Macelleria messicana, nuovo cartello e nuovo boss

Macelleria messicana. In senso letterale a voler prendere in esame la situazione di un paese in cui, nel primo trimestre del 2019, si sono registrati 8.493 omicidi.

Macelleria messicana
Macelleria messicana

Macelleria messicana. In senso letterale a voler prendere in esame la situazione di un paese in cui, nel primo trimestre del 2019, si sono registrati 8.493 omicidi, una mattanza che ha ingoiato, anche se per ora solo come “desaparecidi”, anche i nostri tre connazionali scomparsi un anno e mezzo fa. La quota cresce ogni giorno e si parla ormai di 2500 omicidi al mese. Tutto sotto l’egida della presidenza Obrador.

Macelleria messicana

Lo afferma Lucia Capuzzi, giornalista di Avvenire, in una sua intervista radiofonica a Vatican News e a confermare quel trend orripilante c’è la definitiva presa di coscienza dello strapotere di un nuovo e tremendo cartello criminale, il cartello “Nueva Generation” di Jalisco guidato da Josè Guadalupe Castillo, detto “El Quince”, uno che El Chapo a paragone pare Ghandi.  “I numeri degli omicidi – ha spiegato la Capizzi – sono spaventosi e in aumento. Numeri che hanno coinciso con l’inizio dell’amministrazione di Andres Manuel Lopez Obrador. L’aumento degli omicidi va inquadrato nella ridefinizione che ha accompagnato la transizione presidenziale. Ovvero i narcotrafficanti, i grandi cartelli, le mafie del narcotraffico stanno ridefinendo gli equilibri. Stanno stabilendo nuovi patti con i singoli governatori, con i pezzi delle istituzioni corrotte e per far questo utilizzano, come sempre, la minaccia dell’aumento della violenza”.

Lo stato del sud di Jalisco sembra essere diventato la nuova fucina di criminali organizzati che stanno tastando il terreno con le nuove leve di governo. La sierra di Jalisco è defilata, fertile e caldissima, l’ideale per oppio e marijuana. In più, è terra poverissima, dove l’esclusione sociale delle giovani generazioni crea un’offerta di manovalanza criminale superiore perfino a quella dei soldati bambini del Centro Africa. Lì, in quelle forre umide e nascosta, è nato quello che le autorità Usa e messicane hanno definito “il cartello criminale più pericoloso e attivo del mondo”. Proprio dai suoi gregari intermedi, secondo le ultime indagini dell’Interpol, starebbero emergendo elementi concreti in ordine alla scomparsa di Vincenzo Cimmino e Antonio e Raffaele Russo, i tre italiani scomparsi a gennaio 2018.

La risposta potrebbe averla proprio lui, il boss regionale del cartello di Jalisco Nuova Generazione Josè Castillo “El Quince”. L’uomo è detenuto da agosto ma alcune intercettazioni lo incastrerebbero quel persona molto più che informata sui fatti attinenti la misteriosa scomparsa del nostro terzetto di connazionali. Lui avrebbe deciso la loro sorte dopo il fermo da parte della polizia di Tecalitlan, intervenendo direttamente sulla “tenencia” per mezzo di un suo fiduciario, tal “Don Angel”, che avrebbe materialmente preso in consegna i tre. Gli inquirenti stanno ora cercando di appurare un dato essenziale: se cioè questo “Don Angel” sia un subordinato o un superiore del “Quince”, se cioè il super cartello sia governato da gerarchie ancora più alte e pervasive nella struttura pubblica messicana.

Redazione CiSiamo
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