Elezioni in India, un miliardo di indiani al voto per scegliere il Premier

La più grande democrazia parlamentare del mondo si appresta alle elezioni. Il prossimo 11 aprile si voterà in India, in una competizione fra nazionalisti e "ghandiani"

Elezioni in india
Elezioni in india

Con oltre 900 milioni di elettori la più grande democrazia parlamentare del mondo si appresta alle elezioni. Il prossimo 11 aprile si voterà in India, in una competizione fra nazionalisti e “ghandiani” che vede i primi reduci freschi e non proprio integri dallo scandalo del report sulla decrescita del paese fatto scomparire per non turbare un elettorato che, nel paese delle pagode, ormai vota di pancia e con il nazionalismo in punta di lapis.

Il prossimo Primo Ministro

Si corre per scegliere il prossimo Primo Ministro e la lotta sarà lotta a due: fra l’uscente in cerca di un mandato bis Narendra Modi, del BJP e Mohandas K. Gandhi, leader dell’Indian National Congress, il partito che, dall’indipendenza del 1947, ha quasi sempre guidato le sorti dell’immenso paese.

Gli analisti danno per sconfitte le destre, anche sull’onda dei recenti fatti bellici con il Pakistan e dello scandalo sulla decrescita, ma sarà solo dai 500 seggi madre della Camera Bassa del Parlamento, il Lok Sabha, che usciranno nomi di premier e partito che andranno a governare per i prossimi 5 anni.

La posizione dell’India

Nello scacchiere internazionale la posizione dell’India è cruciale: da un lato il governo uscente ha stretto accordi commerciali per miliardi di dollari che in caso di sconfitta rischiano un reset disastroso, dall’altro il nazionalismo di Modi, visto come argine all’islamismo del nemico Pakistan, ha anche il rovescio della medaglia di alimentare un rischio di autarchia che a Occidente e Cina piace pochissimo.

L’immagine del Primo Ministro è comunque come non mai sotto scacco: Modi è accusato di aver provocato un rallentamento della crescita economica, con forte deprezzamento soprattutto degli asset telematici e dei coefficienti immobiliari, e di aver nascosto e soppresso un rapporto che dimostrava come da 45 anni la disoccupazione in India fosse in crescendo.

Frontiera pakistana

La guerra lampo contro il Pakistan ha sortito poi effetti altrettanto ambigui: se da un lato ha rafforzato le convinzioni massimaliste dei nazionalisti, dall’altro ha instillato nella popolazione il terrore di essere più che mai nel mirino degli integralisti dell’ex stato gemello ma a maggioranza musulmana e sunnita e non induista.

Un mese fa il suggello a quei timori, suggello tragico: 40 soldati erano morti in un attentato nella zona rovente del Kashmir attribuito alla Army of Muhammad, o Jaish-e-Muhammad, gruppo militante integralista islamico che era stato bandito e sconfessato perfino dal governo madre pakistano ma che in India ha ancora sponde logistiche spaventose e voce in capitolo, voce di piombo e tritolo e che ovviamente gode dell’appoggio ufficioso di Islamabad.

Allarme perenna

La media borghesia indiana non è contenta di questo perenne allarme rosso e potrebbe scegliere un governo meno “musodurista”, meglio una resa etica che le bombe dei terroristi nei cortili delle high school dei figli.

Gli induisti a trazione agricola stanno invece con Madi; a loro poco importa del contesto finanziario; il nemico è nemico religioso e pogrom, esodi e purghe musulmani del ’48 nelle loro case sono ancora memoria storica vivissima.

Paura per “voto inquinato”

Il timore più grande è quello di un voto inquinato dalla enorme massa di elettori chiamati e dalla procedura on line di cernita delle preferenze; a questo proposito il calendario di voto appare esso stesso come una sfida titanica di democrazia: il capo della commissione elettorale, Sunil Arora, ha annunciato domenica che le elezioni si svolgeranno in sette grandi fasi e che i seggi chiuderanno tutte le operazioni di routering, cernita e valutazione del voto il 19 maggio.

Lo spoglio inizierà il 23 maggio e, qui la sfida si fa immensa, quando non impari, dovrebbe essere completato in un giorno.

Redazione CiSiamo
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