“Seconda rivoluzione” a Cuba, ci sarà un Presidente e un Premier

Rivoluzione a Cuba, l'isola caraibica approva una legge che torna ad includere non solo la figura del Presidente, ma anche quella del Primo Ministro.

Seconda rivoluzione a Cuba
Seconda rivoluzione a Cuba

Ancora una svolta in senso democratico pluralista a Cuba: dopo l’apertura ad alcune professioni private l’isola caraibica approva per la prima volta una legge che torna ad includere non solo la figura del Presidente, ma anche quella del Primo Ministro, una separazione di poteri istituzionali impensabile solo una manciata di anni fa, quando il castrismo ancora era incarnato dai protagonisti che al fenomeno diedero nome e polpa ideologica. La nuova legge è stata approvata ieri e con essa il Parlamento avrà il potere di eleggere le due figure, anche se sotto il vigile occhio del monocolore comunista che ha ancora voce assoluta in capitolo.

“Seconda rivoluzione” a Cuba

E’ un passo formale e sostanziale al contempo, facile intuirlo. La norma ha goduto dell’approvazione unanime in prima sessione annuale dell’Assemblea nazionale e in presenza del presidente Miguel Díaz-Canel e di Raúl Castro, primo segretario del Partito Comunista Cubano. Si tratta di una legge di modifica costituzionale, vediamo attraverso quali passaggi. Dal 1976 il potere legislativo a Cuba è in mano al Parlamento (Asemblea Nacional), unico organo di governo convocato di solito due volte l’anno.

I suoi membri sono eletti dai cittadini in elezioni paritarie che prevedono un uguale numero di candidati per lo stesso numero di seggi. Attenzione, i candidati vengono tutti da una precedente “selezione” che, arbitrariamente, effettua una commissione apposita del Partito. Formato il parlamento, con il vecchio sistema questo eleggeva due sole cariche: Presidente e membri del Consiglio di Stato, una sorta di “Palazzo Chigi” a trazione socialistese che però dipendeva dal presidente e non da un capo dell’Esecutivo come in Occidente. Fidel Castro fu presidente e premier dal 1959 al 1976, poi le cose iniziarono a cambiare. Castro dovette ricorrere all’elezione in qualità di premier dal ’76 al 2008 e, fino al 2018, questa fase di transizione, con un voto specifico per asseverare che comunque il Presidente di Cuba era anche premier (prima era prerogativa automaticamente acquisita) aveva avuto credito politico.

La nuova legge crea invece un distinguo giuridico e costituzionale fra le due figure, istituisce il vicepresidente e fissa un mandato a cinque anni e massimo due mandati consecutivi. Molto scettico il costituzionalista cubano Julio Fernández Estrada: “Le elezioni indirette non cambiano, ci sono ancora più istituzioni con voti indiretti , non liberi e men che mai popolari. Da un punto di vista del sistema elettorale e della democratizzazione dello stesso non ci sono molti contributi”. Nella nuova “rivoluzione cubana” è prevista anche l’istituzione delle figure di governatore e del sindaco provinciale, nominate dalle assemblee municipali. Prima quelle cariche erano direttamente assegnate dal comitato del Partito Comunista Cubano.

Redazione CiSiamo
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