Referendum Cuba 2019: per una nuova Costituzione, tra accuse di “farsa” e arresti

Urne aperte a Cuba per il referendum sulla Costituzione, che vede tra i punti controversi il limite al doppio mandato quinquennale al Presidente, l'apertura alle unioni egualitarie e il riconoscimento della proprietà privata.

Una strada a l'Havana
Urne aperte a Cuba per il referendum sulla Costituzione

Referendum costituzionale a Cuba funestato da scontri e arresti di numerosi dissidenti che hanno definito il momento elettorale una “farsa”. La Policia del Presdiente Diaz ha intercettato alcuni fra gli esponenti più rappresentativi del dissenso e li ha incarcerati sotto gli occhi della folla che filmava con gli smartphones.

Nell’isola caraibica ieri si sono aperte le urne per decidere una seconda riforma della Carta Costituzionale, la prima a carattere organico dagli anni 70. La riforma però prevede alcuni punti molto controversi sui quali le opposizioni (tutte extra parlamentari dato che a Cuba il Parlamento è monocolore) si erano scagliate sentendo odor di macchietta.

I punti controversi

Fra i punti più controversi, oltre a quello del limite del doppio mandato quinquennale per il Presidente, le unioni egualitarie, che farebbero aprire la società caraibica ai matrimoni gay e soprattutto lo storico riconoscimento della proprietà privata, una faccenda che in un paese a trazione socialista ortodossa ha il sapore di una vera rivoluzione. Il problema è che il primo punto non era neanche finito in quesito – Cuba sarà anche comunista ma risente in paradosso del battage fortissimo dei Paesi latino americani, battage cattolico ortodosso o evangelista – mentre il secondo è costellato di paletti e pregiudiziali: il Partito comunista dovrà fissare un tetto per determinate “quanta” proprietà privata sia legale detenere e, a monte, si riserva di fissare canoni rigidissimi di riconoscimento al dirittto di svolgere attività lavorativa autonoma.

Le manifestazioni dei lavoratori cubani

Sulle barricate e in merito a questo secondo punto erano saliti i “cuentapropistas”, i lavoratori autonomi cubani cioé, per lo più edili e tassisti che, in numero di 600mila, avevano avviato manifestazioni di dissenso. Dissenso che ieri è sfociato nell’arresto di coloro che hanno sfilato lungo Galiano Street a l’Habana gridando che il referendum era una farsa, i dissidenti storici Antonio Rodiles ed Angel Moya. Seguiti da dozzine di persone che li riprendevano hanno trovato l’appoggio di altri attivisti politici, Angel Ferrer e Maikel Herrera dell’Unione Patriottica di Cuba, movimento politico dichiarato fuori legge.

Gli arresti

I primi tre sono finiti in manette (uno sarebbe stato liberato mentre altri due sarebbero ancora in cella) mentre Ferrer, che è leader del movimento, ha diffuso il video del loro arresto dal suo account twitter. Fra gli slogan urlati dai dissidenti il più “pericoloso” per il governo in carica era stato quello che invitava il popolo a votare No al referendum per mandare un forte segnale di dissenso ad un governo che al dissenso non è abituato. Né pare intenda abituarvisi, a tener conto della reazione di polizia. Di referendum farsa ha parlato anche una nota di poche ore fa con cui gli Stati Uniti prendevano posizione sulla vicenda.

Redazione CiSiamo
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