Milioni di dollari truffati con un virus creato da un russo: è implicato nell’indagine “Steele”

Ha truffato diversi milioni di dollari prendendo i guadagni delle pubblicità altrui. L'informatico russo utilizzava un virus creato ad hoc.

Dossie Steele, il virus di un informatico russo
Dossie Steele, il virus di un informatico russo

Scandalo industriale negli Usa, dove una compagnia legata al controverso dossier Steele (lo 007 che ha indagato sul Russian gate di Donald Trump) ha consegnato all’Fbi il fascicolo di un cittadino russo estradato creatore di un virus informatico che ha letteralmente risucchiato milioni di dollari dalle pubblicità on line degli States. Il trojan era il sito Webzilla.

Virus in azione

L’uomo è Alexsandr Zhukov, arrestato in Bulgaria lo scorso novembre ed estradato negli Stati Uniti a gennaio, dove la verifica di ben di 13 mega operazioni on line nel distretto orientale di New York lo ha reso perseguibile per frode telematica, riciclaggio di denaro sporco e intrusione illegale di computer.

Le autorità affermano che era la mente del più grande progetto mai realizzato per rubare i dollari della pubblicità video online. L’uomo operava come fornitore del virus Methbot, tramite il quale lui e i suoi sodali presumibilmente hanno sottratto più di 36 milioni in dollari online in meno di due anni. Lo schema prevedeva l’utilizzo prima di server noleggiati per far sembrare che gli utenti visitassero siti web falsificati, generando false visualizzazioni di pagina.

Alexsandr Zhukov, la mente di tutto

Successivamente, lo schema utilizzava computer infettati dal virus e simulava la visualizzazione di un videospot. Il Bureau ha affermato che “relativamente al 2018 l’infrastruttura della società con sede a Cipro denominata XBT e la sua affiliata Webzilla negli Stati Uniti sono state utilizzate da hacker russi per aiutare a diffondere i virus Methbot e Gozi”. A marzo il CEO di XBT Aleksej Gubarev ha riconosciuto in una deposizione che “Zhukov ha pagato la sua azienda $ 200.000 al mese per essere ospitato su server nell’area di Dallas prima che Webzilla li chiudesse a dicembre 2016”.

Redazione CiSiamo
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