Venezuela: Maduro blocca aiuti umanitari dall’estero

Maduro ha bloccato il ponte "Tienditas" con un dispiegamento di oltre 400 uomini, fermando così gli aiuti umanitari provenienti dall'estero.

Ponte Tienditas
Maduro blocca il Ponte Tienditas al confine con la Colombia

El blocheo. In questa truce parola si concretizza l’ultima strategia delle truppe maduriste in Venezuela con cui la Guardia National ha messo camion di traverso e bloccato di fatto il ponte stradale di accesso fra il paese bolivariano e la vicina Colombia. Scopo dichiarato: evitare ad ogni costo che gli aiuti umanitari arrivino a dare conforto al popolo con la “denominazione di origine controllata” a trazione Usa e Guaidò.

In un solo concetto: Nicolas Maduro pare preferire un popolo allo stremo piuttosto che un popolo sollevato ma dai suoi nemici. Guaidò dal canto suo ha attaccato in queste ultime ore il “ventre molle” dell’avversario con un appello ai soldati affinché consentano ai convogli di entrare, in un complicato gioco strategico che non prevede, non solo almeno, l’aspetto umanitario della vicenda.

La paura dell’invasione

Lo spauracchio agitato a Maduro è quello di un’invasione. I militari hanno infatti posizionato di traverso sul ponte un grosso tir e due container, a formare un angolo ottuso che impedisce il transito a qualunque tipo di convoglio. Dietro la barriera, truppe armate, non con armamento di polizia ma con armamento tattico dell’esercito e il distinguo non è di maniera. Quello è un punto caldissimo e evidentemente si teme anche che al seguito di eventuali convogli possano infiltrarsi forze ostili in configurazione commando.

Il risvolto politico

Il ponte “Tienditas”, che collega Venezuela e Colombia, venne edificato nel 2016. E’ un’opera maestosa, a tre corsie, e per sorvegliarlo, secondo fonti Usa, sarebbero state chiamate quattro compagnie intere della Guardia National, un organico di circa 400 uomini per un’area di poco più di un chilometro quadrato. E’ tantissimo. Il tentativo di portare viveri e medicinali all’interno di una Paese allo stremo, porta purtroppo la “targa” – abilmente usata per fini non solo umanitari, che nessuno disconosce, ma anche politico strategici – di Juan Guaidò, che prosegue in questo modo la sua opera di accreditamento internazionale come Presidente “legittimo ed unico”.

La crisi del Venezuela

Maduro ha invece dalla sua la teoria dei “tre vertici”, come l’ha definita su un quotidiano chavista dell’Orinoco, per la quale Usa, Colombia e Guaidò starebbero usando il bypass del ponte e degli aiuti umanitari per pianificare un’invasione ed organizzare un putsch. Altro che 20 milioni di dollari di aiuti. Chi ci rimette, banale ma tragicamente empirico, è il popolo venezuelano, chavista o progressista che sia. Ismael Garcia, compagno di partito di Guaidò e parlamentare, ha affermato che “per anni abbiamo chiesto a Maduro di autorizzare un corridoio umanitario. A fronte della fuga dal Paese di più di 3,3 milioni di persone oggi in Venezuela c’è ancora chi per mangiare rovista nella spazzatura. Tuttavia Maduro ha sempre negato che nel Paese ci sia una crisi che ormai non vede solo lui”.

Il fronte Usa

Soldati – ha detto Guaidò rivolgendosi ai militari della GN – potete salvare le vostre figlie, le vostra madri, le vostre sorelle. Davvero avete intenzione di negare alle vostre famiglie la possibilità di un aiuto e di vivere in un Paese migliore?“. Da fonti Usa pare che l’ultima parte della frase di Guaidò non sia stata moto apprezzata. In un certo senso qualifica l’intenzione di associare la forzatura del blocco non solo al transito di cibo. E agli americani le sorprese piacciono, tanto.