Crisi in Venezuela, a Bucarest l’Italia mette il veto sul riconoscimento di Guaidò

Serviva l'unanimità con 28 sì e l'Italia ha messo il suo veto.

Juan Guaidò
Juan Guaidò

L’Italia non sta con Guaidò, almeno in termini di riconoscimento europeo dell’auto proclamato presidente del Venezuela. Nella riunione di Bucarest il veto italiano al riconoscimento di Guaidò come capo dello stato ad interim ha spezzato l’omogeneità della catena dei 27 paesi che avevano sposato una proposta di risoluzione a trazione svedese.

Era stata la ministra degli Esteri del paese scandinavo, Margot Wallstrom, a promuovere infatti una mozione che facesse il paio con la linea netta e “dura” di Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna, che avevano già lanciato in sedi non europee un truce ultimatum a Nicolas Maduro.

Il veto italiano

Ci si aspettava che da Bucarest uscisse un voto unanime fra i titolari degli esteri dell’Unione ma così non è stato. Sarebbero state fonti diplomatiche riportate da Sky Tg24 a rivelare il consumarsi dello sgambetto italiano. Serviva l’unanimità con 28 sì e l’Italia ha messo il suo veto.

Il più spiazzato di tutti è stato Antonio Tajani che, nella sua doppia veste di presidente a Strasburgo e cittadino tricolore, ha dovuto masticare amaro (o godere in segreto) per una scelta che, a livello europeo, sconfessa la sua linea istituzionale e, a livello italiano, aumenta il divario fra il suo partito e quelli dell’esecutivo in carica.

Esecutivo che, sulla questione Venezuela, aveva traccheggiato e non poco: se da un alto Salvini non aveva fatto mistero di vedere in Maduro un dittatore, dall’altro non aveva apertamente riconosciuto Guaidò. La Russia di Putin, che di Maduro è lo sponsor mondiale numero uno, è un po’ il “sogno proibito” del titolare del Viminale, che su quella falsariga e per non scontentare alcuno aveva preferito i proclami alle mosse ufficiali di governo.

A quel punto il ruolo di Federica Mogherini, alto commissario Ue, era diventato cruciale. Sponsor del documento che chiedeva il riconoscimento ministro per ministro di Guaidò aveva dovuto soccombere a quella maledetta voce fuori dal coro.

L’accusa di Guaidò

Soccombere o segretamente compiacersi, dato che la faccenda, al di là del respiro mondiale, ha una traducibilità nello scenario politico italiano per la quale l’esecutivo in carica prende posizione in maniera non sgradita a Maduro, cioé affatto sgradita a Putin, ma che lascia uno spiraglio a Guaidò, però visto come promotore esclusivo di “nuove elezioni democratiche”.

Se lo debba fare da presidente o da capo del Parlamento di Caracas, in Italia ancora non lo hanno messo nero su bianco nelle sedi che contano; troppo impegnati, tutti, senza esclusione di alcuno, opposizione inclusa, a dibattere sui migranti e poi ancora sui migranti e per finire sul problema migranti ma senza dimenticare i migranti per carità.

Dal canto suo Guaidò ha accusato i politici italiani di miopia: “Questo denota una scarsa conoscenza di quanto accade nel Venezuela”. Che a parlare sia stato il presidente abusivo o il parlamentare legittimato, forse un po’ di ragione l’ingegner Juan ce l’ha.