Ragazze vittime dell’Isis: chiuse in gabbie di ferro e arse vive

La notizia arriva dall'Iraq e riguarda centinaia di donne che si sono opposte all'Isis. Violenze atroci per le vittime: l'annuncio arriva da un'agenzia.

Ragazze vittime dell'Isis (foto di repertorio)

Ancora orrore fra Siria e Iraq, dove 19 ragazze della minoranza yazida sarebbero state rinchiuse da esponenti di spicco dell’Isis in gabbie di ferro e poi bruciate vive in presenza di una folla urlante. Un’agenzia curdo irachena ha battuto la tremenda notizia che è stata riportata in queste ore da “Il Messaggero”.

La news non gode ancora del conforto unanime di altre fonti. Pare che a riferirla siano stati “attivisti e testimoni” che, nella giornata di giovedì scorso, erano presenti al massacro-supplizio. Le donne sarebbero state uccise in quella maniera così barbara perché pare si fossero rifiutata di diventare schiave del sesso a servizio degli uomini del Califfato Nero. Nello specifico l’attivista Andullah Al Malla avrebbe testualmente riferito all’agenzia di Mosul che le ragazze sarebbero state “bruciate vive mentre centinaia di persone guardavano senza fare niente”.

Ragazze vittime dell’Isis tra torture e violenze

Fra Iraq e Siria la pratica abominevole della riduzione in schiavitù per fini sessuali ha numero preoccupanti. Oltre 3.000 ragazze yazide erano state già sequestrate e vendute prima del massacro di cui si ha notizia in queste ore. Tutto era partito dopo che per gli uomini del Califfato si era aperto il “mercato” della regione del Sinjar. Nel 2014 l’Isis aveva sfondato il fronte da quelle parti. I sunniti islamici avevano identificato negli abitanti storici di quella enclave gli eretici da punire. Ne erano stati uccisi a decine, uccisi e gettati in fosse comuni.

Le sacche di resistenza dell’Isis nella zona fra Mosul e Falluja non si limitano alla resistenza militare. Perseverano, infatti, anche nelle barbare pratiche di assoggettamento di minoranze che non sono considerate religiosamente ortodosse. Lo yazidismo è precedente all’Islam, che lo considera un’aberrazione inaccettabile perché cronologicamente più datata delle azioni di Maometto, oltre che eresia per la quale i suoi seguaci sarebbero sessualmente promiscui e quindi assoggettabili a schiavitù e abusi di ogni sorta.

Redazione CiSiamo
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