Novanta giorni di messa per aiutare una famiglia di migranti

È durata quasi tre mesi la messa che ha ottenuto un supporto economico per una famiglia di migranti armeni: la vicenda è accaduta in Olanda.

Messa
Messa (foto di repertorio)

Una messa lunga tre mesi ed ininterrotta per consentire ad una famiglia di migranti di prendere tempo ed averne a sufficienza per restare a vivere in Olanda. È accaduto nella cittadina di Bethel, vicino L’Aia, dove la messa da record si è alla fine conclusa dopo 90 giorni ininterrotti di liturgia.

La celebrazione con uno scopo ben preciso

La funzione era iniziata per l’esattezza il 26 ottobre scorso, con rito protestante. Nessuna velleità da record o stramberia liturgica particolare erano state però alla base della decisione di celebrare una funzione così lunga, ma solo motivo umanitari e un pizzico di “furbizia buona”.

Al centro della vicenda infatti si trova una famiglia armena – padre, madre e tre figli – che rischiava l’accompagnamento coatto nel loro stato di origine. I cinque avevano lasciato l’Armenia nel 2010 ma lo status di rifugiati politici, in Olanda, era la sola via a ché la loro permanenza fosse garantita. Nel corso del 2008 lo spettro del rientro forzato si era invece fatto sempre più concreto.

Altri preti in supporto alla causa

A quel punto la mobilitazione clericale e l’escamotage: oltre 650 preti provenienti anche da Germania, Paesi Bassi e Francia avevano raggiunto Bethel, tutto questo mentre la famiglia avviava le ultime pratiche urgenti per il riconoscimento dello status, ed avevano dato inizio, all’una e trenta del 26 ottobre, alla interminabile messa, con i momenti salienti della liturgia ripetuti allo stremo.

La legge in Olanda lo vieta

Ma perché una messa in Olanda può “fermare la legge”? Semplice, per ché lo dice la legge stessa. In Olanda è fatto divieto alle forze dell’ordine, fatti salvi casi limite rigidamente disciplinati, di accedere ai luoghi di culto durante le celebrazioni.

L’uovo di Colombo era dunque che, con la famiglia in predicato di espulsione in chiesa e a messa, una messa lunga una stagione intera, le pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiati si erano potute districare. In più, l’effetto pubblicistico stesso di quella messa “in suffragio dell’umanità” aveva accelerato l’iter. La famiglia armena è salva e, con essa, il pericolo di laringite per tutti gli officianti.

Redazione CiSiamo
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