Isis sconfitto in Siria: caduta l’ultima roccaforte a Baghuz

Isis sconfitto definitvamente a Baghuz dalle forze curde, ma continuano gli scontri per eliminare le ultime sacche del califfato

Gruppo terroristico (immagine di repertorio)
Gruppo terroristico (immagine di repertorio)


Un annuncio delle forze curde e dalla casa Bianca conferma: Baghuz, ultima roccaforte dell’Isis fra Siria ed Iraq è caduta. I combattimenti non sono cessati affatto ma il valore strategico e simbolico della presa dell’ultima roccaforte del Califfato Nero c’è e resta. Le forze combattenti curde sono riuscite, soprattutto grazie ad un feroce bombardamento di mortai, ad espugnare l’ultimo villaggio affacciato sull’Eufrate che Daesh (acronimo arabo che indica l’Isis) presidiava con una forza dislocata pare a livello di reggimento. Gli ultimi combattenti dell’Isis hanno abbandonato la zona dopo un martellante fuoco a parabola ed alcune incursioni casa per casa da parte di squadre di mitraglieri.

Lo scontro continua

Dal comando curdo arriva comunque un secco annuncio con cui i suoi organici “rinnovano il loro impegno a continuare la guerra e perseguire le ultime sacche di resistenza jihadista sino alla loro completa eliminazione“. Perchè, è ovvio, con il Califfato Nero non è finita affatto. La zona di Baghuz è libera ma non bonificata e gruppi di difensori pronti al martirio sono ancora asserragliati nei cunicoli sotto la cittadina. Dal Pentagono sono intanto giunte altre note ufficiali che corroborano la tesi per cui L’Isis non avrebbe più di fatto un campo di battaglia definito. E il dato non è irrilevante: dopo anni di battaglie il Califfato torna ad avere una connotazione concettuale e non territoriale, come Al Quaeda, non ha insomma una sua dislocazione empirica.

Problemi irrisolti

Se da un lato è un bene, dall’altro resta lo spettro incombente della sovranazionalità e dell’indefinitezza di un terrorismo planetario perché fantasma. Allo stato non esistono notizie ufficiali sulla sorte di Al Baghadadi, il leader dell’Isis e del suo gruppo di colonnelli santoni. L’intelligence Usa li dà da tempo fuggiti nei rifugi sicuri delle province sunnite irachene. Sotto la cenere di una vittoria a suo modo epocale restano però, come sottolinea il Corriere, problemi irrisolti e aumentati logisticamente in maniera esponenziale: i curdi hanno in carico ora oltre 70mila profughi, 300 prigionieri da rintracciare uno ad uno (fra cui il nostro Padre dall’Oglio) e le spalle minacciate da migliaia di foreign fighters europei e nordafricani che sono rimasti si senza un comando e un “suolo patrio”, ma che hanno ancora il mitra e il lanciarazzi imbracciato e una “patria religiosa” a fare saldamente da pungolo alla loro vendetta.

Redazione CiSiamo
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