Il Messico vuole le scuse del Papa e re di Spagna per i conquistadores

Il presidente del Messico chiede a Papa Francesco e alla corte di Spagna di scusarsi per la conquista del suo paese di 500 anni fa e per gli orrori perpetrati dai conquistadores e dal clero al loro seguito.

Messico vuole scuse dal Papa e dai re di Spagna
Messico vuole scuse dal Papa e dai re di Spagna

Il presidente del Messico chiede a Papa Francesco e alla corte di Spagna di scusarsi per la conquista del suo paese di 500 anni fa e per gli orrori perpetrati dai conquistadores e dal clero al loro seguito. La richiesta è stata notificata per mezzo di due distinte lettere che Manuel Lopez Obrador, il presidentissimo messicano, ha mostrato durante una conferenza stampa a Guadalajara.

Richiesta di scuse

Nulla quaestio, in termini strettamente etici, ma non sono pochi gli osservatori internazionali che fanno notare come il Messico di Obrador sia tanto legato a questioni del passato quanto drammaticamente scollegato dalla grandi sfide del futuro.

Ma lui, Obrador, non ci sta e punta dritto al Vaticano e a Madrid per arrivare ad affermare il culto di sè. L’occasione è stata data dal 500esimo anniversario dell’arrivo del conquistatore spagnolo Hernan Cortes in Messico. Il capo di stato messicano non è il solo né è stato il primo. Prima di lui avevano fatto richieste simili, con tanto di indignazione catodica i venezuelani Chavez e Maduro, nel 2008 e nel 2017.

Modelli del passato

La politica di Obrador, o quanto meno la parte che i suoi spin doctor gli suggeriscono di far trapelare in apparato mediatico, è quella del grandi modelli del passato, modelli visivi e visibili in ogni momento della sua vita pubblica. Il presidente del Messico fa sempre precedere i suoi discorsi dal giuramento di seguire le orme dei presidenti Benito Juarez (1806-1872), Francisco Madero (1873-1913) e Lazaro Cardenas (1895-1970), l’uomo che nazionalizzò l’industria petrolifera messicana e che diede il via alla soluzione socialista “pura” da cui il Messico uscì con ossa rotte e con un’emigrazione verso gli Usa decuplicata in quattro anni.

Ogni mattina Obrador parla da un podio davanti a uno stendardo che mostra le immagini dei suoi eroi storici, un po’ come faceva Chavez quando si metteva alle spalle la gigantografia d’ordinanza di Simon Bolivar.

Patriottismo non bilanciato

Il problema è che tutto quel revanscismo patrio non viene controbilanciato – osserva il Miami Herald – da un’attenzione almeno pari per lo sviluppo di scienza, tecnologia, innovazione e istruzione di qualità, che poi a ben vedere sarebbero i veri ed insostituibili volani dell’onore che “el presidiente” tributa a quei personaggi del passato che osanna ma di cui non segue le orme operative.

L’ultima battaglia concettuale è quella delle scuse che Obrador esige da Papa Francesco e da Felipe VI di Spagna. La conquista del Messico, allora governato dai civilissimi Aztechi, fu una serie inimmaginabile di violazioni dei diritti umani (e non ci piove) a voler applicare gli stessi ex post (e forse qui ci pioviggina un po’ di più) e il presidente non vuole sentire scuse: ha inviato due lettere distinte sia al Pontefice che al sovrano e ha chiaramente detto che si aspetta missive altrettanto formali con le scuse ufficiali per i massacri di Cortes e le evangelizzazioni forzate dei domenicani spagnoli.

Redazione CiSiamo
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