorno e non si era all’Ok Corral, bensì su un treno. Un treno che ha visto lo storico incontro fra il presidente indonesiano Joko Widodo e il leader dell’opposizione Prabowo Subianto, per la prima volta letteralmente faccia a faccia dopo le ultime, feroci elezioni presidenziali di aprile scorso, caratterizzate da violenze inaudite. Malgrado la vittoria di Widodo, il suo rivale lo aveva accusato (e lo accusa ancora) di imbrogli, scatenando un parapiglia che aveva portato alla morte di nove esponenti della minoranza.

Malgrado quei gravi sospetti di brogli il mese scorso la Corte costituzionale dell’Indonesia, non proprio Palazzo della Consulta, aveva confermato l’esito d’urna. Bisognava perciò lanciare, al paese incarognito ed alla comunità internazionale ormai molto guardinga sugli investimenti un messaggio di rappacificazione, e quale occasione migliore dell’inaugurazione di un nuovo convoglio a Jakarta?

Il fatidico incontro sul treno dell’Indonesia

“Volevo congratularmi con lui di persona. Essere un presidente significa servire le persone, i problemi che dovrà affrontare sono enormi e io sono pronto ad aiutare”, ha detto pacioso pacioso il leader dell’opposizione, che si è fatto ritrarre in piedi accanto al suo ex (forse) nemico giurato. Dal canto suo il vincitore, che aveva subito le accuse di brogli del suo rivale anche nel 2014 e fatto scoppiare Casamicciola anche allora, ha detto di essere “grato di questa possibilità di incontro, così posso incontrare Subianto; spero che i nostri sostenitori seguiranno l’esempio perché siamo tutti concittadini”. Poi l’invito da colombella: “Uniamoci come nazione perché la competizione globale sta diventando più stretta e abbiamo bisogno di stare insieme per sviluppare il nostro paese”.

I precedenti

Per mettere meglio a fuoco la faccenda senza ridurla ad una riapacificazione scout, basti pensare che il presidente è sospettato di aver ispirato (alla Mussolini con Dumini sul caso Matteotti, via) almeno tre attentati, due al veleno ed uno con armi da fuoco, in danno del suo oppositore, mentre quest’ultimo venne attenzionato dai servizi perché nel 2015 venne indicato come promotore di una rivolta che avrebbe dovuto partire con un botto maiuscolo al Tnt contro l’auto del presidente.

Ma in arte di governo e in epoca di globalizzazione più che mai si fa di necessità virtù. Su quel treno si sono incontrati due politici bisognosi di spot alla camomilla, non certo due amici redenti. Molto probabilmente, se quel treno non è saltato per aria è stato solo perché nei suoi vagoni ci viaggiavano entrambi.

Redazione CiSiamo
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