Attentato Nuova Zelanda, il nome di Luca Traini sui caricatori delle armi della strage

Il nome di Luca Traini figura tra le scritte inserite sui caricatori delle armi che hanno dato vita alla strage in Nuova Zelanda.

Attentato in Nuova Zelanda, il nome di Luca Traini sui caricatori
Attentato in Nuova Zelanda, il nome di Luca Traini sui caricatori

Il nome di Luca Traini scritto a mano su alcuni caricatori postati in un foto tweet dopo l’attentato a trazione islamofoba in Nuova Zelanda che ha fatto più di cinquanta vittime. A poche ore dal blitz xenofobo che ha portato un commando a seminare panico e morte in due moschee, si apprende che i membri del commando, o persone con loro sodali, avrebbero tratto ispirazione da personaggi e fatti che, nelle cronache mondiali, riecheggiano le “crociate bianche” contro stranieri e musulmani in particolare.

Fra essi l’italiano Luca Traini, il cui nome sarebbe risultato vergato a mano su uno dei serbatoi delle armi automatiche utilizzate per perfezionare on line la truce pubblicistica dell’attentato.

Nome di Traini sui caricatori

La notizia trae spunto da una foto pubblicata con un tweet poco dopo l’attentato, ma è in via di verifica: Non è da escludersi allo stato una sovrapposizione a carattere emulativo da parte di terzi. Gli attentatori di Cristochurch o gli ambienti in cui la loro orribile ispirazione è maturata hanno messo così non solo suggello alla loro violenza, ma anche sigillo alla sedicente natura internazionalista della loro “battaglia del terrore” contro l’Islam.

Traini gettò nel panico un’intera città quando, lo scorso a Macerata, compì un blitz armato per vendicare l’uccisione di Pamela Mastropietro, la 18enne romana uccisa e fatta a pezzi, per la quale vennero immediatamente presi di mira dagli inquirenti i degradati ambienti degli immigrati legati allo spaccio di droga. Pare che le “gesta” di Traini siano perciò entrate nella folle mistica dei suoi emulatori dall’altra parte del mondo.

Non è l’unico nome

E sono in buona compagnia. Sugli altri caricatori ci sono parole iconiche della contrapposizione fra occidente civile e islam-immigrazione totem di degrado: il caso Rotherdam, per il quale le violenze sessuali su oltre 1300 bambini vennero attribuite agli immigrati e il nome id Alexander Bissonette, il canadese di 29 anni che nel 2017 compì la strage alla moschea di Quebec City con 29 vittime.

La matrice xenofoba dell’attentato è stata sia confermata dalla premier kiwi Jacinda Arden che dallo stesso Brenton Tarrant, l’australiano che, da quelle parti, è il truce simbolo della xenofobia e protagonista di orripilanti dirette Facebook sugli assalti.

Redazione CiSiamo
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