Attentato Nairobi e la clamorosa rivelazione: «L’attacco poteva essere sventato»

Una tragedia, quella dell’attentato all’hotel Dusit di Nairobi, che si sarebbe potuta evitare.

Attentato a Nairobi
Si infittisce di altri particolari la vicenda sull’attentato del 15 gennaio

I servizi di Nairobi non stanziarono fondi per pagare delle “gole profonde” di Al Shabaab disposte a fornire informazioni e così persero l’occasione unica di sventare l’attentato al Dusit, parola degli 007 somali e di un ufficiale kenyota, per ora parola solo loro, sia chiaro. Lo riporta la Reuters.

Cosa è venuto a mancare per fermare l’attentato di Nairobi

Il Kenya già conosceva da tempo l’identità di Mahir Khalid Riziki, l’attentatore che era fatto saltare in aria nell’attacco all’hotel Dusit a Nairobi dello scorso 15 gennaio, ma la mancanza di coordinamento con i servizi degli stati africani e con l’Interpol ha fatto “saltare la possibilità di prenderlo prima che compisse il suo gesto”.

A rilasciare queste pesanti dichiarazioni un ufficiale della polizia anti terrorismo kenyota, che dalle pagine di Eastafrican e dopo aver chiesto copertura di identità denuncia una serie di errori grossolani, commenta accuse simili lanciate dai servizi somali e spiega passo per passo la mappa dei movimenti del terrorista di Al Shabaab. Passo per passo ma fino ad un certo punto, visto che poi Riziki è riuscito nel suo intento.

I trascorsi di Riziki

La carriera terroristica dell’uomo inizia a Mombasa con l’omicidio di un poliziotto. Riziki si era radicalizzato presso la moschea della città costiera e, dopo l’attacco ad una sede religiosa del 2014, era diventato un pericoloso latitante, con tanto di faccia riprodotta in manifesta con la scritta “Wanted” presenti in Kenya nei giorni stessi in cui preparava l’attentato. Di lui si erano trovare flebili tracce in Tanzania, poi in Somalia – l’alma mater di Al Shabaab – e poi di nuovo in Kenya.

A quel punto sarebbe dovuto scattare un red alert da girare all’Interpol, ma l’ufficiale rivela che quell’allarme non venne mai formalizzato, men che mai lanciato. Su tutto poi si è innestato il caso nel caso: alti funzionari dell’intelligence somala (questo particolare tipo di 007 va preso con molle chilometriche in ogni paese e contesto, in quanto a veridicità delle dichiarazioni pubbliche, figurarsi poi se sono organici ad un paese ad integralismo pervasivo) avevano contattato l’agenzia Reuters.

La Somalia avvertì il Kenya

Secondo gli spioni somali il Kenya, o meglio, i loro omologhi a Nairobi, non amavano condividere le informazioni. Poi il botto: i somali avrebbero avvertito i kenyoti già da novembre che c’erano elementi empirici per far pensare ad un attacco a breve termine contro un obiettivo sensibile.

I somali chiesero ai colleghi di stanziare fondi per pagare fonti interne ad Al Shabaab e Nairobi rispose picche. Quello che successe dopo, se in concausa o semplicemente a seguire non si sa, è cosa tristemente nota.

Redazione CiSiamo
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