Venti anni fa il bombardamento dell’ambasciata cinese a Belgrado

Venti anni fa il raid aereo americano che distrusse l'ambasciata cinese in Serbia, un blitz fortemente voluto dalla Cia a caccia dei servizi di Milosevic in fuga.

Bombardamento dell'ambasciata cinese a Belgrado
Bombardamento dell'ambasciata cinese a Belgrado

Venti anni fa il raid aereo americano che distrusse l’ambasciata cinese in Serbia, un blitz fortemente voluto dalla Cia a caccia dei servizi di Milosevic in fuga e che suscitò uno scalpore immenso nella comunità internazionale e fece tre morti e venti feriti. Lo ricorda la Bbc attraverso le testimonianze di alcuni sopravvissuti a quell’inferno di fuoco scatenato dai bombardieri stealth degli B-2 nei cieli sopra Belgrado impegnati nell’operazione Allied Forces a cui avrebbero partecipato anche gli aerei italiani.

Bombardamento dell’ambasciata cinese a Belgrado

Le loro coordinate di ingaggio target erano state definite al millimetro, selezionate direttamente da Langley, che aveva ricevuto una informativa poi decrittata con il codice “Charlie è con Slobo”. Era il 7 maggio del 1999 e la Nato, l’alleanza militare più potente del mondo, stava ingaggiando battaglia da fine marzo per cercare di fermare le atrocità commesse dalle forze del presidente Slobodan Milosevic contro gli albanesi nella provincia del Kosovo.

Furono ben cinque i missili che colpirono l’ambasciata cinese e in quei giorni di fuoco e violenza Usa e NATO valutavano nei loro piani di ingaggio il numero di vittime civili in una campagna di bombardamenti condotta senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite e ferocemente avversata da Cina e Russia.

“Danni collaterali”

Quella volta però, si decise di ignorare i danni collaterali; gli alti papaveri dei servizi serbi, se non lo stesso Milosevic, erano “accasati” nell’ambasciata di uno dei paesi che più erano avversi alle azioni congiunte atlantiche e statunitensi. Quel giorno i bomber dell’Usaf attaccarono un simbolo della sovranità cinese nel cuore dei Balcani ma anche un presunto covo di spie serbe nascosta nell’ambasciata, “la crema della crema dei servizi serbi” come avrebbe rivelato anni dopo dall’ex presidente cinese Jiang Zemin alla rivista Quinsao di Honh Kong. “La Cina non si limitò solo a fornire ospitalità all’intelligence di Belgrado. Pechino – affermò all’epoca Jiang – ma inviò in Jugoslavia anche missili terra-aria attraverso la Libia”.

Per solidarietà con Milosevic pare che l’ex leader di Pechino rispose con un secco no al suo ministro degli Esteri che gli chiedeva di evacuare la sede diplomatica perché Belgrado era diventata troppo pericolosa. Una controinformativa dei servizi cinesi infatti dava quasi per certo l’attacco.

Redazione CiSiamo
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