“El Chapo” colpevole di tutti e 10 i capi di imputazione, rischia l’ergastolo

El Chapo adesso rischia il carcere a vita nella downtown di Mahanattan dopo aver guidato per anni e con piglio da macellaio il cartello messicano di Sinaloa.

El Chapo
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Tutti e dieci quei capi di accusa che la Procura federale Usa gli contestava sono andati “a meta” nel processo tenutosi a Brooklyn. El Chapo adesso rischia il carcere a vita nella downtown di Mahanattan dopo aver guidato per anni e con piglio da macellaio il cartello messicano di Sinaloa.

Il 61enne boss della droga ha ascoltato la lettura della sentenza che, di fatto, lo introduce verso il “fine pena mai” a trazione federale con piglio da duro. Pare che si sia sciolto un attimo solo nell’incrociare lo sguardo di sua moglie, la 29enne Emma Aispuro, sulla cui pagina Facebook sono comparsi messaggi di ringraziamento a quanti avevano espresso solidarietà a lei ed al marito orco.

Sovrano di uno dei cartelli della droga più pericolosi

Dall’associazione a delinquere al traffico di stupefacenti e armi, dal riciclaggio di denaro sporco ai blitz da lui ordinati in cui l’uso delle armi da guerra era regola: nel carnet criminale del Chapo validato in costrutto dalla giuria di otto donne e quattro uomini che lo hanno giudicato non manca nulla.

Sovrano assoluto di uno dei cartelli della droga più pericolosi di sempre, a trazione chicana ed eccentrico rispetto a quelli storici della Colombia, Joachin Archivaldo Guzman, “El Chapo”,  cioè Il Corto, a 61 anni rischia davvero di vedere lo stop definitivo alla sua esistenza, almeno in termini di vita convenzionale.

Cinquantasei testi chiamati in aula hanno confermato tutte le brutture, gli orrori e soprattutto i protocolli militari di un gruppo che trafficava con la “trimurti” della droga (coca, eroina e marijuana) con la disinvoltura e i grandi volumi che solo una cifra criminale massima possono dare.

La “Thailandia” dell’America per l’eroina

Inserito da Forbes fra gli uomini più ricchi del pianeta, famoso per evasioni tanto rocambolesche da far apparire Renè Vallanzasca come una specie di Pierino, perso fra il ruolo di padre e marito premuroso e quello di violentatore di ragazzine per semplice diletto, El Chapo fu il primo ad intuire che il Messico, oltre a essere patria della marijuana e punto di snodo della coca, poteva diventare anche la “Thailandia” dell’America per l’eroina.

Le piante di papaver somniferum infatti, nei terrazzamenti delle sierras, ci crescevano bene, anzi, meglio che a casa loro. Su quei tre prodotti Guzman iniziò a costruire il suo impero e a reggerne le sorti con la crudeltà assoluta del monarca pazzo.

Quello che i federali e le polizia di tutto il mondo temono ora è che il cartello possa eleggere, sulla scorta della sentenza che sbatte El Chapo al fresco per sempre, uno nuovo re, con nuovi appetiti e pronto a nuovi orrori. Dato tecnico finale: dei 56 testi che hanno incastrato il boss, già 30 sarebbero stati fatti “scomparire” dalle autorità federali. Per loro è pronta una nuova vita con nuove identità. Con quelle attuali non durerebbero una settimana.

Redazione CiSiamo
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