Guerra civile in Venezuela: blindati sulla folla ad Altamira

In Venezuela è guerra civile, guerra di strada fra militari che appoggiano il "guarimbero" Juan Guaidò, fresco di prova muscolare, e la Guardia Nazionale.

Guerra civile in Venezuela
Guerra civile in Venezuela

In Venezuela è guerra civile, guerra di strada fra militari che appoggiano il “guarimbero” Juan Guaidò, fresco di prova muscolare, e la Guardia Nazionale che sostiene il presidente chavista Nicolas Maduro. Le strade di Caracas di stanno via trasformando in un unico campo di battaglia, dove riecheggiano gli spari delle armi automatiche e dove i blindati delle forze bolivariane irrompono in mezzo alla folla e schiacciano i manifestanti che hanno deciso di rispondere all’appello dell’auto proclamato presidente che gode del placet di Washington e del quieto e pacioso “ni” dell’Unione Europea.

Guerra civile in Venezuela

Dopo l’invito a sollevarsi lanciato da Guaidò, la situazione a Caracas e in tutto il paese è precipitata. Dalla base militare di La Carlota, da cui era partito il primo accenno di rivolta, con militari che avevano di fatto disertato ed appoggiato il “golpista”, gli scontri si sono spostati via via, lungo le grandi arterie sopraelevate, verso il centro per concentrarsi intorno al distributore carburanti di Altamira, dove gli snodi stradali fanno confluire due gorsse arterie che immettono nel centro della capitale venezuelana.

E’ lì che ora si sta versando sangue e che i reporter cercano di fare il loro mestiere schivando il piombo, le molotov e i candelotti lacrimogeni. Lunghi serpentoni di persone hanno iniziato a confluire in strada, mentre le truppe fedeli a Maduro, fra cui due battaglioni di interdizione urbana in assetto anti sommossa, iniziavano a creare cordoni. La faccenda è andata di male in peggio quando i blindati della Seguridad hanno iniziato a disegnare i loro “otto ” in mezzo alla folla, con l’inflessibile tattica celerina di disperdere fisicamente ogni assembramento con la pura forza cinetica di quei pesanti veicoli. Alcuni manifestanti sono rimasti schiacciati dalle ruote dei mezzi e precipitosamente raccolti dai compagni.

A Caracas, mentre scriviamo, si spara, ad altezza d’uomo e non sempre, secondo il Miami Herald e gli agghiaccianti video che la testata sta diffondendo, con proietti di gomma e lacrimogeni. Dopo la liberazione dell’attivista Leopoldo Lopez, pare avvenuta anche con l’aiuto di una non meglio identificata task force straniera, la situazione è caduta in un crescendo da guerriglia, dal “alzamiento” in piena regola. Maduro ha armato i suoi, ha annunciato che no, l’esercito non sta con il ribelle Guaidò ma con lui ed ha indicato quello che sta succedendo come un “golpe” mentre la sua vice Delcy Rodriguez andava in tv a proclamare che il vero Venezuela sta lavorando, sta imbracciando il mitra con ardore bolivariano o sta diligentemente aspettando a casa la vittoria sui ribelli. Tecnicamente golpe lo è, ma, come afferma Andres Opphemeiner in un suo editoriale su El Nuevo Herald di questi minuti, “si può chiamare colpo di stato un’azione contro una dittatura?”.

Redazione CiSiamo
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