Il cappio delle sanzioni di Washington al collo di Maduro

Un excurcus di provvedimenti mirati nell’indebolire il Presidente del Venezuela Nicolas Maduro: dal commercio alle sanzioni individuali.

Donald Trump
Donald Trump

Il cappio degli Stati Uniti si stringe intorno la collo del Venezuela chavista di Nicolas Maduro: il governo di Washington ha varato nel corso degli ultimi 20 mesi tutta una serie di diversificate sanzioni con cui far sentire il pugno di ferro contro il presidente bolivariano, vediamo quali e in che ambito.

Le manovre degli Stati Uniti

Si parte con fondi e finanziamenti e si parte da un po’ più lontano: ad agosto 2017, il presidente Donald Trump aveva emesso un decreto che “vieta il trasferimento di nuovo debito emesso dal governo venezuelano e dalla sua compagnia petrolifera di Stato PDVSA”.

La misura, secondo El NUevo Herald, “ostacola la rinegoziazione di un debito estero stimato in 150.000 milioni di dollari e praticamente espulso dai mercati finanziari il paese con la più grande riserva di greggio”. Ma non è finta. Trump ha anche posto il veto alle transazioni con le obbligazioni del settore pubblico venezuelano e il pagamento dei dividendi al governo di Maduro.

Le sanzioni

A gennaio di quest’anno invece il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, ha annunciato le sanzioni imposte dal governo al petrolio venezuelano di proprietà dello stato. Venezuela e PDVSA sono stati successivamente dichiarati in parziale inadempienza per i ritardi di pagamento di alcuni titoli.

La strategia degli USA

Tutto questo mentre, a fine 2018, “le obbligazioni insolute ammontavano a 6.337 milioni di dollari e i pagamenti ritardati 6.986 milioni di dollari, secondo la società di consulenza Ecoanalítica”. Un anno fa la Casa Bianca proibì agli americani di negoziare con il petro, criptovaluta che Maduro aveva lanciato nel febbraio di quell’anno, con la motivazione che era stato creato per evitare le sanzioni.

A maggio 2018, con Maduro appena rieletto, un nuovo decreto di Washington “ha posto il veto a tutte le transazioni di debito con entità ufficiali come PDVSA e la Banca Centrale, comprese le cambiali note come crediti esigibili”. L’ordine esecutivo vietava la vendita di azioni o partecipazioni in qualsiasi entità in cui il governo venezuelano possedeva il 50% o più, come Citgo, una controllata di PDVSA negli Stati Uniti. L’embargo petrolifero era stata poi la vera mazzata: il 28 gennaio, gli Stati Uniti hanno vietato le operazioni con il petrolio venezuelano attraverso il suo sistema finanziario.

La misura inizierà ad avere effetto esattamente domani ed è il colpo più duro, dal momento che il petrolio finanzia il 96% del bilancio del paese sudamericano. Citgo può continuare a operare, ma i suoi profitti andranno a un account bloccato negli Stati Uniti, il cui controllo Washington ha consegnato all’auto proclamato presidente Juan Guaidó, “guarinbero” e uomo grimaldello degli Usa in Venezuela.

La posizione di Maduro

E Maduro? Denuncia che il tutto è a metà fra la “rapina” e i “crimini contro l’umanità”. E neanche è finita. Il 22 marzo, Washington ha anche “colpito” la Banca di Stato dello Sviluppo Economico e Sociale (Bandes) e tre sussidiarie in Venezuela; così come Prodem, con sede in Bolivia, e Bandes Uruguay. Le misure “congelano tutte le attività e le attività che queste entità possono avere negli Stati Uniti o in possesso o il controllo di persone statunitensi, mentre vietano qualsiasi transazione con individui o entità statunitensi o in transito nel paese”.

Diversi gli ambiti al centro della contesa

In tema di navigazione e commercio marittimo non va meglio: il 12 aprile, Trump ha dichiarato come “proprietà bloccata” 34 barche e due compagnie di navigazione sanzionati per l’invio di greggio dal Venezuela a Cuba. Una settimana fa poi gli Stati Uniti hanno posto il veto a tutte le transazioni Usa con la Banca Centrale del Venezuela, che ha ridotto drasticamente la possibilità di effettuare transazoni in dollari.

In tema di sanzioni individuali Washingoton ha giocato di fino, al limite dle chirurgico, applicando sanzioni contro 87 persone tra funzionari, ex funzionari e persone dell’entourage madurista. Le motivazioni fornite per quelle iniziative spaziano dalla violazione dei diritti umani fino alla corruzione e al traffico di droga.